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Rosanna Virgili "Qual è il tuo nome?"

Qual è il tuo nome?
Alla ricerca della propria identità

Edizioni Qiqajon
Comunità di Bose


Indice
7 Introduzione
11 La casa
Il Buddha delle periferie e Mosè
11 Karim
18 Mosè
29 Il nome Ulisse e Legione
29 Ulisse
45 Legione
53 Il corpo - Il poliamore e l’“unico corpo”
53 Proposta indecente
65 Un solo corpo
75 Sé e l’altra - Benedetto e Sonja
75 Benedetto
91 Sonja
101 L’unico Gengè e Paolo
101 Gengè
105 Paolo

Introduzione
Nonostante i molti studi sull’identità che il Novecento ha intrapreso, condotti con cura e intuito sul piano psicologico, giuridico, antropologico, morale e spirituale, scarsi paiono i risultati che, un secolo dopo, si possono constatare in questo campo. Sull’identità di giovani e vecchi, di poveri e ricchi, degli uomini e delle donne, degli europei e degli extracomunitari, dei credenti e degli agnostici c’è sempre più confusione, al punto che, spesso, ci verrebbe da chiedere: chi sei? Qual è il tuo nome? Non solo agli estranei, ma anche a noi stessi. A quarant’anni si è giovani o vecchi? Nei paesi del primo mondo si è poveri o ricchi? Sono maschio nel sesso, ma il mio genere è maschile o femminile? Sono un indiano nativo di Londra o sono un inglese? Sono un credente, ma è possibile che ritenga di dovere dialogare anche con un agnostico per conoscere Dio? L’identità ha perduto le sue mura difensive.
È un bene o un male? Impossibile è la risposta se prima non si osservi da vicino il fenomeno, senza paure né pregiudizi. Come in ogni altra esperienza, infatti, anche per l’identità non vale tanto la cosa in sé, quanto il modo di viverla.
Identità ben protette hanno indebolito, impoverito, persino fatto scomparire popoli un tempo grandi. I recabiti si impegnavano rigorosamente a non bere vino per tutta la vita, a non costruire case né a piantare vigne, ma furono travolti dal tempo e dalla storia (cf. Ger 35); Geremia raccomanda, agli ebrei esiliati in terra straniera, di fare il contrario per non perdere la propria identità: “Costruite case e abitatele, piantate orti e mangiatene frutti … e mettete al mondo figli e figlie … Lì moltiplicatevi e non diminuite.
Cercate il benessere del paese in cui vi ho fatto deportare … e pregate per esso il Signore, perché dal benessere suo dipende il vostro benessere” (Ger 29,5-7).
I matrimoni misti fanno indebolire l’identità di una razza? L’apertura delle frontiere abbassa il quoziente identitario di una nazione? Dare spazio all’altro riduce il mio spazio, comprimendo così la mia individualità? Il poliamore toglie identità alle persone che lo praticano o, al contrario, la esalta? Sono tutte domande che sorgono, si moltiplicano e si mostrano urgenti in molti ambiti della vita, in occidente: da quello affettivo, morale ed etico, a quello del diritto, a quello politico, filosofico e religioso. I continui, generali, sconfinamenti hanno gettato la nostra cultura in una “liquidità” estrema che inizia a diventare difficile da sopportare. Ne è segno, paradossalmente, proprio quell’irrigidimento identitario che sta crescendo in Europa a livello popolare, in una forte e istintiva reazione all’altro, al diverso, allo straniero.
La riflessione che propone il nostro volumetto guarda a cinque aspetti dell’identità: la casa, il nome, il corpo, il sé e l’altro /a, l’unico. Non si tratta di una riflessione filosofica ma, per così dire, sapienziale, che dà risonanza a testi letterari antichi e recenti, ricchi di intelligenza e di verità, tra cui in particolare testi biblici dal Primo e dal Nuovo Testamento. Potrà stupire la grande vicinanza dei testi sacri a quelli profani, il contatto intimo tra il pensiero antico e quello contemporaneo, le esperienze laiche e quelle teologiche e le loro sostanziali pari acutezza e dignità. È una riflessione dialogata tra idee e personaggi che, pur appartenendo a mondi fisici e culturali ben distanti, comunicano meravigliosamente e sono in grado di dare al lettore un prezioso canale di orientamento, per considerare la propria identità ed aprire, davanti a essa, vie di nuovi compimenti. Il messaggio che esce dalle pagine di grandi autori e agiografi e dalle loro ideali conversazioni dona, infatti, molta luce per vivere l’identità non come un dato assoluto da conservare al sicuro, ma come una ricerca, una strada, un esodo e una decisione. Farà comprendere che nessuna identità può esistere a prescindere dalla relazione con l’altro /a e che l’umano è un volto spirituale tessuto dello sguardo di mille altri.

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Intervista a Rosanna Virgili - Il posto delle parole

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