Appello pubblico al Presidente Mattarella: Noi donne, madri, cristiane, cittadine italiane.
Appello pubblico al Presidente Sergio Mattarella:
Noi donne, madri, cristiane, cittadine italiane,
ci rivolgiamo a Lei, Presidente della Repubblica Italiana, uomo, maestro, padre e nonno. Essendo Lei il garante della nostra democrazia, in Lei accoratamente confidiamo affinché ci tributi la gentilezza di essere ascoltate e di far risuonare i nostri sentimenti, le nostre angosce, forando il muro di una partecipazione alla discussione pubblica quasi ermeticamente chiusa alla voce della gente comune.
Le chiediamo l’atto amicale di farsi Lei voce della nostra coscienza, quella di un’umanità e una cultura femminile che prova disgusto e si sente visceralmente offesa nel sentir dire e rilanciare nelle Tivù di Stato che: “noi distruggeremo tutto e tutti, poiché noi non ci annoiamo ma ci divertiamo ad uccidere” e ancora più del silenzio che segue a queste dichiarazioni. Dell’indifferenza – che si presta alla complicità - di chi riferisce senza un commento queste parole in cui prospera il disprezzo dei fondamenti materiali e morali della nostra civiltà, della nostra storia, le nostre istituzioni, mettendo a rischio il presente e il futuro dell’intera umanità.
Noi donne italiane proviamo ribrezzo e sentiamo l’urgenza di parole di condanna rispetto alle decisioni di tutti coloro che spendono miliardi per le armi con cui colpiscono non solo le basi militari ma anche i dissalatori dell’acqua, l’intera rete elettrica, le case e le scuole, invece di impiegarli per dare acqua, cibo, istruzione, lavoro, cultura alle popolazioni. Sentiamo l’urgenza di una chiara denuncia e di un discostarsi effettivo dall’ipocrisia di chi dice di combattere regimi che non riconoscono i diritti civili alle donne e millantano di imporli uccidendo centinaia di bambine col fuoco delle bombe.
Vorremmo sbugiardare la predica ipocrita contro i nemici delle donne fatta dal pulpito di una “democrazia” i cui attori decisivi partecipano a convegni barbarici in cui si violentano, si uccidono e persino si mangiano i corpi di donne e bambine.
La coscienza storica della donna mediterranea ed europea nei confronti della guerra è ancestralmente opposta: è un grido per le creature uccise! Ella è sempre stata contro la guerra, come è scritto già nell’Iliade: chi voleva la guerra? gli eroi armati. Chi non la voleva? Le donne, i vecchi e i ragazzi. La donna è sempre stata, infatti, vittima di tutte le guerre: dalle Troiane che furon fatte “bottino” e rese schiave dei principi greci vincitori, alle donne di Gerusalemme costrette a mangiare i cadaveri dei loro bambini durante l’assedio della città come racconta l’amaro poema delle Lamentazioni bibliche.
Ciò che vorremmo che Lei comunicasse ai nostri connazionali è che noi, cittadine comuni, non consideriamo una conquista quella di armarci per fare le guerre né quella di sedere sugli scranni del governo per promuovere le guerre quanto, al contrario, uno snaturamento, una perversione della nostra umanità femminile che è fatta per un impegno di abbraccio, di accoglienza, di condivisione e non per dire ed operare: mors tua vita mea. Per essere costruttrici di pace, di dialogo, del diritto all’esistenza di ogni creatura e non per selezionare i sommersi e i salvati.
Noi donne e madri italiane con la nostra umile sapienza, i nostri ideali, le nostre conoscenze e competenze, con le nostre energie, vogliamo continuare a costruire la bellezza e la pace e diciamo “No”! Il nostro valore e tanto meno il nostro “entusiasmo” non è nell’uccidere, nel distruggere l’altro, nel devastare il mondo ma nel far nascere nuove poleis e nuove politiche, nel dar vita a un mondo aperto, libero, dove ci sia posto per tutti. La preghiamo, Presidente Mattarella, anche Lei dica “No”! all’arbitrio di chi approfitta del proprio potere per impedire ai nostri giovani di protestare, di alzare la voce contro ogni guerra e di chi si permette persino di censurare una mostra di testimonianze raccolte tra i bambini di Gaza, come è successo, qualche giorno fa, nell’Istituto Paritario “Vendramini” di Pordenone, di ispirazione cattolica… Una vera vergogna per tutti noi italiani, un’espressione di greve e volgare arroganza, per di più in un Paese che ospita da millenni il Papa, Vicario di Cristo per la Chiesa Cattolica, nella città di Roma.
Credenti nel Vangelo che si fonda sullo “scandalo” del comandamento: “amate i vostri nemici” quelle che tra noi sono cristiane e cattoliche sentono il dovere morale di ricordare ed osservare quanto ha scritto nella sua ultima Enciclica Papa Francesco: “Mai più la guerra!” che riecheggia l’urlo di Giovanni Paolo II contro la guerra (1990-1991) con cui il Papa polacco invocava il principio del divieto assoluto della guerra come soluzione alle controversie internazionali. E dopo che lo stesso Giovanni Paolo II si è recato presso il Muro del Pianto a Gerusalemme a chiedere perdono per il genocidio degli Ebrei, nessun cattolico può più sostenere il silenzio su qualsiasi altra forma di genocidio a danno di qualsiasi popolo dilaniato dall’odio.
Come cittadine italiane Le chiediamo, infine, di vegliare sulla televisione di Stato perché la propaganda non oscuri la realtà. Crediamo che sia un dovere dello Stato rendere ai cittadini - che pagano il Canone - un servizio di libera informazione condizionata soltanto dalla verità e non imprigionata a ragioni ed interessi occulti od estranei a noi utenti “sovrani”. Lo diciamo preoccupate, specialmente, per i ragazzi e le ragazze adolescenti. La televisione - che nel dopoguerra fu la maestra della lingua italiana e costruì “gli italiani” - è divenuta via via uno strumento divisivo, di parte, atto a creare piuttosto delle mis-conoscenze e a modellare delle menti acquiescenti, acritiche e a-morali. Quando i TG di tutte le reti nazionali danno la notizia che un capo di Stato di un Paese viene ucciso e i giornalisti parlano subito di “merito” da attribuire a qualcuno o a qualcun altro, senza un minimo accenno al “Non uccidere”, il messaggio che passa è che non importa la violazione della legge su cui tutte le altre si fondano, quanto sapere chi sia stato così astuto da ricavarne un vantaggio! Così si insegna a confondere il bene con il male producendo una devastazione morale, umana, spirituale, sociale, che getta tenebre sulle nostre coscienze e specialmente su quelle più tenere dei nostri figli a partire dai più piccoli.
Caro ed esimio Presidente la ringraziamo per l’attenzione riservataci nella lettura di questo nostro accorato appello, confermiamo la nostra piena fiducia in un suo amabile riscontro fondato sulla comune passione condivisa per la pace e per il ruolo di un’Italia e un’Europa che ne garantiscano l’esistenza in vita. Per questo le inviamo questo appello unendo la nostra voce a quella di tantissime altre donne laiche, cristiane e di tante altre fedi religiose, lanciata dalla Barefoot walk - la marcia delle madri scalze che si è tenuta a Roma il 24 marzo - e dalla rete nazionale di 10, 100, 1000 Piazze di donne per la Pace che si stanno svolgendo in oltre 135 piazze d’Italia in questi giorni.
Con stima, rispetto e affetto, cordialmente
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Rosanna Virgili Biblista, Roma
Grazia Villa Avvocata, Como
Francesca Villanova, Infermiera e Piccola Apostola, Ostuni
Paola Casi Docente di Lingua e Letteratura Italiana, Reggio Emilia
