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Casati - 27 gennaio 2013 III Tempo Ordinario

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Ne 8,2-4a.5-6,8-10
1 Cor 12,12-31a
Lc 1,1-4;4,14-21

C'è un libro che quest'anno, qui, la domenica, apriamo e leggiamo: il vangelo di Luca.
E Luca nell'introduzione al libro del Vangelo dice com'è nato, da quale desiderio questo suo libro è nato. Lo dice, scrivendone, a un certo Teofilo, e noi non sappiamo se Teofilo sia mai esistito o se sia una figura letteraria. A me piace pensare al suo nome. Nome bellissimo Teofilo, ovvero amato da Dio, e mi piace pensare che noi tutti, ognuno di noi, siamo amati da Dio, e quindi noi tutti destinatari del Libro, dell'evangelo, come un segno dell'amore di Dio. Come nasce il libro? "Gli avvenimenti successi tra noi" -scrive Luca- gli occhi, alcuni hanno visto. E ciò che hanno visto diventa racconto: dagli occhi alle labbra; i testimoni "divennero ministri della parola": le labbra. E dalle labbra al libro: "Ho deciso di scriverne per te un resoconto ordinato". Ecco il libro: l'evangelo di Luca. E lo stupore per il libro. Già nella prima lettura di questa domenica - l'avete sentito- ci è stata raccontata l'emozione per il libro, l'emozione di tutto il popolo. Siamo negli anni 450 a.C., si è appena conclusa la ricostruzione delle mura di Gerusalemme, ma la città è ancora segnata dal vuoto, vuota di case, vuota di gente. Ma ecco succede un fatto nuovo: "Tutto il popolo si radunò come un solo uomo sulla piazza davanti alla porta delle Acque e disse a Esdra, lo scriba, di portare il libro della legge di Mosè, che il Signore aveva dato a Israele". Notate: " sulla piazza, davanti alla porta delle Acque". "Ciò significa che la lettura della parola ha luogo su terra non consacrata; si tratta -scrive un esegeta- di un avvenimento che si radica nel terreno profano della vita umana. Mentre il culto ha bisogno di un tempio, di un clero, di una liturgia sacrale, la parola raggiunge il mondo nella sua secolarità e profanità. E non è casuale l'insistenza con cui si sottolinea la presenza del popolo nella sua interezza: gli uomini, le donne, i bambini… la parola abolisce ogni privilegio di sesso o di età o di cultura o di intelligenza, la Parola di Dio è per tutti, tutti indistintamente ne sono i destinatari" (P. Stancari, Dal tesoro dello scriba, pag. 22). Il libro sulla piazza, il libro per tutti. Ed ecco i verbi che dicono l'emozione all'apertura del libro. "Come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi… tutto il popolo rispose "Amen, amen" alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore… tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava la parola della legge". Ebbene, mentre oggi rileggevo il brano, mi ritornava alla mente che questo è stato il sogno del nostro Arcivescovo, un sogno ricordato proprio sere fa, il sogno di portare la Bibbia al cuore di questo suo popolo, al cuore di questa città, un sogno solo in parte realizzato. "C'è altro da fare", confessava l'Arcivescovo. E continuava: "Come riuscire a fare veramente sì che tutti i cristiani, anche i più semplici, gustino la Scrittura?". E concludeva: "Sono ancora in cerca di risposte". Pensate il nutrimento, pensate la consolazione, pensate il coraggio, pensate la forza che scaturirebbero, se la Parola raggiungesse il mondo nella sua profanità e secolarità. L'emozione per il libro. L'emozione di Gesù nella sinagoga a Nazaret, lui il grande libro, lui il libro vivente, lui la parola, la parola vivente. Anche a Nazaret si apre il libro, il rotolo delle Scritture. È Gesù che apre il rotolo, va a cercare il passo di Isaia, chiude il rotolo e dice: "Oggi si è adempiuta questa Scrittura". Voi mi capite, oggi, oggi per me, c'è il libro da aprire. È Gesù, apri il vangelo, apri la sua vita: "e gli occhi di tutti stavano fissi su di lui". Oggi i nostri occhi, oggi, stanno su di lui. E notate bene. Gesù va a cercare un passo -ce n'erano mille e mille nella Bibbia- e lui li conosceva! Va a cercare un passo che lo interpreti, che interpreti la sua vita. E tra i mille e mille, sceglie Isaia, omette un versetto, là dove Isaia parla di "un anno di vendetta per il nostro Dio", e rimane solo: "…un anno di grazia e di benevolenza". Queste sono le parole del libro che dicono Gesù, che dicono il volto di Dio, che dicono il regno di Dio -"venga il tuo regno"-, sono i gesti della liberazione, sui poveri, sui prigionieri, sui ciechi, sugli oppressi, "uomini e donne senza speranza, che non si aspettano più nulla, forse neppure da Dio! Gesù viene in mezzo a loro e questi uomini, queste donne, vengono sottratti alla disperazione" (P. Sequeri, Senza volgersi indietro, pag. 64). È questo l'evangelo. Questa la scena alle origini, il senso di tutto, la scena da stampare nel cuore, perché sia chiaro, chiaro a tutti, chi è Dio, che cos'è il suo regno, e chi sono i veri discepoli.
Fonte:sullasoglia
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