16 Gennaio 2011 II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) (Famiglie della Visitazione)

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Giovanni 1,29-34
29In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

1) Vedendo Gesù venire verso di lui: prima di questo incontro con Gesù, Giovanni Battista, davanti ai Giudei venuti per interrogarlo, nega di essere il Cristo e annuncia che in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26). Il Cristo è già presente, ma è nascosto, ci vuole una rivelazione di Dio per riconoscerlo. Giovanni ha già ricevuto questa rivelazione nel corso del Battesimo di Gesù, ma ora lo vede come colui che viene verso di lui. Il Messia è già arrivato, si tratta di riconoscerlo.

2) Ecco l’agnello di Dio: in questo contesto ci si aspetterebbe l’uso di un termine messianico diverso. L’Agnello prefigura il sacrificio pasquale e il servo di Jahwe della profezia di Isaia che era come agnello condotto al macello (Is 53,7), ma annuncia anche la fine dei sacrifici e dei riti che erano la base del culto dell’Antica Alleanza.
3) Colui che toglie il peccato del mondo: il Messia negli ultimi tempi non doveva togliere solo i peccati individuali, ma togliere alla radice il peccato del mondo. L’intero popolo doveva diventare santo, come predetto dai profeti: li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio…. Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele (Ger 37, 23.28).
4) Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me: la stessa testimonianza di Giovanni è riportata nel Prologo (Gv 1,15). All’interno del Prologo è facile leggere questa affermazione nel senso che il Verbo era in principio presso Dio, tutto è stato fatto per mezzo di lui (Gv 1, 2-3). Il senso è comunque che la superiorità di Gesù rispetto a Giovanni è grandissima.
5) Io non lo conoscevo: Giovanni inizia a raccontare la sua esperienza. I profeti intravedono la realtà finale attraverso i segni ma non possono conoscerla completamente. Giovanni riconosce in se con mitezza la stessa non-conoscenza del profeta, ma diventa testimone diretto della realizzazione della speranza di Israele.
6) Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui: il Battista qui parla di un tipo di conoscenza nuova, che nasce da una rivelazione, da un dono. La si può ricevere e contemplare, non è il tipo di conoscenza che deriva dalla intelligenza e dalle capacità umane.
7) Colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo: nel vivo dell’esperienza del Giordano, Giovanni capisce che il suo battesimo nell’acqua è stato l’ultimo segno profetico che apre la strada a colui che battezza nella potenza dello Spirito Santo.
8) E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio: viene riportata la proclamazione della voce dal cielo al momento del Battesimo di Gesù (Mt 3,17), ma qui è detta dal testimone oculare. La fede, l’accoglienza della rivelazione opera profondamente nel credente e dalla non-conoscenza lo porta ad essere testimone ed annunciatore della parola divina.


Isaia 49,3.5-6
Il Signore 3mi ha detto:
«Mio servo tu sei, Israele,
sul quale manifesterò la mia gloria».
5Ora ha parlato il Signore,
che mi ha plasmato suo servo dal seno materno
per ricondurre a lui Giacobbe
e a lui riunire Israele
– poiché ero stato onorato dal Signore
e Dio era stato la mia forza –
6e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo
per restaurare le tribù di Giacobbe
e ricondurre i superstiti d’Israele.
Io ti renderò luce delle nazioni,
perché porti la mia salvezza
fino all’estremità della terra».

1) Il «Servo di Iahvè» (cfr. Is 42,1-9; 50,4-11; 52,13-53,12) è una figura misteriosa perché a essa sono riconducibili più personaggi biblici. Sarà Giovanni Battista, nella pienezza dei tempi, ad additare e svelare l’identità di questa persona misteriosa quando, vedendo Gesù, dirà: «Ecco l’agnello di Dio… questi è il Figlio di Dio» (Gv 1,29b.34b).
2) Mi ha detto: "Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria": è una promessa di liberazione che Dio fa attraverso il profeta Isaia al suo popolo Israele che si trova ancora in esilio a Babilonia e questa diviene una costante: solo chi è nel bisogno e nell’esilio riceve l’annuncio di salvezza da parte di Dio e dei suoi inviati. Dio sarà glorificato dal suo servo Israele e anche Dio glorificherà se stesso (riflessivo) tramite il suo servo.
3) Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno: “Plasmare” è il verbo tipico della creazione: Suo è il mare, è lui che l'ha fatto; le sue mani hanno plasmato la terra (cfr. Sal 94,5). Nel nostro brano è sottolineato che l’amore del Padre per il suo servo (quindi anche per ciascuno di noi) è dal seno di nostra madre, cioè da sempre.
4) Poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza: la parola «onorato» contiene la parola “gloria”, la stessa che usiamo quando acclamiamo Dio, per esempio quando diciamo la preghiera del “Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo” oppure quando nella Santa Messa il Presidente dice: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli”. Quindi Dio onora il suo Servo della stessa Gloria che noi tributiamo a lui.
5) E ha detto: "È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e a lui riunire Israele: l’espressione “per restaurare le tribù di Giacobbe” è analoga a quella del versetto precedente (per ricondurre a lui Giacobbe) perché entrambe contengono il verbo della risurrezione (sorgere). Anche l’espressione “riunire Israele” è molto forte perché contiene il verbo del ritorno e della conversione. Ne deriva che l’incarico dato da Dio al suo servo nei confronti di Giacobbe e di Israele prevede il reintegro totale nella condizione di popolo eletto.
6) Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra: ma l’opera di salvezza voluta da Dio non è limitata al popolo eletto come detto in più punti. Per esempio questo versetto è citato in At 13,47: allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: "Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra". A questo versetto (Is 49,6) fanno riferimento anche altri passi dell’evangelista Luca. Per esempio quando Simeone accoglie tra le braccia il bimbo Gesù e benedice il Signore dicendo: “Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace,… perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,… luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele” (Lc 2,29-32).


1Corinzi 1,1-3
1Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, 2alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!

1)Paolo chiamato ad essere apostolo di Cristo Gesù: l’inviato, l’apostolo, di Cristo Gesù è Paolo, il minimo degli apostoli, il primo dei peccatori: Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio (1Cor 15,9). Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io (1Tm 1,15).
2) Per volontà di Dio, e il fratello Sostene: in questo inizio della lettera, Paolo si mette sotto la volontà di Dio e promuove a coautore Sostene (forse quello di At 18,17) ma è importante che venga detto che è un fratello. La chiesa è un’assemblea di fratelli, dove tutto si fa nella carità; la lettera è uno scambio di affetto tra fratelli di un’unica famiglia: Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, ad essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire (1Cor 1,10).
3) A coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata: ancora parole affettuose che glorificano l’azione di Dio nei cuori degli abitanti di Corinto che sono stati chiamati alla stessa eredità per mezzo del vangelo annunziato da Paolo che si considera l’ultimo dei santi: a me che sono l’ultimo fra tutti i Santi è stata concessa questa grazia: annunciare il vangelo, del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio (1Cor 3,8).
4) Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro: il Signore benedice il suo popolo con la pace: e subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini che egli ama (Lc2, 13ss).


SPIGOLATURE ANTROPOLOGICHE

Chiedo scusa per il grande ritardo con il quale invio le spigolature! Mi sono fatto sedurre e incastrare da una Parola del testo evangelico, e ho diffuso una domanda sul suo significato. Aspettando una risposta, ho fatto tardi. Adesso provo a spiaccicare qualcosa, premettendo che sono consapevole dei grandi limiti di quello che proverò a comunicare.
Quale Parola? Quello che il Battista annuncia quando vede Gesù venire verso di lui: "Ecco l'Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo". È l'unico luogo di tutte le Scritture in cui viene così direttamente tematizzato "il" peccato del mondo. Di che cosa si tratta? Qual è "il peccato del mondo"? Dove dunque dobbiamo individuare l'evento che spezza la storia, strappa l'intero mondo dal suo peccato e genera una nuova storia universale? Certamente, per i cristiani, la persona e l'opera di Gesù di Nazareth. Ma da quale unico peccato Egli libera il mondo? Tra l'altro, anche sul verbo "togliere" io avverto qualche obiezione, perché in italiano si ha l'impressione di un peso che venga tolto via, eliminato. Il ché è vero, ma con il grande evento per cui il peso è tolto perché Gesù lo assume, lo prende su di Sé!
Ma dunque, qual è questo peccato? La mia ipotesi è che, ritornando al racconto biblico di Genesi 3, al peccato delle origini, esso stia nella "separazione, nella divisione, nel "divorzio" tra Dio e l'umanità, nel grande esilio dell'uomo da Dio. La parabola di Luca 15 sul Figlio che lascia la casa del padre, figlio che tradizionalmente e impropriamente viene chiamato il "figliol prodigo", sembra suggerire l'immagine della storia come la vicenda del grande ritorno dell'uomo alla casa di suo Padre. Il peccato dunque è questa solitudine dell'uomo da Dio. Per questo le "religioni" sono sempre conflittuali. Non solo tra loro! Anche nella relazione tra il dio e i suoi fedeli. L'originalità, l'unicità della fede cristiana, diversamente dalla fede ebraica, anche se il cristiano vede nell'ebraismo la profonda profezia del mistero cristiano, sta in questo: Gesù di Nazareth è il Figlio di Dio che per volontà del Padre si esilia dalla dimora paterna e precipita nella condizione umana appunto per inaugurare il grande ritorno.
Oggi Paolo ricorda nell'esordio della Prima Lettera ai Corinzi che tale ritorno riguarda non solo Israele ma l'intera umanità come profetizzava Isaia che nel testo celebrato oggi dice del servo di Dio: "Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all'estremità della terra". Dunque Gesù è questo "Dio esiliato" venuto a celebrare l'amore di Dio fino alla Croce, per riportare l'intera umanità alla comunione d'amore. Tutti i precetti della Prima Alleanza si raccolgono nell'unico precetto dell'Amore. La Pace si presenta nella vicenda dell'umanità come un'utopia, come la grande utopia rispetto al conflitto, che caratterizza profondamente la storia, che ne è come l'anima e il motore. La pace delle sapienze mondane è il tempo breve che separa una guerra dall'altra. È il piccolo spazio che talvolta si crea tra i grandi conflitti tra le nazioni, le culture, le religioni, e il conflitto incessante nel cuore e nella vita di ciascuno.
Quando in età crociata, Francesco d'Assisi partecipa al conflitto recandosi nel campo nemico per annunciare il Vangelo al Sultano, edifica una piccola meravigliosa parabola di questo grande ritorno. Celebra nella sua persona il mistero di Gesù, il Messia di Dio. Quando Gesù viene nel mondo la grande potenza politica e militare del tempo celebra con orgoglio la "Pax Romana". Ma questa è "pace imperiale", pace del dominatore, pace imposta da chi ha vinto e "pacificamente" domina e opprime. La vera pace è liberazione. La fede ebraico-cristiana è fondamentalmente liberazione. Liberazione dal male e dalla morte. Appunto, liberazione dal peccato.
Non sempre, sia ieri che oggi, i cristiani sono testimoni fedeli di Gesù, come lo è stato Francesco d'Assisi. Anche la comunità cristiana è incessantemente tentata di interpretare e volere la pace secondo i canoni della pax romana. Ma Dio non è l'imperatore. Dio è questo Gesù servo, luce e agnello, che dona la vita perché la vita divina, che è Amore, riporti l'umanità intera nell'unica Casa della Pace. Vincenzo Balzani, grande scienziato e fedele discepolo di Gesù, diceva venerdì sera a Sammartini di come il mondo stia diventando sempre più una piccola casa, un'astronave lui diceva, dove bisogni e prospettive stringono l'umanità nell’urgente ricerca di una soluzione che non può essere che globale. Non è più il tempo della falsa pace del dominio dell'uno sull'altro. La Pace di Gesù è evidentemente l'unica strada per evitare la catastrofe e per spezzare tutti insieme l'unico Pane alla stessa mensa. Credenti e non credenti. Ma quanto grande la nostra responsabilità!


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