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Rosanna Virgili “Il grido dal silenzio”

 

8 marzo 2026

Centosessantacinque bambine sono state uccise mentre stavano a scuola a seguire la loro lezione. Nessun fiato, nessuna voce s’è sentita salire da loro, né vicino né lontano. Il mondo “oltre la siepe” è stato sommerso da una sindone di silenzio. Qualche giorno dopo l’immagine che qualcuno è riuscito a catturare e a diffondere di tante piccole bare disposte ordinatamente sul terreno di un Paese attonito e – secondo i media d’Occidente – reprobo. 
Pertanto, dalla nostra parte del mondo, indecisi sul da dire, si preferisce tacere, glissare, cambiare canale. Restare davanti allo schermo e magari farsi stordire dal volume della pubblicità. Chi più si sforza di far finta di niente, paradossalmente, son proprio quelli che noi – spettatori - abbiamo candidato a dar voce ai nostri sentimenti e a farci luce nei momenti inquietanti e bui della storia. Siamo soli dinanzi allo scandalo di tutti gli scandali: lo sfregio del corpo dei figli. Il sacrilegio della morte sull’immacolato fiore dei loro volti. Il rumore assordante delle banalità ripetute ad libitum dal solito stormo di opinionisti e pseudo giornalisti che continuano a dare risposte, ragioni, soluzioni a domande che non hanno mai avuto il coraggio di ascoltare, non riesce, tuttavia, ad anestetizzare l’umana coscienza e un languore spirituale continua ad esondare. Nel cuore di una madre presto diventa un grido, un urlo, una querela. Un delirio. Una sfida, una rivolta, un “no!” che si infrange sugli scogli del Cielo e della terra. Noi madri – non da intendersi meramente biologiche.. - diciamo: “No”!!! Gridiamo: “Nooo”… e non solo “Non più” ma ora, adesso, sui corpi di quelle bambine pretendiamo di aprire un’infiltrazione d’amore che si faccia vena calda di rugiada ancora per loro, divenga acqua di grembo per un altro germogliare che le faccia tornare alla luce! 
Perché le loro tenere membra corrano ancora sul prato dei sogni… perché tornino a scuola a imparare la giustizia e la pace, cosicché, un domani, possano esserne maestre per tutti. Per i vecchi pre-potenti teo- o demo- cratici che si dicano, repubblicani o tiranni, uomini o donne che siano. È terribile vedere donne e madri che sono oggi al potere restare in silenzio, in un disumano cinismo, dinanzi alle stragi delle e degli innocenti. Si dice: chi uccide i bambini ed anche tutti i civili in operazioni di guerra procede ad una “disumanizzazione” degli stessi. Io dico che chi oggi fa o concorre direttamente o indirettamente a fare tutto ciò – disumanizza anzitutto i nostri ragazzi soldati che costringono a obbedire ai loro ordini. Un ventenne non può sparare su bambini di sei o sette anni e persino sui neonati se non dopo essere stato in qualche modo “drogato” e disumanizzato. Prima dei soldati e delle soldatesse quanto a disumanizzazione ci sono solo i capofila: chi vive nell’isola corrotta del proprio arbitrio assoluto, chi impone di cancellare persino dai reperti di un Museo il nome di un popolo e di una regione dopo averli fisicamente devastati e umanamente decimati. Coloro che sovvertono l’ordine morale e chiamano “bene il male e male il bene” (cf. Is 5,20); chi rapina la terra occupandola e speculandovi sopra e coloro che usurpano il potere di vita e di morte e dicono dal podio dell’Imperatore: “abbiamo distrutto e tutto distruggeremo senza pietà”. Noi gridiamo: “No”!! Noi restiamo come perenni colonne di querela irrorate di lacrime dinanzi a quelle decine di piccole tombe, impietrite nel grido. Come Maria di Magdala faceva davanti alla tomba vuota di Gesù continuando a gridare: “Hanno portato via il Signore… e non sappiamo dove l’hanno posto” (Gv 20,2). Resteremo a cercare, a graffiare la terra, a mordere la pietra, a credere disperatamente che oggi è e dev’essere Pasqua! A sfidare ad occhi aperti e a pretendere gli occhi degli assassini dei nostri figli. 
Noi non deleghiamo ad ignobili politicanti le ragioni sull’opportunità che le nostre figlie vengano o meno uccise. E non gli permettiamo di scappare dopo che le hanno fatte esplodere in aria. Dovranno sentire come una fitta nel ventre il sibilo del nostro sconfinato dolore. Inconsolabile come quello di Rachele (cf. Ger 31,15) e testardo come quello della donna di Sunem (cf. 2Re 4). Anche David dopo aver fatto impiccare sette figli degli ebrei come “giusto” indennizzo di vendetta, se ne tornò tranquillo alla sua reggia. Ma la madre degli impiccati, Rispa – che significa “brace” – turbò le sue notti per un’intera stagione, finché egli non fu costretto ad alzarsi e ad andare a dar loro almeno la dignità della sepoltura che spetta agli umani (cf. 2Sam 21,10-14). Anche il re David oggi viene ad accusarvi, voi che a Gaza avete impastato di detriti e di polvere da sparo la carne dei cadaveri e del sangue dei bambini. Voi che avete tolto loro la dignità del vivere e anche quella del morire. Voi che oggi vi trovate a nuotare nel mare di un’altra banalità del male, che progettate alberghi di lusso irridendo al “paese dell’anima” di milioni di uomini e donne. Voi che invocate il nome di Dio perché faccia vincere le vostre guerre non avrete risposta da nessun Dio, proprio come i profeti di Baal che danzavano e si facevano incisioni sul corpo pensando di comprare anche la Sua complicità (cf. 1Re 18,20-29). Nessun fuoco scenderà sulla carne dei vostri sacrifici. Mentre noi madri, legate da un sovrano Amore, resteremo come colonne di speranza per le vite che avete spento nel corpo e pur anche per le vostre vite spente nel cuore e nell’anima.


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