Vito Mancuso “Una nuova Riforma tedesca”
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In Germania i cattolici vorrebbero creare un organismo inedito, la “Conferenza sinodale”. Un tentativo di democratizzare la Chiesa, già bocciato però dai papi Francesco e Leone.
L'attuale braccio di ferro tra il Vaticano e la Chiesa tedesca va ben al di là di una disputa ecclesiastica perché simboleggia e rappresenta lo scontro di due epoche storiche e, più profondamente ancora, di due potenze che si contendono l'ultima parola all'interno della coscienza umana: il primato dell'Oggetto e della sua tradizione (tipico dell'epoca premoderna) contro il primato del Soggetto e delle sue esigenze (tipico della modernità).
Come ha analiticamente ricostruito Matteo Matzuzzi su Il Foglio di qualche giorno fa, entro
quest'anno si dovrebbe giungere in Germania alla costituzione di un inedito organismo ecclesiastico
denominato "Conferenza sinodale", formato per un terzo da vescovi e per due terzi da laici, al quale
verrebbero attribuiti poteri decisionali tali da competere con la stessa Conferenza episcopale. Si
avrebbe così l'inedito scenario, mai registrato nella storia bimillenaria della Chiesa cattolica, di
vescovi che arriverebbero a prendere ordini dai laici, con la conseguenza che il principio che
verrebbe a reggere la Chiesa non sarebbe più quello gerarchico che prevede una guida dall'alto
(ovvero il peculiare principio cattolico della "potestas clavium" o "potere delle chiavi" conferito a
Pietro da Gesù e che continua nei Papi successori di Pietro), bensì quello democratico che promana
dal basso basato sul criterio della maggioranza, esattamente come avviene a livello civile con le
elezioni decise tramite la conta dei voti.
Di fronte a questa prospettiva il Vaticano ha già manifestato ufficialmente la sua opposizione,
dapprima dichiarando nel 2023 con Papa Francesco l'interdizione di tale erigenda Conferenza
sinodale, poi ribadendo in una nota ufficiale del 2024 (firmata anche dall'allora cardinal Robert Prevost) la totale illegittimità di una Conferenza sinodale perché la Chiesa, affermano, «non è
strutturata democraticamente». E che la logica che da sempre governa la Chiesa non sia la
democrazia è un innegabile dato di fatto: basta conoscere la storia ecclesiastica per imbattersi nella
teocrazia papale (la più perfetta contraddizione della democrazia) e prima ancora basta leggere il
Nuovo Testamento per rendersi conto di come sia Gesù sia san Paolo, ben lungi dall'applicare la
democrazia, procedessero con l'autocrazia di chi ha il potere in se stesso in quanto ricevuto
direttamente da Dio, a dispetto di ogni elezione democratica e di ogni sondaggio d'opinione.
La Chiesa tedesca, però, non è per nulla intenzionata a fare marcia indietro, ritenendo di dover dare
voce al popolo di Dio secondo l'antico adagio "vox populi vox Dei": il volere di Dio, cioè, ben lungi
dal manifestarsi tramite l'autorità di pochi, si manifesta più autenticamente tramite il volere dei
molti. Né mancano nella storia ecclesiastica elementi di appoggio a tale prospettiva, per esempio
l'episcopato di sant'Ambrogio e il sacerdozio di sant'Agostino avvenuti entrambi a seguito di
acclamazione popolare. Per questo il braccio di ferro tra Vaticano e Chiesa tedesca è ben lungi dal
diminuire e nessuno è in grado di prevedere come andranno a finire le cose.
Ma, come dicevo, non si tratta solo di una questione ecclesiastica, così come non lo fu la presa di
posizione di Lutero alla Dieta di Worms il 18 aprile 1521, quando, alla presenza dell'imperatore
Carlo V, dopo che per l'ennesima volta gli era stato intimato di ritrattare, dichiarò: «La mia
coscienza è vincolata alla Parola di Dio, non posso e non voglio revocare nulla perché è pericoloso e ingiusto agire contro la propria coscienza. Non posso diversamente. Io sto qui. Che Dio mi aiuti.
Amen».
Con queste parole nacque la modernità in quanto primato della coscienza personale.
Significativamente essa nacque in Germania a seguito di una presa di posizione contro la Chiesa di
Roma, peraltro governata allora (ironia della storia) da un Papa che a sua volta aveva scelto di
chiamarsi Leone, Leone X, che nel gennaio di quello stesso 1521 aveva scomunicato Lutero.
Undici secoli prima sant'Agostino aveva potuto dichiarare: «Io non crederei al Vangelo se non mi
spingesse a credere l'autorità della Chiesa cattolica», parole da cui emerge il primato dell'autorità
istituzionale e dell'oggettività del messaggio a cui i singoli sono chiamati a conformare il loro
volere. Lutero invece diede inizio alla modernità proclamando il primato del soggetto e della sua
coscienza. Oggi la Chiesa cattolica tedesca prosegue nella sua scia incrementando lo strappo con la
tradizione perché vincola la coscienza non solo alla Parola di Dio ma anche e soprattutto alla
volontà del popolo di Dio quale si esprime nell'assemblea sinodale, a cui si intendono attribuire
pieni poteri decisionali tramite l'istituzione di un'apposita struttura permanente. Come finirà? Si
riuscirà a trovare un punto di equilibrio o si andrà incontro a un clamoroso e dolorosissimo scisma?
Il vero punto critico, però, è che anche la modernità ha concluso la sua parabola, visto che ora
siamo entrati nel tempo difficilmente interpretabile della postmodernità. A livello politico il
principio democratico (vanto della modernità) è in piena crisi, come mostrano le elezioni che
pressoché ovunque premiano i partiti conservatori e persino quelli antidemocratici e che soprattutto
vengono disertate da un numero crescente di persone che preferiscono l'astensione. A livello
ecclesiale quindi la domanda diventa: qual è veramente, oggi, il volere dei più? Siamo proprio sicuri
che oggi i più preferiscono la logica assembleare, e non invece la decisione carismatica del singolo
leader? Siamo sicuri che l'aggiornamento (per riprendere la parola-simbolo del concilio Vaticano II)
sia oggi ancora più forte della tradizione (per riprendere la parola-simbolo del concilio di Trento)?
Siamo sicuri che il popolo di Dio continui a preferire la liturgia democratica (chitarre, omelie a
braccio, paramenti minimal come quelli che amava papa Francesco) alla liturgia più ieratica della
tradizione (organo, omelie solenni, paramenti fastosi come quelli che amava papa Benedetto)?
Nella Chiesa scarseggiano i giovani sacerdoti ma è noto che quei pochi che vengono ordinati sono per lo più di tendenze conservatrici. Immagino che lo stesso valga per i giovani credenti: pochi ma
conservatori. Che fare quindi? Correre in avanti quando ormai coloro che rappresentano il futuro
guardano con nostalgia all'indietro? Il problema si aggrava ulteriormente allorché si considera che
quelle riforme che la Chiesa tedesca vuole introdurre (sulle quali io mi sono sempre dichiarato
d'accordo e anche oggi lo sono, prima tra tutte il diaconato femminile quale primo passo verso il
sacerdozio finalmente aperto alle donne) sono totalmente invise ai cattolici di altri paesi europei e
soprattutto alla totalità delle Chiese africane. Il risultato è che oggi i cattolici sono tutti inquieti: gli
uni perché le riforme auspicate dal Vaticano II sono rimaste indietro, gli altri perché temono che si
vada troppo avanti. Non vorrei essere nei panni di Leone XIV alle prese con questa patata bollente,
e che forse proprio per questo (come riportato circa un mese fa dai giornali) fa le ore piccole
studiando il tedesco nel cuore della notte.




