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XXIX domenica del tempo Ordinario 17 ottobre 2010 Anno C Enzo Bianchi

Il brano evangelico odierno propone alla nostra meditazione un importante insegnamento di Gesù sulla preghiera: egli narra ai discepoli «una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi».
Gesù aveva già parlato del carattere di insistenza fiduciosa che deve contraddistinguere la preghiera, mediante la parabola dell’amico che disturba un altro amico nel cuore della notte per chiedergli del pane e non desiste finché non l’ha ottenuto (cf. Lc 11,5-8); più avanti, a conclusione del discorso escatologico, dirà: «Vegliate e pregate in ogni momento, perché abbiate la forza di stare in piedi davanti al Figlio dell’uomo» (cf. Lc 21,36). Qui racconta di una povera vedova che, grazie alla sua quotidiana perseveranza, piega l’indifferenza di un giudice ingiusto, costringendolo a farle giustizia. Di fronte all’ostinazione di questa donna, il giudice si trova infatti costretto a concludere: «Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
L’atteggiamento della vedova esprime bene le caratteristiche essenziali della preghiera richiesta da Gesù. Essa deve essere perseverante, non deve stancarsi di chiedere, di cercare, di bussare presso Dio (cf. Lc 11,9-10). Tale insistenza non è però finalizzata a «costringere» Dio a soddisfare i nostri bisogni (spesso così egoistici!); no, si tratta di esercitarsi a vivere un’esistenza contrassegnata da quella che i Padri chiamavano «memoria di Dio», di ricordare cioè che Dio è costantemente all’opera nella nostra esistenza e nella storia: questo ci condurrà a familiarizzarci con lui fino a discernere come vivere in modo conforme alla sua volontà. Dio vuole il bene per tutti gli uomini, vuole la vera giustizia, e ci chiede solo di accogliere questo suo desiderio attraverso l’apertura alla comunione con lui: ecco in cosa consiste l’autentica preghiera cristiana, da cui nascono concreti gesti di comunione in mezzo agli uomini.

Come la vedova non dobbiamo inoltre temere di manifestare la nostra debolezza, nella certezza che la nostra misera condizione di peccatori, posta davanti a Dio nella preghiera e trasfigurata dalla sua potenza, si muterà in una forza insperata, capace di illuminare e dare senso a tutta la nostra vita. La preghiera è infine «preghiera della fede» (Gc 5,15), nasce dalla fede e ad essa riconduce: la preghiera esige quella fede salda che consente di non tralasciare di pregare, di non cadere preda della rassegnazione o del cinismo causati dall’amara constatazione dei nostri e altrui fallimenti quotidiani, oppure – così pensiamo – dal fatto che Dio sembra ritardare il compimento delle sue promesse…
In questa prospettiva si comprende anche il commento di Gesù alla parabola, che chiarisce in che senso si possa parlare di una dimensione escatologica della preghiera. Egli afferma: «Se il giudice ingiusto agisce così, Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano a lui giorno e notte, e li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente». Poi conclude mettendo l’accento sul vero problema in gioco: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Poco prima Gesù aveva risposto alla domanda dei farisei: «Quando verrà il Regno di Dio?» (Lc 17,20), dicendo che il Cristo, il Figlio dell’uomo, verrà all’improvviso, sorprendendo gli uomini nella loro quotidianità più ordinaria (cf. Lc 17,22-38); ed ecco che qui aggiunge a sua volta una domanda, la domanda fondamentale: «Il Figlio dell’Uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». A noi che siamo tentati di chiederci: «Dov’è Dio?», «Dov’è la promessa della venuta del Signore?» (2Pt 3,4), risponde il Signore stesso, invitandoci non a porre domande astratte sulla fine dei tempi, ma chiedendoci conto della nostra fede, qui e ora: «Dov’è la vostra fede?» (Lc 8,25).
Sì, ogni giorno il credente non deve cessare di gridare al Signore con la propria vita, ancor prima che con le parole: «Maranà tha, vieni Signore Gesù, vieni presto!» (cf. 1Cor 16,22; Ap 22,20). Questa è la preghiera che nasce dalla fede e si traduce in un desiderio quotidiano dell’evento che noi cristiani dovremmo attendere con tutte le nostre forze: la venuta del Signore Gesù nella gloria, mediante il quale Dio instaurerà definitivamente il suo Regno di giustizia e pace per tutti gli uomini.
Enzo Bianchi

Fonte: MonasterodiBose

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