🔍Esplora per argomento

paolo curtaz490 rosanna virgili464 corso biblico405 francesco cosentino373 commento vangelo364 teologia329 gianfranco ravasi326 lidia maggi313 massimo recalcati276 sabino chialà271 monastero bose269 giancarlo bruni259 chiesa240 bibbia216 ludwig monti214 alessandro d’avenia201 luca mazzinghi201 papa francesco173 vito mancuso171 simona segoloni167 brunetto salvarani165 piero stefani133 paolo ricca124 varie116 marinella perroni88 lisa cremaschi75 daniel attinger69 paola radif68 goffredo boselli65 chiara giaccardi64 massimo cacciari63 lucia vantini60 paolo crepet58 genova55 jean louis ska55 luigino bruni54 cristina simonelli53 fulvio ferrario52 matteo maria zuppi51 gabriella caramore50 serena noceti50 umberto galimberti49 adalberto mainardi48 roberto repole48 andrea grillo47 carlo maria martini47 luigi maria epicoco42 pierangelo sequeri41 guido dotti39 bruno forte37 silvano petrosino37 michaeldavide semeraro34 rosella de leonibus34 raniero cantalamessa33 severino dianich32 alberto melloni31 mariapia veladiano31 mauro magatti31 romano penna31 filosofia29 frederic manns29 armando matteo28 pino stancari28 dietrich bonhoeffer27 roberto mancini27 rosalba manes27 simonetta salvestroni27 daniele garrone24 donatella scaiola22 dario vitali21 giannino piana20 paolo de benedetti20 papa leone xiv20 cettina militello19 adriana valerio18 josé tolentino de mendonça18 selene zorzi18 antonio pitta17 christian albini17 michela murgia17 paolo gamberini17 timothy verdon17 alessandra smerilli16 emanuela buccioni16 lilia sebastiani15 roberto pasolini15 franco garelli14 morena baldacci14 rinaldo fabris14 saverio xeres14 timothy radcliffe14 carlo rovelli13 luigi ciotti13 matteo crimella12 silvia vegetti finzi12 eugenio borgna10 luca diotallevi10 teresa forcades10 emiliano biadene9 bernardo gianni8
Mostra di più

Chiara Giaccardi "Vita tua, vita mia"

Chiara Giaccardi
martedì 17 marzo 2020

Che sia vitale il tempo virale. L'individualismo è astrazione

Il grande antropologo Ernesto De Martino, in una serie di appunti usciti postumi con il titolo 'La fine del mondo', usa un’espressione che può illuminare questi giorni di incertezza, di sospensione, di angoscia per il presente e il futuro: catastrofe vitale.

Catastrofe è letteralmente un rovesciamento, un capovolgimento, uno sconvolgimento repentino e in peggio delle condizioni esistenziali, di solito legato a un evento imponderabile. E certamente il coronavirus, per il mondo e per l’Italia, è una catastrofe. Improvvisamente ci siamo trovati di fronte, impreparati, al lato oscuro della interconnessione globale, che costituisce una perfetta infrastruttura anche per la diffusione dei virus patogeni, oltre che dei video 'virali' e delle news, fake e non.

Mai come in questo momento l’individualismo si rivela un’astrazione: siamo tutti interconnessi, le nostre vite sono legate le une alle altre, i nostri comportamenti condizionano la vita di altri e viceversa. E la catastrofe non riguarda solo il presente: abitudini cambiate di colpo, socialità quasi azzerata, scuole e università ferme, negozi e locali pubblici deserti, e molto altro. È il futuro che spaventa di più: gli effetti su un’economia già zoppicante, e le ripercussioni sociali in un mondo già segnato da tante e crescenti disuguaglianze.

Da qui, una prima lezione: non siamo individui, ciascuno nella sua bolla di immunità, ma persone in relazione, ciascuna con il suo carico di responsabilità: ciascuno di noi può fare la differenza, per sé e per gli altri (soprattutto i più deboli) per frenare il contagio. È un altro con-tatto, fatto di consapevolezza e sollecitudine per gli altri prima ancora che preoccupazione per sé, a cui siamo chiamati ora: lasciarci toccare dal pensiero dell’altro. La capacità di pensare in termini di 'noi' anziché di 'io' è uno sforzo indispensabile, faticoso ma benefico.

C’è però anche l’altro aspetto che l’espressione di De Martino mette in luce. L’ossimoro catastrofe vitale rivela infatti la struttura paradossale dell’esistenza umana, dalla quale trarre le risorse per affrontare anche questo momento difficile. La tensione tra la vita e la morte è insopprimibile, e rimuovere la morte dal nostro orizzonte rischia di rendere le nostre vite svuotate di senso. Ora che la catastrofe ci mette irrimediabilmente di fronte alla vulnerabilità della nostra esistenza siamo anche chiamati a rendere la tensione tra la vita e la morte un nodo di fecondità possibile. Ora che abitudini e routine che davamo per scontate (e che perciò pensavamo immodificabili) sono state spazzate via, e che il motto individualistico mors tua vita mea rivela tutta la sua fallacia – vita tua vita mea è piuttosto ciò che ci tiene insieme, oggi – siamo nelle condizioni di povertà e leggerezza per ripensare il senso e le forme del nostro essere insieme, le forme e i ritmi delle nostre attività lavorative.

Non rassegniamoci al lato buio della questione, non limitiamoci alla nostalgia per una normalità che di certo non tornerà presto, e forse non tornerà affatto (e magari non è solo un male). Approfittiamo piuttosto di questo tempo sospeso per ripensare il senso delle nostre vite, dei nostri legami, della gratitudine per ciò che c’è, delle forme che possiamo ricostruire a partire da questo 'azzeramento' forzato. Che siano forme (di socialità, di lavoro, di consumo, di contribuzione, di abitare e vivere le città) capaci di ospitare più vita.

Il paradosso ci educa, ci spinge a un salto di immaginazione se sappiamo lasciarci interpellare. Lo scrive anche Umberto Saba in uno dei suoi versi. Prendiamolo come un augurio per questo tempo: «Ed è il pensiero della morte che, alla fine, aiuta a vivere».

➡️ Guarda quanti amici ci seguono sui social. Unisciti a loro ! 👥 ⬅️

Visualizzazioni