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Natale giorno sabato 25 dicembre 2010 (Luciano Manicardi)

Is 52,7-10; Sal 97; Eb 1,1-6; Gv 1,1-18
 
La Parola di Dio che si fa evento storico di salvezza (I lettura), che sempre avviene in uno spazio e in un tempo precisi (II lettura), finalmente si è fatta carne (vangelo). Questo il vertice della volontà di amore e di incontro con l’uomo da parte di Dio.
L’incarnazione è la comunicazione della vita di Dio all’uomo in Cristo e questa comunicazione è un atto di amore. Il prologo di Giovanni, narrando la comunicazione della rivelazione di Dio all’umanità, non esprime un astratto concetto teologico, ma un evento vitale nell’ordine dell’amore. La rivelazione è comunicata con un atto di amore e come un atto di amore. In effetti, il Lógos, il Verbo che era “rivolto verso Dio” (pròs tòn theón: Gv 1,1), in posizione di ascolto e di colloquio intimo con il Padre, fatto uomo nel Figlio Gesù Cristo, ha narrato Dio agli uomini grazie al suo essere “rivolto verso il seno del Padre” (eis tòn kólpon toû patròs: Gv 1,18), cioè grazie alla sua obbedienza amorosa alla volontà del Padre. E questo ha consentito ai credenti di indirizzare la propria vita verso la comunione con il Padre: un senso possibile della forma verbale greca exeghésato (Gv 1,18: “ha narrato”, “ha fatto l’esegesi”), è “ha aperto la via”. Il credente che entra nel movimento di ascolto e obbedienza amorosa del Figlio, si immette nella via della comunione con il Padre. È così per il discepolo amato che durante l’ultima cena pone il capo sul seno di Gesù (en tô kólpo toû Iesoû: Gv 13,23) e riceve la rivelazione sul senso di ciò che sta avvenendo. Il vangelo che egli scrive è dunque frutto di questa comunicazione d’amore e permette al credente che si china su di esso di entrare nel mistero dell’amore di Dio. Commenta Goffredo di Admont, un monaco del XII secolo: “Il seno di Gesù è la Scrittura. Coloro che amano Dio si sforzano di conoscere la Scrittura al solo fine di pervenire a maggiore conoscenza di Dio, a scoprire in essa il cuore di Dio, il sentire di Dio. Quel sentire che fu in Cristo Gesù e che fonda anche la vita comune e la comunione fraterna”. L’intimità con la Scrittura conduce il credente a conoscere il cuore di Dio nella Parola di Dio e a ricevere la rivelazione della sua gloria. 


Il Verbo che si è fatto carne si è anche fatto libro, vangelo scritto, e come la fede è chiamata a riconoscere il Figlio di Dio nell’uomo Gesù di Nazaret, così essa è chiamata a riconoscere la Parola di Dio nelle parole umane della Scrittura. Come i vangeli sono la narrazione scritta della gloria di Dio, la vita di Gesù ne è la narrazione vivente. Con l’incarnazione la Parola si è fatta racconto, narrazione esistenziale.
L’incarnazione esprime l’evento per cui colui che era Dio (cf. Gv 1,1), è divenuto carne (cf. Gv 1,14): il verbo al passato si riferisce a un’azione puntuale, a un fatto storico, a un accadimento nello spazio e nel tempo. Il Dio invisibile ha reso visibile la sua gloria nella carne di Gesù Cristo. La carne, che indica la debolezza e la limitatezza, la fragilità e la mortalità dell’uomo, non è elemento che va negato o superato per incontrare la gloria divina, anzi, è il luogo della gloria di Dio.
Giovanni esprime questo applicando a Gesù, nel corso del vangelo, le affermazioni riferite al Verbo eterno nel prologo. Se il Verbo è “colui senza il quale nulla fu” (Gv 1,3), Gesù è colui senza il quale i discepoli non possono fare nulla (cf. Gv 15,5); se nel Verbo eterno “era la vita e la vita era la luce degli uomini” (Gv 1,4), Gesù dice di sé: “io sono la vita” (Gv 11,25; 14,3), e: “io sono la luce del mondo” (Gv 8,12). La carne glorificata di Gesù è la via che guida il credente alla comunione con il Padre. E solo l’accoglienza nella fede della propria carne (ovvero, della propria condizione umana limitata, contingente, caduca) come illuminata dalla luce della gloria di Dio e vivificata dalla resurrezione di Cristo, consente al credente di costruire rapporti di fraternità e comunione che narrino la luce e la vita di Dio agli uomini. Infatti, l’esperienza della gloria di Dio chiede di essere comunicata e la narrazione del Dio invisibile attuata dal Verbo fatto carne deve essere proseguita da parte dei figli di Dio.
LUCIANO MANICARDI
Comunità di Bose
Eucaristia e Parola
Testi per le celebrazioni eucaristiche - Anno  A
© 2010 Vita e Pensiero  

Fonte: MonasterodiBose

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