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Enzo Bianchi «L'unica possibilità che abbiamo per combattere la violenza è la parola»

 Febbraio 2026
intervista di Alex Corlazzoli

Non ha dubbi il monaco fondatore di Bose e della fraternità Casa della Madia. C'è troppa superficialità tra chi parla di pace. Servire un'insurrezione non violenta delle coscienze.

«Vergogna! Provo indignazione verso un governo che prevede un aumento dei finanziamenti per l’armamento e il ritorno alla leva militare. Vista la denatalità in atto manderanno i cerbiatti a fare i soldati?». 

A quasi 83 anni, Enzo Bianchi, monaco fondatore della comunità di Bose e della fraternità di Casa della Madia dove oggi vive con altri quattro fratelli e due sorelle, non ha peli sulla lingua. Uno dei sostantivi che spesso usa è: parresia, la franchezza. A lui non manca. 

Credi ancora nella possibilità della pace quando, mentre dialoghiamo, ci sono cinquantasei guerre in corso? 
L’unica possibilità che abbiamo per combattere la violenza che è in noi e negli altri, è la parola. Credo alla pace come dono che viene dal Signore, come qualcosa che può essere instaurato, qua e là nel mondo, laddove gli uomini riescono a dialogare, ma non mi illudo che la pace possa essere per l’intera umanità. Siamo tantissime culture, religioni, popoli spesso in ostilità gli uni contro gli altri per il possesso dei territori, delle risorse. Oggi c’è troppa superficialità tra chi parla di pace. Serve un’insurrezione non violenta delle coscienze. 

In Italia nel 2026 è previsto un incremento degli investimenti per l’armamento, eppure i nostri governanti si dicono cristiani. 
Sono una vergogna per l’Italia. Ho esultato quando la Conferenza episcopale italiana ha condannato questo riarmo. Solitamente è molto più timida, taciturna. In cuor mio non penso che la maggioranza dei vescovi siano d’accordo con quello che è stato scritto dalla Cei: è la prima volta che con nettezza c’è una chiara presa di posizione della Chiesa contro il riarmo. 

In tutta Europa guardano ai giovani pensando al ritorno della leva militare. 
Mi vien da ridere: chi manderanno in guerra? Non ci sono più giovani e tra quelli che conosco neanche uno vorrebbe indossare la divisa. 

So che hai detto che se fossi stato più giovane saresti salito a bordo della Flotilla. 
Sì, sarei assolutamente andato perché a Gaza si è consumato un genocidio. È stato necessario anche quel gesto, in parte annullato dai nostri governanti, compreso il Presidente della Repubblica. Tutti hanno fatto in modo di togliergli quella forza profetica, ma a quei giovani va tutta la mia ammirazione. 

Cos’è rimasto del Cristianesimo? Siamo arrivati al termine della sua carica rivoluzionaria o resta una speranza? 
Non credo che il Cristianesimo sia finito. Non si manifesterà più in grandi comunità, ma già oggi ci sono gruppi di cristiani che si ritrovano attorno alla parola di Dio, che aspettano come mendicanti di spezzare il pane eucaristico nella Messa, che cercano di fare di Gesù il centro della loro vita e della loro fede. Il fuoco c’è sotto la cenere e divamperà più forte di prima. 

Avresti mai immaginato di arrivare a questo punto? 
No, dopo il Concilio pensavo di morire in un tempo di realizzazione di quell’evento storico. 

Parliamo di denatalità: i dati Istat ci dicono che nel 2024 solo il 21% delle persone tra i 18 e i 49 anni intendono avere un figlio, nei prossimi tre anni, per questioni economiche… 
Non è vero. La verità è che i figli richiedono fatica, rinunce che nessuno più vuole. Siamo di fronte al narcisismo della coppia, a generazioni che non amano la vita così come non hanno speranza e fiducia gli uni negli altri. In realtà non vivono la vita piena. 

Cosa ti aspetti nel 2026 dal punto di vista politico: sarà l’anno di Trump Nobel per la pace e il tempo in cui Giorgia Meloni si preparerà a continuare questo governo per altri cinque anni? 
Non lo so, ma neanche m’importa, perché vedo un’Europa totalmente incapace di darsi un orientamento che non ha più nessun valore, alcun messaggio. La mia tristezza è infinita se penso che da giovane, a dodici anni, volevo essere un cittadino europeo e già avevo la tessera dei Giovani europei. E adesso cos’è l’Ue? Neanche un mosaico, solo un puzzle. 

Mi è piaciuto leggere il tuo augurio per l’anno nuovo: “Trovate il tempo per pensare”. 
Fermarsi a pensare significa semplicemente avere ragione di quel che si vive e quindi essere consapevoli e responsabili. 

Penso che oggi sia venuta meno l’empatia. È così? 
Non c’è più il desiderio o la curiosità dell’altro, ognuno sta bene da sé. Ti sei mai chiesto perché nelle nuove generazioni manca totalmente la dimensione dell’amicizia? Dall’adolescenza passano subito a fare l’amore, gli affetti non interessano più, devono consumare l’amore. Anche le famiglie non si incontrano più e se lo fanno, spesso, è per interesse, per un calcolo. 

Alla tua età credi ancora a Dio come quando eri giovane? 
No, perché la fede cambia come la preghiera, di età in età. Nella vecchiaia è molto più tormentata. Ho avuto molte conversazioni su questo tema con il cardinal Carlo Maria Martini: mi parlava dei suoi dubbi, delle sue domande e io mi stupivo. Ma ora anch’io passo attraverso questa fase in cui più che la fede resta l’amore per Cristo. La fede a volte barcolla… 

Qual è il dubbio maggiore che hai? 
La nientità, la tentazione del nulla che noi monaci conosciamo ma che da vecchi si fa più insistente. 

Hai quasi 83 anni ma vivi come se fossi davvero un giovane. 
Non demordo, questa fiducia e questo entusiasmo mi sono dati dall’amore per il Signore Gesù Cristo. 

Hai un sogno per il nuovo anno appena cominciato? 
Vorrei semplicemente non soffrire fisicamente. Poi la corsa l’ho fatta, tutto il resto lo metto nelle mani di Dio…




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