Ceramiche in gres del Monastero di Bose

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MILANO
Basilica di sant’Ambrogio
Oratorio della Passione

dal 18 al 30 aprile 2017


ORARI
aperta tutti i giorni dalle 12 alle 19
da giovedì 20 a martedì 25 apertura dalle ore 10
ingresso libero



«È il gesto che crea la forma. La tornitura è un lavoro su di se che la terra , a suo modo, fa emergere. Il tornitore si imprime nell’argilla che diviene il suo specchio»
Fr Daniel de Montmollin


«Nell’istante della bellezza, il quotidiano s’interrompe, si interrompe la volontà di potenza e la sicurezza della tecnica: tutto è dato e tutto è immenso. Tutto vibra nella gioia della festa»
O. Clément

Fin dai tempi più antichi gli uomini hanno plasmato attraverso il tornio terra malleabile con acqua passandola poi nel fuoco: ecco la ceramica di “terracotta” che ittiti, semiti, greci, etruschi e romani hanno prodotto per la cucina e l’ornamento delle loro case.
Questa è la ceramica che tutti noi conosciamo...
In Cina però già nel terzo secolo avanti Cristo argille ricche di allumina ma sempre con forti qualità plastiche venivano sapientemente portate a temperature altissime fino a fondersi vetrificandosi.
Veniva così creato un prodotto molto resistente, non poroso, duro e pesante, chiamato gres, adatto per uso alimentare e per foggiare forme artistiche.
Noi ci procuriamo questa argilla in Francia ma l’abbiamo trovata anche qui vicino, nel vercellese, e attraverso prove e ricerche siamo in grado ora di produrre anche gres proveniente da queste terre moreniche della Serra...
Ecco dunque nascere da terra, acqua, aria, fuoco e dalle mani dell’uomo le nostre ceramiche, con i colori naturali e semplici della Serra.
I nostri fratelli si sono formati alla scuola di Gérard Pott, allievo di Daniel de Montmollin, e di Gianni Beccafichi, uno degli artisti italiani più noti a livello internazionale.
Le nostre ceramiche sono lavorate solo a mano al tornio, decorate con smalti derivati da materie prime naturali e ceneri, cotte a 1300° C in riduzione, secondo antichi procedimenti.
Il termine “raku” significa “gioia profonda”. Apparso nel XVI sec. in Giappone, il raku è il prodotto dell’incontro tra i vasai coreani, il rituale giapponese della Cerimonia del tè e la filosofia Zen. Questo tipo di tecnica necessita di un impasto molto refrattario che resista a forti shock termici. Ogni oggetto è realizzato a mano, dipinto con ossidi e smalti, cotto a 1000° C in speciali forni; viene poi estratto incandescente con lunghe pinze metalliche. L’estrazione dal forno è un momento molto emozionante: l’oggetto viene adagiato su un letto di paglia o segatura e s’infiamma.
Viene poi chiuso ermeticamente con una campana. In questa fase della riduzione gli ossidi metallici presenti nello smalto reagiscono con il carbonio del fumo. Il forte sbalzo termico e il fumo di riduzione fanno emergere il “craquelé”: le piccole crepe nello smalto e nella terra che danno il tipico “effetto antico”. Il risultato del gioco tra aria, acqua, terra, fuoco e le mani dell’uomo, è sempre una gioiosa sorpresa che avvicina questa lavorazione a un rituale. Grazie alla ricchezza delle sfumature e dei riflessi degli smalti, l’oggetto raku rimane sempre irripetibile.


CONTATTI
Monastero di Bose
I – 13887 Magnano BI
Tel (+39) 015.679.115 (8.00-12.00;14.00-17.00 lun.-ven.)
Fax (+39) 015.679.49.49
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