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Vito Mancuso «Furto a San Luca: anche davanti al sacro non ci si ferma»





intervista a Vito Mancuso
a cura di Caterina Giusberti
19 febbraio 2026

Il teologo: “Una volta le chiese erano rifugi, si aveva timore dell’occhio di Dio che avrebbe visto tutto”.

BOLOGNA – «Non è la prima volta e non sarà l’ultima che i ladri non si fermano davanti al sacro». Per il teologo Vito Mancuso il furto alla Basilica di San Luca, che lui definisce «un tempio civico» è sintomo dell’epoca in cui viviamo. Eppure, ricorda, la Quaresima iniziata proprio ieri «dovrebbe essere per tutti, l’occasione di fermarsi e fare un tagliando». Cosa ha pensato quando ha saputo del furto alla Basilica? «Una volta le chiese erano rifugi, luoghi percepiti come fuori dal mondo, dove non si andava neanche a rubare perché si aveva timore dell’occhio di Dio che avrebbe visto tutto, in maniera anche un po’ superstiziosa. La chiesa era un luogo con regole diverse , dove le donne dovevano mettersi il velo e gli uomini togliersi il cappello. Ora tutto questo è crollato, la gran parte delle chiese sono chiuse, nel migliore dei casi sono musei. Ora la chiesa è un pezzo di mondo come gli altri. Come si ruba nella case si ruba nelle chiese. Un anno fa ero nelle Marche e anche lì avevano divelto i portali di una chiesa quattrocentesca». Della perdita del sacro si devono preoccupare anche i laici? «La profondità del sacro, di là di quello che può dire su Dio, dice del bisogno degli esseri umani di una dimensione più profonda della superficie. I luoghi sacri sono stati costruiti dagli antichi. di tutti i tempi. Sono posti nei quali si sente la profondità della vita, l’eccedenza, tutto quello che non è il qui ed ora. Ma ora viviamo nell’epoca dell’uomo a una sola dimensione come dice Marcuse, non c’è più profondità, più sacralità e succedono anche queste cose. Che poi ci sia, ci sia stato, un uso della religione per scopi diversi, per motivi politici, per paura, per ignoranza, anche questo è vero. Ma è mai avvenuto qualcosa di puro? L’amore è puro? Gli egizi, avevano una concezione dell’essere umano come dotato di cinque o sei dimensioni dell’interiorità. Noi abbiamo solo corpo e psiche, già sullo spirito ci sono dei dubbi». Non molto tempo fa, nell’inaugurare i portici di San Luca, Zuppi lo aveva definito il nostro cammino di Santiago. «San Luca è un tempio civico, per i bolognesi. E una delle spiegazioni dell’etimologia della parola uomo è proprio “andare su”, in greco. L’uomo può farlo, a differenza di altri animali». Il rettore della Basilica ha detto che il ladro sembra essere fuggito prima, forse colpito dalla vista della Vergine. «Un tocco della grazia, lo speriamo tutti. Poi chi lo sa cos’è successo. Quello che è decisivo è recuperare quella dimensione, capire che noi siamo trascendenza. Se la trascendenza è stata pensata e codificata in una serie di immagini, luoghi e simboli è perché ne abbiamo bisogno, siamo fatti così. Anche se forse lo abbiamo dimenticato». Lei va spesso a San Luca? «Lo frequento, ma amo camminare e vado più spesso in altre parti dei colli, a Villa Ghigi o al Rizzoli per esempio, preferisco il contatto diretto con la natura». Oggi inizia la Quaresima. «Sì, e anche il Ramadan. La Quaresima è un momento di ritiro, di controllo, di revisione per controllare i livelli della nostra macchina, ha un significato anche antropologico, secondo me. È un momento che deve servire a fermarsi, riprendersi in mano. E magari anche pentirsi, perché il miscuglio umano è desiderio, ma anche avidità, cupidigia. Però per farlo bisogna stare fermi, non farsi portare sempre di qua e di là. Noi crediamo di pensare ma la gran parte delle volte siamo solo reattivi, non pensiamo ma reagiamo. Invece il vero senso della vita è quello di essere attori. Liberi, consapevoli, creativi e responsabili».


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