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Adalberto Mainardi "Spazio di ascolto e di stupore"

9 giugno 2020
Dal Vangelo secondo Matteo - 
Mt 6,9-15 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:« 9Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Gesù pregava. Pregava alzandosi nella notte, cercando la solitudine; pregava nella lotta contro satana nel deserto. Ha pregato nella notte del Getsemani.

Nel vangelo di Luca sono i discepoli che, vedendo come Gesù pregava, gli chiedono di insegnare loro a pregare. E Gesù consegna loro la preghiera del “Padre nostro”.

In Matteo il “Padre nostro”, l’oratio dominica, la “preghiera del Signore”, segna il culmine di una catechesi sulla preghiera e il digiuno. Insegna il vero modo di stare dinanzi a Dio, l’autentico spessore della relazione con lui: l’incondizionata fiducia dei figli verso un Padre che li ama.

È una preghiera essenziale, perché dice l’essenziale.

Gesù ha appena spiegato che non occorre sprecare parole come fanno i pagani. Siamo sempre tentati di scivolare verso una comprensione pagana della dimensione religiosa, quella di fatigare deos (Lucrezio), di assillare gli dèi con richieste e suppliche per essere esauditi. La tentazione che ci abita è di trasformare la preghiera in un monologo in cui dimentichiamo l’unica cosa essenziale: di ascoltare la parola che Dio vuole rivolgerci.

Per questo il “Padre nostro” trasforma anzitutto la qualità del nostro ascolto, della nostra attesa della Parola di Dio, della nostra disponibilità a fare spazio all’opera di Dio in noi, all’azione della grazia (una variante di origine forse liturgico-battesimale aggiunge alla richiesta di Lc 11,3: “Venga il tuo Spirito su di noi e ci purifichi”).

Le tre invocazioni con cui inizia il “Padre nostro” aprono proprio questo spazio di ascolto e stupore dinanzi all’opera di Dio: “Sia santificato il tuo nome”, il Nome santo di Dio “magnifico su tutta la terra” (Sal 8), che è amato dal credente, quel Nome che Gesù ha glorificato nella sua vita; “Venga il tuo regno”, il regno che possederanno coloro che vivono le beatitudini evangeliche, il regno dei miti, dei poveri in spirito, degli operatori di pace, di coloro che cercano la giustizia, il regno che è già del Signore e del suo Cristo (cf. Ap 11,15); “Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”, si realizzi sempre in noi la volontà di Dio che è vita per gli uomini, che è anche la preghiera incessante della vita di Gesù (cf. Eb 10,7), la sua ultima preghiera prima della passione (cf. Mt 26,39).

E poi poche domande, quelle essenziali: pane e misericordia. Non abbiamo bisogno di nient’altro! Tutto il resto, infatti, cosa mangeremo, come vestiremo, come organizzeremo il nostro lavoro e la nostra attività, sono cose di cui si preoccupano i pagani, ma il Padre nostro sa che ne abbiamo bisogno e non ci farà mai mancare il suo amore preveniente e la sua misericordia !

La preghiera deve sgorgare dalla vita: la nostra vita di fede, la nostra vita quotidiana.

Allora essa sarà anche fonte di energia, di forza, perché scende in profondità, scava dentro, ci sostiene quando dobbiamo affrontare la vita, le tentazioni, le prove. Non c’è vita cristiana senza preghiera, ma una preghiera che è sempre dono dello Spirito che prega in noi. Una preghiera continua e silenziosa, che accompagna i nostri passi e il nostro respiro. E il Padre che è nel segreto, ci risponderà (cf. Mt 6,6).

Fratel Adalberto

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