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Enzo Bianchi "Il segno profetico del Papa sull’IA"

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La Repubblica 
  29 aprile 2024
per gentile concessione dell’autore. 

Nella mia lunga e intensa vita ecclesiale ho ascoltato più volte la giustificazione “a fin di bene” per comportamenti tenuti da ecclesiastici. Sì, nella Chiesa si agisce sovente così anche per operazioni non sempre obbedienti alla prudenza, alla giustizia e soprattutto al Vangelo.

Questo è stato un costume in voga nella chiesa: a fin di bene si taceva di fronte all’ingiustizia, a fin di bene si faceva silenzio sul genocidio nazista, a fin di bene si permetteva la persecuzione dei cristiani ottenendo però l’accordo con il governo, a fin di bene si violavano le leggi ecclesiastiche. Papa Benedetto e Papa Francesco hanno interrotto questo tipo di giustificazione “a fin di bene” e hanno riportato in auge il primato della giustizia, del Vangelo, del “sì-sì, no-no” nel loro quotidiano operare: questo cambiamento significherà molto per la riforma spirituale della chiesa fortemente voluta da Francesco. Ora ci giunge la notizia che Papa Francesco interverrà, perché invitato, al G 7. 

Questo invito nasce dal desiderio di conoscere un pensiero umanista su quest’alba dell’intelligenza artificiale. L’IA è una grande innovazione, può essere un’idea fondamentale per il bene sociale, ma passa totalmente in secondo piano quando sono in atto confitti tra blocchi di potere e guerre sanguinose. Essa può anche essere usata per scopi malefici, sorveglianza di masse, guerre cibernetiche, automazione di armi letali. Se l’IA non è finalizzata al bene sociale rischia di accelerare la fine dell’umanità. Ecco perché può essere urgente una parola di papa Francesco. Il Papa si troverà di fronte ai sette grandi: gli árchontes, come li definiva l’apostolo Paolo, i padroni del mondo, quelli che possiedono e decidono l’uso delle armi saranno presenti e alcuni di loro sono impegnati in guerre feroci. Sono i paesi più ricchi sotto l’egemonia degli Stati Uniti, sono di fatto l’Occidente impegnato in questo momento in una guerra contro la Russia e in un sostegno a Israele contro i palestinesi. 

Sarebbe stato opportuno invitare anche l’ottavo membro, la Russia, che a volte partecipava, per un G8 capace di confronto. E il Papa che si troverà di fronte a questi potenti, dovrà, come i profeti e come Gesù, indurire il volto per esprimere un giudizio e implorare la pace. Dovrà dare un segno profetico come Gesù di fronte a Erode quando ha taciuto e neppure una parola è uscita dalla sua bocca, o come di fronte a Pilato. 

Non sarà facile, ma se non lo facesse sarebbe solo una presenza seduta al tavolo dei potenti del mondo e il Vangelo di cui è portatore sarebbe occultato. Papa Francesco è un profeta, conosce la parresía, non teme e resta saldo anche di fronte alle possibili opposizioni, e dunque potrà enunciare in una sintesi performativa tutto il suo magistero sulla pace chiedendo libertà e giustizia. Più che mai quel giorno di confronto a Borgo Egnazia Papa Francesco potrà manifestare il suo essere nel mondo senza essere del mondo. Per questo, come Geremia, sarà profeta sospeso tra cielo e terra.





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