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Mariapia Veladiano "Fermati e ascolta"

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16 Febbraio 2026 


Tante volte reagiamo in modo aggressivo perché non abbiamo più il tempo di riflettere. Gesù ci invita a sostare per evitare le nostre derive.

Nelle nostre giornate non incrociamo facilmente un luogo o un tempo destinato all’introspezioneNemmeno nella sua forma più semplice, cioè non particolarmente profonda o spirituale. Ad esempio non ci capita facilmente di fermarci davanti a una nostra reazione immediata e riflettere: perché ho risposto con aggressività a una richiesta tutto sommato legittima e anche banale di un cliente allo sportello, oppure perché ho scritto un commento feroce a chi la pensa diversamente da me su un social, oppure perché scatto e mi imbestio quando un professore dà un’insufficienza a mio figlio. Sono situazioni del tutto ordinarie (non si tratta di minaccia, guerra, pericolo immediato) eppure si reagisce d’impulso invece di attivare il pensiero. 

Poi arriva il sussulto da notizia se sentiamo che dei genitori hanno accoltellato un preside, una persona in auto ha fatto fuoco su un gruppo di ciclisti che considera molesti, o una manifestazione pacifica è finita a sprangate; tutti pronti a dire vadano in galera, pene più severe, buttare la chiave. Lo sappiamo che la pena severa senza «anima», ovvero un progetto di recupero, crea un delinquente più delinquente, eppure si va così, senza pensiero, appunto. Serve fermarsi. Ma davvero. Senza scrollare il cellulare anche durante la pausa caffè. 

I vangeli raccontano anni di movimento piuttosto frenetico intorno a Gesù. Le persone accorrevano da lui, lo seguivano lungo le strade, salivano sugli alberi per vederlo meglio, anche chi si preparava a odiarlo doveva stargli dietro. Ma ci sono pagine di soste importanti, fondamentali. Maria, sorella di Lazzaro, si ferma dai lavori e dai doveri e si siede, non per un momento e tirare il fiato, ma per stare. Ascoltare non in corsa. Lei viene meno a doveri di ospitalità, eppure Gesù afferma: «Maria si è scelta la parte migliore» (Lc 10,42). La lettura più facile dell’episodio è dire che lì c’era Gesù da ascoltare, è ovvio che bisogna fermarsi. E invece vale sempre. C’è sempre una persona da conoscere e riconoscere (chi la pensa diversamente da noi, chi va in bici invece che in auto, chi ha dei diritti di cittadino da far valere davanti allo sportello), c’è una decisione unica, come ogni decisione è unica, da prendere. 

Ma è l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci a regalarci un capolavoro di queste dinamiche. È appena stato decapitato Giovanni Battista. Gli apostoli si riuniscono intorno a Gesù e riferiscono. «Ed egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”» (Mc 6,31). Stanno succedendo cose tremende e Gesù dice «fate una pausa». Che non dura, perché le persone li (in)seguono al punto che si dimenticano del tempo ed è tardi e non si sa come mangiare. Un momento prima abbiamo letto che anche i discepoli non riuscivano a mangiare. Loro per troppo daffare. La folla per troppo ascoltare. Ma non va bene e Gesù, invece di mandarli a cercarsi il cibo, li fa sedere «a gruppetti». Bellissimo. Li fa stare proprio fermi, a socializzare forse? Riconoscersi. Li sfama tutti, come sappiamo. 

Un grande miracolo pieno di simboli. Sostare, riordinare le emozioni e i pensieri, insieme, sono atti di vita necessari e buoni. Noi cristiani lo facciamo la domenica. È una condizione, come dire, rituale e sicura che i non credenti invece a volte devono cercare e trovare. A noi cristiani è data. A Messa c’è la sosta, c’è il cibo e c’è la relazione, la benedizione. Certo questo potrebbe non essere sufficiente. La fine dell’episodio del Vangelo ha un’affermazione dura: «Non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito» (6,51). Ma un poco alla volta, possiamo imparare.

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Mariapia Veladiano

Mariapia Veladiano, scrittrice, laureata in filosofia e teologia, ha lavorato per più di trent’anni nella scuola, come insegnante e poi come preside. Collabora con la Repubblica e con la rivista Il Regno.


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