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Enzo Bianchi "Da dove nasce la gioia che non passa"

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Se abbiamo coscienza che tutto ci è stato dato in dono, saremo capaci di gustare la vera comunione. 

Famiglia Cristiana - 1 Febbraio 2026 

La liberalità è l’arte di dare generosamente, con gioia (cf. At 20,35; 2Cor 9,7), senza “suonare la tromba davanti a sé e senza che la mano sinistra sappia ciò che fa la destra” (cf. Mt 6,2-3). Questa virtù non si misura sulla quantità del dono, ma sulla qualità della disposizione d’animo di chi dona: il modello ce lo indica Gesù quando elogia una povera vedova che, pur avendo gettato solo due monetine nel tesoro del tempio, ha dato più di tutti gli altri, perché ha offerto tutto ciò che aveva per vivere, tutta la propria vita (cf. Mc 12,41-44). 


La liberalità si radica nella consapevolezza di aver ricevuto tutto in dono da Dio (cf. 1Cor 4,7). A noi è chiesto di accogliere tale dono con gratitudine e di donare a nostra volta con gratuità ai nostri fratelli e sorelle in umanità, in obbedienza alle parole di Gesù: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8). Ci è chiesto, in breve, di condividere ciò che abbiamo. Il rapporto maturo con i beni, infatti, dipende dalla nostra capacità di condivisione, nella coscienza che «il “mio” e il “tuo” non sono altro che parole prive di fondamento reale. Se dici che la casa è tua, dici parole inconsistenti, perché l’aria, la terra, la materia sono del Creatore, come pure tu che l’hai costruita, e così tutto il resto» (Giovanni Crisostomo). 


A proposito del rapporto con i beni, il credente può anche a fare memoria di una lapidaria affermazione di Gesù: “Dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). Sì, se ci esercitassimo a condividere ciò che abbiamo, a dare e a ricevere con semplicità, conosceremmo sempre di più la gioia che nasce dal vivere la comunione, a partire da quella dei beni; e una volta gustata questa gioia, non potremmo più farne a meno. 



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