Paolo Crepet «Divieto social ai giovani? Nessun intento punitivo, i ragazzi rischiano danni cognitivi»
|
|
|
|
|
|
|
Lo psichiatra: «Non deve prevalere l’egoismo dei genitori che comprano ai figli il telefono per poterli controllare».
Dalla Francia all’Australia, la stretta sui social, prende corpo. E anche il ministro Valditara ha annunciato lo stop all’uso dei cellulari nelle scuole italiane. Il professor Paolo Crepet, psichiatra, sociologo e saggista guarda allarmato da tempo la deriva causata dall’accesso anticipato alla rete.
È ora di intervenire?
«È un dato di fatto ormai che i pericoli ci siano.
Non è che l’Australia ha introdotto queste misure perché ce l’ha con chissà chi, come pure la Francia. Semplicemente: hanno preso in considerazione l’enormità delle conclusioni di ricerche che testimoniano evidenti danni cognitivi e relazionali».
Ben vengano dunque le restrizioni.
«Lo Stato italiano, per fortuna, non può intervenire su come e cosa dire, su come fare i genitori. Può dire però come comportarsi a scuola. Sono d’accordo con il ministro dell’Istruzione, perché non c’è nessun intento punitivo piuttosto migliorativo. Un bambino con una penna e dei colori si diverte di più».
Non è tardi?
«Credo che non debba prevalere l’egoismo genitoriale che pensa: io voglio che tu abbia il cellulare perché voglio sapere dove sei alle 23.12. Un perfetto egoista che non ha nulla a che vedere con una buona educazione».
Il messaggio che viene dalla scuola può colpire positivamente le famiglie?
«Ci possono essere delle ore serali in cui un padre fa una ricerca online con un bambino, ma il fenomeno è molto più grande e preoccupante. E riguarda gli interessi delle più importanti aziende mondiali che sono dietro la tecnologia digitale. Dopo che la commissione d’inchiesta del Senato americano, un anno e mezzo fa, ha chiesto conto ai responsabili di Instagram di ciò che era emerso da una serie di indagini, ossia che i giovani “collegati” stavano peggio dal punto di vista psicologico, cosa è successo? Niente. E oggi con l’Ia è diventato tutto più complicato».
Tornare indietro o regolamentare?
«Si deve, almeno in ambito scolastico, intervenire. Siamo in un momento in cui le autorità governative, nazionali, regionali, scuole, presidi tutti, devono dire come proseguire. C’è una semplice decisione che semplice non è: far sì che i bambini non usino i social. Sarebbe molto importante il divieto a scuola, minimo fino alla terza media. Da questo nuovo passo potrebbe scaturire una discussione, anche un aiuto ai genitori incerti, che non sanno cosa fare. I detrattori dovrebbero tacere. Ci sono motivi, dati scientifici per essere preoccupati. Allora, prendiamo una decisione. Il ministro Valditara ci sta provando. Se prendiamo la strada verso il precipizio che facciamo, andiamo avanti? Non sempre quello che accade è la cosa giusta».
«Ti è piaciuto questo articolo? Per non perderti i prossimi iscriviti alla newsletter»





