Casati - 16 dicembre 2012 Terza Avvento

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Sof 3, 14-18
Fil 4, 4-7
Lc 3, 10-18

La Messa che questa mattina celebriamo fino a pochi anni fa era chiamata Missa in laetare. Perché l'avessero chiamata Messa del "rallegrati" è di una evidenza solare dopo aver ascoltato le letture di questa domenica, che sono colme di inviti alla gioia.
Sì, è vero che non tutte le parole di Giovanni il battezzatore nel brano che abbiamo ascoltato sono annuncio lieto. Parlava di un Messia che, venendo avrebbe bruciato la pula con un fuoco inestinguibile. Come la mettiamo? È vero, Giovanni immaginava che il Messia avrebbe fatto questo. La notizia buona era che il Messia stava per venire. Ma sbagliava, e si accorgerà, sulla modalità della sua venuta: leggete il vangelo e vi accorgerete che Gesù non ha mai bruciato nessuno. Alla fine del brano di vangelo di questa mattina è detto che Giovanni annunciava al popolo la buona notizia. Ma "uno che brucia" che buona notizia sarebbe? C'è da capire dunque di che cosa dobbiamo rallegrarci. Che cosa ci fa allegri? Perché l'invito, l'abbiamo sentito, è insistente. Prima nelle parole del profeta Sofonia: così insistente che la traduzione dei vescovi italiani dei quattro verbi che ci sono nell'originale ebraico ne ha dimenticato uno. Traduce: "gioisci, esulta, rallegrati" e dimentica il quarto verbo "fa festa". E anche S. Paolo scrive: "fratelli, rallegratevi nel Signore sempre, ve lo ripeto ancora, rallegratevi". Perché la nostra gioia, perché l'allegria che invade queste giornate che preludono al Natale? Perché, dice Sofonia, "Dio è in mezzo a te", perchè, dice S. Paolo, "il Signore è vicino". È questo che ci fa allegri o, permettete, che ci dovrebbe fare allegri. Questo: il Natale ci ricorda: che Dio è in mezzo a noi. E questa è la gioia più resistente, le altre gioie sono deboli. Pensate se la gioia fossero i soldi, i beni economici… e allora se uno non li ha, o se li perde e quelli che non li hanno? E poi, non vi è mai capitato di vedere gente che di soldi ne ha, li guardi e ti accorgi che il loro sorriso è finto. Ma questo è semplicemente un esempio per dirci come potrebbe essere debole e aggredibile la nostra gioia, una gioia senza radici. Dove le radici di una gioia profonda? La gioia, quella che nessuno può strapparti, dice Sofonia, è che Dio è in mezzo a noi. Anzi il verbo direbbe, è dentro le tue viscere, come un bambino nella pancia di una mamma. Più vicino di così? Perché, vedete, la gioia è avere qualcuno vicino, se poi vicino è Dio, è il massimo. Un Dio che ti fa la corte, dice Sofonia, come un innamorato. Leggete queste parole: "Esulterà per te, ti rinnoverà, si rallegrerà per te, con grida di gioia come nei giorni di festa". Le espressioni di Sofonia sono al limite dell'incredibile: come è possibile che un Dio possa far festa per noi? E le espressioni dicono che si tratta di una festa che dilaga in tutto l'essere umano, in tutte le sue espressioni, gioia di tutto il corpo, di una danza che il Signore fa per la sua terra. Non viene per bruciare, viene come un Dio che fa la corte, come un innamorato. Questa è notizia buona. Dobbiamo subito precisare che queste cose Sofonia le diceva non in tempi magici, certo non dimenticava il peso della situazione del suo popolo. Neppure noi la dimentichiamo, anche noi leggiamo i giornali e non possiamo fare come lo struzzo che nasconde gli occhi sotto la sabbia. Nella vita non sempre le giornate sono piene di sole, ci sono giornate cariche di fatica, di drammi umani, di sofferenza. Ti senti a volte come in un tunnel buio, l'umanità a volte si sente come in un tunnel buio. Che cosa ti dà respiro, respiro nel tunnel buio, se non percepire che non sei solo, una vicinanza? Non vai come un disperato: nel tunnel buio, che farebbe paura a chiunque, senti una mano che ti stringe, la mano di uno che ti accompagna: Dio è con te, il Natale ce lo ricorda e dunque rallegrati. Ma Giovanni il Battezzatore oggi ci dava anche qualche indicazione su come prepararci a un Dio che viene. In pratica, che cosa dobbiamo fare? Se lo chiedevano anche ai tempi del Battista, andavano da lui a chiederlo: "Tu dici che è arrivata l'ora, che il Messia sta per venire; ebbene noi che cosa dobbiamo fare?". E il Battista risponde con alcune indicazioni. Ne vorrei sottolineare due. La prima può stupirci. Perché il Battista dice che non si tratta di fare cose strane. Fate bene quello che dovete fare. Voi della finanza non spremete la gente mettendo tangenti a vostro interesse e voi soldati non approfittate del vostro ruolo per opprimere, per vessare, per torturare. Diamo testimonianza alla gioia per il Signore che viene, facendo bene, con rettitudine, con passione, con entusiasmo le cose d'ogni giorno. E un'altra indicazione dava oggi Giovanni il Battista. Dimostrate la gioia condividendo quello che avete: avete due tuniche? datene una a chi non ne ha, e se avete da mangiare fate altrettanto. È questa la gioia vera. A volte pensiamo che la gioia più grande stia nel ricevere. Non è vero. A volte mi succede di chiedermi se credo a no alle parole di Gesù. C'è una parola di Gesù che non è scritta nel vangelo, ma siamo certi che è sua. S. Paolo dice che è di Gesù. S. Paolo, salutando ad Efeso gli anziani della chiesa -sapeva che andava a morire- finiva il suo saluto, e anch'io oggi vorrei finire così, dicendo: "Ricordiamoci delle parole di Gesù, che disse: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere"" (At 20, 34). Vi è più gioia nel dare che nel ricevere.
Fonte:sullasoglia
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