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«Il Papa riesce a comunicare anche se non parla. E il suo è un messaggio potentissimo»


Il cardinale Gianfranco Ravasi
«Anche Cristo nella passione parla pochissimo. 
Il silenzio è importante»

Il Papa comunica anche se non parla. Come Cristo: «Se entriamo all’interno di tutta la Passione vediamo che parla pochissimo». E i suoi limiti fisici veicolano un messaggio potentissimo. Persino con il suo silenzio. 
Il cardinale Gianfranco Ravasi in un’intervista al Messaggero parla della salute di Papa Francesco. Ma anche del suo problema con lo scandire le parole, eredità dell’ultima malattia che lo ha costretto a un ricovero di 37 giorni all’ospedale Gemelli. Perché «la comunicazione non è fatta solo di suoni. Non è solo verbale. 
Uno sguardo negli occhi può raccontare tantissimo. E poi c’è il silenzio che non sempre riceve la giusta collocazione». 

Gli atleti paralimpici 

Ravasi paragona Bergoglio agli atleti paralimpici: «Con le loro disabilità esprimono carattere, animo e forza di volontà. Il motto di questi atleti straordinari è ‘spirit in motion’, spirito in movimento. Il Pontefice già da quando è stato costretto alla carrozzina non ha avuto timore a esporre, mostrare i suoi limiti svolgendo il suo ministero con questo bagaglio: ha incontrato persone, ha predicato, non si è mai fermato». E ancora: «Esiste il silenzio eloquente che può valere dieci verbosi discorsi per esempio. E poi vi è la comunicazione del corpo». Come il pollice alzato in foto: «Esattamente. E poi ci sono i messaggi visivi negli stessi limiti della persona. È possibile realizzare grandi cose nonostante forti impedimenti personali». 

La grave malattia 

«Ricordo un sacerdote amico che nonostante la grave malattia che lo aveva colpito – non poteva fare quasi più nulla – trasmetteva alla sua piccola comunità la grande potenza della fede. Si affidava a Dio e proprio questa forza veniva recepita immediatamente. È stato un gran bell’esempio. Il silenzio, dunque, non è mai un limite. E poi non va dimenticato che la figura del Papa è anche un simbolo», dice il monsignore nel colloquio con Franca Giansoldati. 
Per Ravasi non conta il numero di parole: «Prendiamo la forza della poesia. Ci sono spazi bianchi che allargano il significato, evocano, fanno affiorare concetti, si intrecciano con la memoria e sono immediati da recepire». 

Come Cristo 

Il cardinale dice che il personaggio biblico che incarna maggiormente il silenzio è Cristo: 
«Una delle rare frasi pronunciate è rivolta a Giuda. “Amico per questo sei qui”. In greco sono solo due le parole dietro le quali si squarcia un destino, un mondo, una visione. In quel passaggio brevissimo c’è tutto il tradimento con le sue conseguenze. Oppure anche un altro passo del Vangelo quando Gesù è sulla croce. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”. In questa breve locuzione è circoscritto il silenzio di Dio». 

E ricorda che «Giovanni Paolo II ha esercitato il ministero con tanti limiti. Ricordiamoci di quando andò alla finestra per dare la benedizione e voleva dire qualcosa alla folla ma non vi riusciva per via del Parkinson. Furono i suoi gesti a parlare per lui. Francesco ora è in convalescenza e saranno i medici a suggerirgli quando potrà riprendere un ritmo di normalità senza affaticarsi. Benché già da adesso egli può fare tantissimo». 

Alba Romano

Fonte: Open


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