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Timothy Radcliffe “Sulla barca assieme a Pietro”

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L' osservatore romano pubblica, in una traduzione dell’originale inglese, la meditazione tenuta nel pomeriggio di mercoledì 7 gennaio, nell’Aula del Sinodo, dal cardinale domenicano Timothy Radcliffe. All’inizio dei lavori del Concistoro straordinario, il porporato ha riflettuto su un passo del Vangelo di Marco (6, 45-52): Gesù cammina sulle acque.

Siamo riuniti in questo Concistoro per offrire il nostro aiuto al Santo Padre nell’esercizio del suo ministero a servizio della Chiesa universale. Ma in che modo possiamo farlo? Domani Papa Leone offrirà una riflessione sul Vangelo del giorno, la moltiplicazione dei pani e dei pesci per i cinquemila uomini secondo il Vangelo di Marco. È stato suggerito che il testo che segue, Gesù che cammina sulle acque, possa offrirci alcune indicazioni sul nostro compito. 

Gesù comandò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo. Pietro non deve affrontare la tempesta da solo. Questa è la nostra prima obbedienza: rimanere nella barca di Pietro, con il successore di Gesù, mentre egli fronteggia le tempeste del nostro tempo. Non possiamo restare sulla spiaggia dicendo: «Io oggi non prenderei il largo» o «Preferirei un’altra barca». Gesù è solo sulla montagna, ma Pietro non deve essere lasciato senza compagnia. 

Giovanni scrive: «Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio dimora in noi ed il suo amore giunge a perfezione in noi». Se la barca di Pietro fosse colma di discepoli che litigano tra loro, non saremmo di alcuna utilità per il Santo Padre. Se invece viviamo tra noi nella pace e nell’amore, anche quando emergono divergenze, Dio sarà realmente presente, anche quando sembra assente. 

Nella tempesta, Gesù è lontano sulla montagna, eppure, dice il Vangelo: «Vide che faticavano a remare». Il suo sguardo è sempre posato su di loro. È come se volesse permettere loro di sperimentare la sua apparente assenza. Si prende il tempo necessario, attende che siano quasi esausti. Questa esperienza dell’assenza li prepara a un’intimità che non avrebbero mai potuto immaginare. Quindi sale sulla barca con loro. 

Anche noi, talvolta, ci sentiremo soli, logorati, esausti. Ma Gesù veglia su di noi e si farà più vicino che mai. Per questo non dobbiamo temere. Viviamo anche noi in tempi di tempeste terribili, segnati da una violenza crescente, dal crimine armato fino alla guerra. Il divario tra ricchi e poveri si amplia sempre di più. L’ordine globale nato dopo l’ultima guerra mondiale si sta sgretolando. Non sappiamo ancora quali esiti produrrà l’Intelligenza Artificiale. Se non siamo già inquieti, dovremmo esserlo. 

La Chiesa stessa è scossa dalle proprie tempeste: abusi sessuali e divisioni ideologiche. Il Signore ci chiama a navigare in queste tempeste e ad affrontarle con verità e coraggio, senza restare timidamente ad attendere sulla riva. Se lo faremo in questo Concistoro, lo vedremo venire incontro a noi. Se invece rimarremo nascosti sulla riva, non lo incontreremo. 

Marco ci offre un dettaglio singolare: «intendeva passare oltre». Il verbo greco tradotto con «passare davanti» è legato alla morte, come accade in inglese quando si dice che qualcuno «passes away» (si spegne). Si delinea così il modello della Settimana Santa: un pasto condiviso, la moltiplicazione dei pani per i cinquemila uomini; l’assenza di Gesù e la sua improvvisa apparizione. Già sul lago di Galilea i discepoli vivono, in anticipo, l’esperienza della morte e della resurrezione del Signore. Questo schema si ripeterà dopo la moltiplicazione dei pani per quattromila. 

In Marco, la Resurrezione è insieme radicalmente nuova e continuamente da rivivere, come avviene nel corso dell’Anno Liturgico. In Evangelii gaudium leggiamo come la vita cristiana sia sostenuta dalla memoria e dall’inesauribile novità di Dio. Agostino afferma che Dio è sempre più giovane di noi! 

Nel Concistoro, alcuni di noi saranno custodi della memoria, valorizzando e custodendo la tradizione. Altri sapranno gioire più intensamente della sorprendente novità di Dio. Memoria e novità, tuttavia, sono inseparabili nel dinamismo della vita cristiana. Le nostre discussioni prenderanno vita se sapremo essere insieme radicati nella memoria delle grandi opere compiute dal Signore ed aperti alla sua perenne e sempre nuova freschezza. Non c’è alcuna competizione tra le due. 

I discepoli erano «completamente sbalorditi perché non avevano compreso il segno dei pani: il loro cuore era indurito». Nella Bibbia il cuore è anzitutto la sede del pensiero e dell’intelligenza, più che delle emozioni, che vengono invece collocate nelle viscere. Come ha osservato uno dei miei confratelli, nella Bibbia tutto accade cinquanta centimetri più in basso. 

I discepoli avevano nutrito i cinquemila, ma restavano intrappolati nella vecchia logica del calcolo. Tutto ciò che erano riusciti ad offrire erano cinque pani e pochi pesci. Dovevano scoprire che, nella logica del Regno, i loro piccoli doni erano più che sufficienti per migliaia di persone. Il Signore della mietitura compie miracoli con ciò che offriamo. 

Di fronte alle grandi sfide del mondo e della Chiesa, potremmo sentirci come se avessimo poco da offrire. Cosa possiamo dire o fare che possa davvero fare la differenza? Eppure, con la grazia di Dio, il nostro poco sarà più che sufficiente. Non induriamo il cuore, ma apriamolo ai doni incalcolabili di Dio, che ci concede la grazia senza misura se apriamo le mani e le orecchie a Lui e agli altri.  

Fonte: L' osservatore romano


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