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La parola della domenica 12 Agosto 2012 (Casati)


1 Re 19, 4-8
Ef 4, 30-5, 2
Gv 6, 41-51

"Io sono il pane disceso dal cielo". E mormoravano di lui. "Mormorare" è il verbo della ribellione, il verbo del deserto: mormoravano i "liberati" dall'Egitto, lungo le piste assolate, interminabili del deserto.
Verbo della ribellione, verbo dell'incredulità. Mormorare... quasi non se ne può fare a meno quando il cielo sembra chiuso e le preghiere, i lamenti, inascoltati. Era una mormorazione anche il lamento di Elia. Elia, costretto a ripararsi nel deserto per aver salva la vita, lui ricercato, ricercato dal potere politico, lui ritenuto un sovversivo, un nemico dello Stato. Ed ecco il lamento di Elia nel deserto. Anche il profeta, il più grande, il più forte non ha più il coraggio di andare avanti: è fuggito per aver salva la vita ed ora dispera della propria vita e vuole morire. "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". Il lamento si è mutato in disperazione, in aspirazione alla morte, tant'è la depressione che ha invaso il suo cuore. Anche il cuore dei profeti -dei più grandi profeti- è un groviglio misterioso dove si alternano, come nel nostro cuore, i sentimenti più contrastanti: è fuggito per aver salva la vita e ora vuole morire... e forse non vuol morire del tutto. E il cielo sembra chiuso, chiuso al lamento di un ricercato, di un braccato. Ma se anche il tuo è un desiderio di morte, l'angelo del Signore -dunque il cielo non è chiuso, qualcuno scende e qualcuno risale- l'angelo del Signore non si mette al servizio di quel desiderio di morte, ma al servizio della vita: "Alzati e mangia! Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d'acqua". Non basta. Non basta ancora, tanto è il desiderio di addormentarsi. "L'angelo del Signore lo toccò e gli disse: Su mangia, perché è troppo lungo per te il cammino. Si alzò, mangiò e bevve... e con la forza datagli da quel cibo, camminò...". Dunque il cielo non era chiuso. Certo, dipende da che cosa tu aspetti dal cielo. Se aspetti la morte dei tuoi nemici, allora tu, Elia, puoi dichiarare "chiuso" il cielo, perché non avviene la morte del tuo nemico. Se a impaurirti è la fatica del cammino che ti resta da fare, la fatica di vivere, allora puoi dichiarare chiuso il cielo, perché è ancora lungo per te il cammino. Vedete, spesso sono queste le paure che ci tolgono le forze: la paura della fatica, la paura di essere sopraffatti dai prepotenti, la paura di soffrire, la paura di morire. Sono queste le paure che tolgono forza alla vita, generano depressione, ci inaridiscono. Ma il segno che il cielo non è chiuso non è l'assenza d'ora in poi della fatica del cammino, delle avversità, della sofferenza, della morte... ma la voglia di vivere, che ti ritrovi dentro, per effetto di questo pane e di quest'acqua: ritrovi la voglia di vivere e di camminare. Questo è il segno che qualcuno è sceso dal cielo per te. Questa -così mi sembra- è l'incomprensione, è il fraintendimento tra Gesù e il gruppo dei giudei, delle autorità, nel Vangelo di Giovanni. Ma come, tu dici che il cielo è aperto su di noi, tu dici che sei il pane disceso dal cielo... ma qui rimane la dominazione dei romani, qui rimane la fatica di vivere e la paura di morire. Il segno del cielo, del cielo aperto è un Dio onnipotente e tu sei impotente, tu sei come un figlio di uomo, di te conosciamo il padre e la madre. Non c'è spettacolo con te. Ma Dio non fa spettacolo. è un Dio che scende, si spoglia, condivide. Io sono un pane disceso, per te, per la vita del mondo. Oggi discende -voi mi capite- oggi si spoglia, si spoglia della sua onnipotenza in questo pane umile dell'Eucaristia. Ultimo segno, segno dell'estrema spoliazione, del denudamento di Dio. Si fa pane, non per toglierti la fatica nel cammino, ma per restituirti la voglia di vivere, di camminare. Fa' anche tu così. Tu che la ricevi, spogliati di ogni onnipotenza. Rimani nudo come il Signore. Rimani nuda donazione. Qualcuno -non importa quanti- qualcuno per te ritroverà la voglia e la forza di vivere.
Fonte:sullasoglia

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