Rosanna Virgili "Il profumo della luce"

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“Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betania, dove si trovava Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena. Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo” (Gv 12,1-3).
Con questo racconto il Vangelo di Giovanni apre l’ultima settimana di Gesù sulla terra. Egli morirà sulla Croce, infatti, proprio il giorno precedente alla Pasqua dei Giudei – il quinto – e risorgerà il settimo giorno di questa Santa Settimana.

Ogni elemento ha anche un valore simbolico di grande suggestione e sembra che Giovanni voglia proporre un nuovo inizio di Tutto. In principio era la Parola” aveva esordito: una Parola che si era fatta “carne” ed era venuta ad “abitare in mezzo a noi” (Gv 1,1.14). Gesù è la Parola fatta umana, fatta storia, che è stata nel mondo e ha camminato sulle strade della Giudea, della Galilea, della Samaria. Ora, a Betania, sei giorni prima della Pasqua, quella “carne” inizia a subire un mutamento essenziale, inizia a morire. Per sei giorni Gesù vivrà l’ars moriendi, il suo corpo sarà unto come quello del cadavere.

“Allora Giuda Iscariota, uno dei discepoli, che stava per tradirlo, disse: “perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri? (…) Gesù allora disse: Lasciala fare perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura” (12,4.7-8).
Ma il morire di Gesù non si concluderà con la Sua morte bensì con la Sua Resurrezione. La morte, dunque, cambierà sostanza e diverrà mistero di trasformazione, terreno umido di Seme nuovo.

La settimana santa celebra un nuovo parto per il mondo creato. E se l’universo della Genesi inizia dall’alto della Voce di Dio, tutto si rigenera, adesso, dal basso delle mani di Maria di Betania: dal suo silenzio d’amore sui piedi del Signore. Un’elegia di supplica, un inno di fede nell’Amore di un Dio che non può abbandonare il mondo alla morte. Un vero Big Bang, un nuovo inizio dello spazio e del tempo.

Dolce è la luce

“In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque. Dio disse: “Sia la luce!” e la luce fu!” (Gen 1,1-3). La luce fu l’opera del primo giorno che Dio “separò dalle tenebre”. Essa si accende nel Volto e nel Corpo di Gesù che dice di sé stesso: “Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre ma avrà la luce della Vita” (Gv 9,5).

In questo primo giorno, Signore, ci incamminiamo con te, ci facciamo compagni del tuo morire insieme a tutte le creature morenti, anelando a un mattino di luce nel buio del presente. Non abbiamo altro da darti che un’immensa nostalgia della Vita e la versiamo sui tuoi piedi, aratri di “cieli nuovi e terra nuova”. Sia profumo gradito a Te il grido che leviamo dalla polvere, come olio di nardo pregiato, come il travaglio della nostra speranza.
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