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«La Chiesa non può tacere. Chi promuove la guerra va scomunicato»


L'arcivescovo Ricchiuti (Pax Christi): «L'appello di Leone contro la guerra è stato coraggioso e realistico, sabato ci metteremo in preghiera e in ascolto del Papa. Come comunità cristiana saremo lievito di speranza. La tregua di Hormuz? Non mi fido dell'Americano, questa mi sembra solo la pace dei petrolieri». 

di Paolo Viana 
8 aprile 2026 

Mai più la guerra. L’appello di papa Leone è forte. Ma quanto è realistico sul piano storico? 
È fortissimo. Ed è realistico. Perché – ci risponde il presidente di Pax Christi, l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti – se l’Americano giunge a dichiarare che una civiltà sarà cancellata dalla storia dell’umanità, ecco, siamo alla follia. Bene ha detto Leone XIV: inaccettabile. Dichiarazioni di questo tenore sono inaccettabili nella forma e nella sostanza. Il Papa è coraggioso. E ci provoca quando nel messaggio per la pace cita sant’Agostino: chi ama la pace ama anche i nemici della pace; ma l’amore per il nemico è anche amore per la verità, il cristiano non risponde con schiaffi, ma con amore per la verità evangelica. Il resto viene dal diavolo. Il Papa, dunque, ha fatto benissimo a lanciare questo appello e addirittura ha temporeggiato, perché da troppo tempo l’Americano si lascia andare a queste “dichiarazioni”. Accompagnate dai missili. 

Perché lo chiama l’Americano? 
Chiamare per nome è riconoscere l’umanità di qualcuno. Chi parla così è innominabile. Che nome ha chi parla così? Dobbiamo amare l’uomo Donald Trump ma anche dire la verità sull’Americano che sta distruggendo il mondo. 

Le parole del Papa sull’Iran sono forti e ancora più forte è la destinazione dell’appello. Non il presidente Trump ma il Congresso degli Stati Uniti. Quindi l’Americano è “perso”? 
Così sembra. E una domanda sorge spontanea. Gli statunitensi dove sono? Migliaia di loro sono scesi in piazza, è vero, ma la domanda diventa di ora in ora più stringente: quand’è che repubblicani e democratici convergeranno nel riconoscere la pericolosità dell’Americano per l’umanità? Il Congresso deve uscire dal silenzio e votare l’impeachment. 

Questioni internazionali e questione morale: si dice spesso che la Chiesa è uno Stato – e lo è – con una sua diplomazia. Ma la pace fa emergere l’importanza dello stile diplomatico... 
Soprattutto su questi problemi come guerra e migranti che muoiono in mare, ho sempre ribadito una convinzione. Io non ho nulla da dire sul fatto che la Chiesa come Stato vaticano deve avere canali diplomatici. Il Papa riceve agnelli e lupi. A papa Francesco che lodava l’azione diplomatica risposi tuttavia, personalmente, che la Chiesa ha bisogno anche di profezia. Più profezia e meno diplomazia, se la seconda ci porta a esser reticenti. 

Nella Domenica delle Palme papa Leone ha parlato di mani che grondano sangue. Ha ricordato che “questo è il nostro Dio, un Dio che rifiuta la guerra”. Si potrebbe arrivare alla scomunica del presidente Trump? 
Il Papa si è rivolto ai cattolici impegnati in politica, dicendo che devono promuovere la pace. Il magistero dei Papi è chiaro. Un cattolico se promuove la guerra – vende armi, distrugge, ecc. – andrebbe scomunicato. In Pax Christi è in corso un’esplorazione teologica in questo senso. 

Qualche trumpiano potrebbe accusare il Papa di “ingerenza” esattamente come è stato fatto in Italia sui valori della vita e della famiglia? 
La Chiesa come comunità che nasce dalla sequela di Cristo non può tacere e non deve tacere su temi gravi per il popolo. Checché ne pensino i politici. Noi seminiamo, siamo e saremo lievito di speranza e di pace come ha detto il Sinodo. Siamo ingerenti? Sì, perché non ingeriamo certe cose. 

C’è la storia e c’è la cronaca: c’è il ruolo della Chiesa e ci sono le bollette dell’energia che schizzano alle stelle. Questa distanza tra i valori e la cruda vita di tutti i giorni la vivono tutte le generazioni – anche nel Medioevo i potenti duellavano e i poveri morivano di fame – ma nella società digitale, dove si può vedere tutto, non si “sente” un uomo che muore. Come evitare che anche l’appello alla pace abbia la volatilità di un post sui social? 
Il rischio è questo. Ritengo che l’impegno per la pace o è concreto oppure – come diceva don Tonino Bello – non si può ridurre a un vocabolo, dev’essere un vocabolario di cui cercare la concretizzazione ogni giorno, ritrovando il senso antropologico, oltre che cristiano, di una società rispettosa della vita dei poveri. Fructum iustitiae pax. La pace è frutto di giustizia. Il frutto è qualcosa di concreto. 

Annunciando la veglia per la pace in San Pietro, il Pontefice ha rilanciato il ruolo del dialogo contro la forza. Sicuramente moltissimi aderiranno, ma lei considera la preghiera uno strumento sufficiente dinanzi alle inutili stragi cui stiamo assistendo? 
Capisco la domanda. Capisco che molti possano chiedersi se la preghiera “serve” o basta ma penso che dobbiamo tornare a esser lievito. Non abbiamo fiducia nella preghiera perché siamo ancora “massa”. E noi stessi ci crediamo meno di quello che la realtà direbbe, perché ci conformiamo alla mentalità mondana. La preghiera è domanda ma è anche ascolto e Pax Christi per prima dovrà mettersi in ascolto del Papa e della Chiesa, sabato prossimo. 

Abbiamo vissuto per decenni una pace in cui – ci è stato detto – c’era meno libertà e più disuguaglianza. La fine dei blocchi, la globalizzazione, i Paesi emergenti... oggi ciascuno fa da sè e chi, come l’Europa, cerca di salvare uno spazio al diritto, deve piegarsi alla logica della prevaricazione. Esiste una via forte e storica alla pace e alla cooperazione tra i popoli? 
Vedo molta rassegnazione ma una via reale ci deve essere e va trovata. Un giornalista scrisse: “Non sono i pacifisti illusi, è la politica che continua a sbagliare”. Se c’è una via reale, adesso, è quella di manifestare per far capire ai politici che la loro ragion d’essere è tessere relazioni e non spezzarle. Chi crede nella pace non si stanca di ascoltare questi appelli, per quanti siano. E tanti saranno, finché non tacciono le armi. 

Come valuta la tregua per Hormuz? 
Delle parole dell’Americano non ho fiducia. La tregua? Serve la pace per tutti, non solo per i commerci. Questa mi sembra che sia solo la pace dei petrolieri.

 

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