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Lettera a un amico sulla vita spirituale di Enzo Bianchi (Nicola Vacca per Lankelot)

Jean è un caro amico francese del priore di Bose. Un giorno egli scrive una lettera a Enzo Bianchi nella quale gli chiede se è disposto ad avviare con lui una corrispondenza su alcune tematiche inerenti alla fede e alla vita spirituale. L’invito a scavare nelle profondità dell’anima affascina l’interlocutore. Prende corpo un intenso rapporto epistolare che Enzo Bianchi ha raccolto in un libro. Lettere a un amico sulla vita spirituale (Edizioni Qiqajon, pagine 151, 10 euro) racconta la storia di un cammino che due “cercatori di Dio” fanno insieme sulla strada dell’interrogazione.
La vita interiore, che si esprime anzitutto con il porre a se stessi delle domande, è al centro delle felici intuizioni che Bianchi formula nell’affiancare spiritualmente la ricerca d’infinito del suo caro amico.
L’autore, infatti, affronta con grande semplicità tutte le dimensioni della vita spirituale cristiana e della vita intera, regalando al suo interlocutore, e inevitabilmente a tutti noi, consigli saggi e fulminanti per trovare nelle nostre azioni quotidiane quella luce che ci renderà migliori. Schietta apertura alla vita interiore che “esige coraggio. È come iniziare un viaggio, non tanto in estensione quanto in profondità, non fuori di te ma in te”. Dal coraggio di interrogarsi nasce la propensione al discernimento: da questo atteggiamento responsabile scaturiscono le “occasioni per pensare e per riflettere su ciò che è veramente serio e importante nella vita”.
Come Salomone che desidera ricevere da Dio un cuore capace di ascoltare, l’uomo e il cristiano hanno il dovere di abitare il silenzio e la solitudine per apprendere l’arte salvifica dell’ascolto, perché “esserci è ascoltare” e “ascoltare davvero è esserci per l’Altro”. Il coraggio per intraprendere il viaggio interiore, scrive Bianchi, è centrato sull’ascolto. Il priore di Bose invita il suo caro amico Jean a concentrarsi su questo sforzo. “Solitudine e silenzio sono il tempo delle radici , della profondità, in cui ricevi la forza per essere te stesso, per pensare, per coniare una parola tua che magari può essere in contrasto con quelli che tutti ripetono. Silenzio e solitudine sono dunque i mezzi privilegiati della vita interiore, che ti consentono di prendere confidenza con te stesso, anche a costo di arrivare a cantare fuori dal coro, a rompere con le logiche omologanti che tutto appiattiscono”.
Con uno slancio generoso nei confronti della lotta spirituale, Enzo Bianchi invita Jean a resistere sempre al nemico che si nasconde dentro di lui. Nell’esercizio della lotta spirituale sarà possibile debellare l’atonia del cuore, l’asfissia dell’intelletto e la paralisi della volontà. “Caro amico, lo capisci: a tale lotta dobbiamo esercitarci. È un combattimento duro. Scriveva Arthur Rimbaud: ‘La lotta spirituale è brutale come una battaglia fra uomini’, ma produce frutto: pacificazione, libertà mitezza…Grazie a tale lotta la fede diviene perseveranza e l’amore è purificato”.
Ringraziamo di cuore Enzo Bianchi per averci donato un orizzonte di senso, ma anche l’umiltà, l’ascolto e la fraternità del dialogo che apre il cuore alla speranza. Il cammino è ancora lungo e sulla via troveremo ostacoli e insidie.
L’invito a non fermarsi, a non smettere di interrogare –se stessi, gli altri e gli eventi – esige coraggio. Questa è la buona strada  che Enzo Bianchi consiglia di seguire per rendere civile la nostra umanità che non rispetta “l’umanità dell’uomo”.

Edizione esaminata e brevi note
Enzo Bianchi (Castel Boglione 1943), priore e fondatore della Comunità monastica di Bose.
Enzo Bianchi, “Lettera a un amico sulla vita spirituale”, Edizioni Qiqajon Magnano, 2010. 

Nicola Vacca, per Lankelot, febbraio 2011 

Per approfondire: ENZO BIANCHI in Lankelot + BIANCHI & MANICARDI

Fonte: lankelot

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