Casati - 1 settembre 2013 XXII Tempo Ordinario

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Sir 3, 17-18.20.28-29
Eb 12, 18-19.22-24a
Lc 14, 1.7-14

Il capitolo quattordicesimo del vangelo di Luca, che oggi in parte abbiamo ascoltato, sembra quasi costituire uno stacco dentro capitoli che raccontano il viaggio, lo stacco, l'intermezzo del banchetto: è questo il tema dell'intero capitolo.
E c'è - vorrei iniziare da qui - c'è un incrociarsi di sguardi: lo sguardo dei farisei, lo sguardo di Gesù. C'è modo e modo di guardare la vita, le persone, ciò che sta accadendo, c'è modo e modo di guardare un banchetto. C'è il modo di guardare dei farisei: di loro, più che della folla, secondo il testo greco, è detto che guardavano Gesù. È un guardare sospettoso, è come se lo spiassero. Purtroppo il taglio dei versetti, operato dalla liturgia, non permette di capire. Era di sabato! C'era un uomo malato. Come si sarebbe comportato Gesù? Non dicono niente. Nell'episodio non viene registrata una sola parola dei farisei, ma Gesù sente il loro sguardo, pieno di preconcetti, di pregiudizi, sguardo indagatore, accusatore. Ed è lui che li porta allo scoperto, li stana con la sua domanda: "È lecito di sabato curare o no?". È come se Gesù denunciasse un'incongruenza nel banchetto: ma come? ci invitiamo per sostenerci con il pane, nella vita, e con le vostre regole negate a uno dei presenti la possibilità di una vita che sia vita? Chiamate alla festa e a uno dite: tu non fare festa? E Gesù, prendendolo per mano, lo guarì e lo lasciò andare. È la condanna dello sguardo pieno di sospetti, di pregiudizi, di preclusioni. E c'è lo sguardo di Gesù che osserva ciò che avviene al banchetto: "notando come sceglievano i primi posti", è scritto. È un osservatore attento della vita, di ciò che accade, Gesù. Non è risucchiato dagli eventi, conserva uno sguardo lucido, sapiente. E ne ricava insegnamento. "Una mente saggia" - diceva oggi il libro del Siracide - "medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio". L'attenzione alla vita ti consentirà di ricavare dalla vita stessa parabole, insegnamenti, come faceva Gesù. Fa' parlare la vita. Gesù fa parlare la vita, osservando nel banchetto prima gli invitati e poi colui che invita. E non è che Gesù dia delle regole di buon galateo per le cene, per i banchetti. La cena, il banchetto hanno già iscritte delle regole. Già iscritte nell'immagine stessa della cena, del banchetto. Se sono violate le regole che fanno l'essenza stessa della cena e del banchetto, è rovinata la cena, è rovinato il banchetto. Sul versante degli invitati la rovina è la ricerca dei primi posti. Sì, perché inserire un criterio gerarchico dentro una cena, significa defraudarla del suo vero splendore: la cena è un fatto di fraternità. Che controsenso mettere precedenza, supremazia, primi posti nel simbolo della fraternità. Vi confesso che questo richiamo di Gesù, ogni volta che lo colloco all'interno della cena dell'eucaristia, mi mette qualche disagio, perché qualche precedenza si è introdotta anche qui e può sembrare che chi presiede o predica si metta in qualche modo al primo posto, mentre per l'evangelo non ci sono i primi posti. Ci sono compiti diversi e non primi posti. Anzi Gesù ha dato una consegna agli apostoli, quella di occupare, ma non solo verbalmente, nel modo di vivere, l'ultimo posto. Questa la regola per gli invitati. E poi la regola per chi invita. Anche da questo punto di vista, la regola che dà Gesù è una regola che salva l'essenza del banchetto: "invita poveri, storpi, zoppi, ciechi e sarai beato perché non hanno da ricambiarti". Voi capite: quelli che erano esclusi! Anche dal tempio, anche dalle comunità carismatiche e ispirate del tempo. Ma se un banchetto vive del segno del nutrire, del far festa, che banchetto sarebbe un banchetto dove mangiano i super nutriti e non i poco o niente nutriti, se fanno festa quelli che già fanno festa? Che immagine di Dio rimanderebbe o che immagine di umanità rimanderebbe un banchetto con questa esclusione? Voi mi capite. Raramente, troppo raramente ci fermiamo a pensare -eppure è così- che con il nostro banchettare mettiamo in gioco l'immagine di Dio: un Dio per pochi, per pochi privilegiati o per tutti? Mettiamo in gioco l'immagine dell'umanità: una umanità del tornaconto o un'umanità della gratuità?
Fonte:sullasoglia
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