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Enzo Bianchi "Il dovere della speranza"

La Repubblica 
  2 settembre 2024
per gentile concessione dell’autore. 

La violenza delle guerre ai confini dell’Europa e nel Mediterraneo orientale spinge ad un pessimismo largamente condiviso che minaccia le nostre speranze.

Soprattutto la sensazione di essere alla vigilia di una guerra tra i Paesi Nato e la Russia emerge dalle notizie dell’espansione del conflitto e dell’intensificarsi dell’offensiva anche in terra russa. 
In questa situazione di depressione nella quale non sono più eloquenti le proteste, le manifestazioni nelle piazze, le indignazioni e le rare iniziative di massa a favore della pace: che cosa sperare? 

Sì, dobbiamo porci la domanda di tanti: “Che cosa posso sperare?”. 

Perché la speranza non può venir meno nell’umanità, dunque in ciascuno di noi. La speranza è al cuore della condizione umana. 

Infatti, l’uomo è l’unico animale che ha l’audacia di sperare. 

Amo pensare il detto latino homo spes erectus come l’uomo che si è eretto, alzato, elevato quando ha cominciato a sperare, e proprio la speranza germinata nel suo cuore gli ha dato la postura eretta. 

Perché eretto, l’uomo cammina guardando avanti, verso il futuro “impegnato in una attiva lotta contro la disperazione” (Gabriel Marcel). 

Ecco il dovere per il quale dobbiamo esortarci alla speranza e ravvivare la speranza anche in queste situazioni di crisi, per attraversarle nella consapevolezza che il grande nemico della speranza è l’indifferenza. La virtù teologale della speranza è stata sempre meditata dalla tradizione cristiana, ma ci può essere speranza per l’essere umano che non confessa di credere in Dio? 

Sono convinto che ogni essere umano anche areligioso, che certo non può nutrire una speranza al di là della morte, vive però di speranza sulla terra. È la speranza che nasce dalla sua fede-fiducia nell’umanità, la quale compie un cammino di umanizzazione lottando contro le forze mortifere sempre presenti nelle battaglie. 

Affrontando le crisi drammatiche e facendo fronte alle situazioni negative gli uomini compiono un cammino verso un’umanità migliore. Non che l’essere umano sia sempre migliore di quelli che lo hanno preceduto, ma ci sono conquiste e progressi verso una vita più bella e buona, degna e retta per molti popoli. 

Sì, c’è speranza in chi abbandona le terre dell’Africa e si mette in viaggio disposto a rischiare la vita per trovare pane e libertà. C’è in chi lascia la Siria, l’Ucraina e Gaza perché nutre la speranza di vivere alcuni anni nella pace. Ci sono poi le speranze personali di uomini e donne che nella malattia sperano una guarigione che tarda a venire. 

La speranza non va vissuta nella solitudine: si spera insieme. Si spera con tutti quando la speranza ha un orizzonte collettivo che ci fa sentire sotto un unico destino. Si spera per tutti, perché la speranza è un desiderio del cuore umano capace di estendere uno sguardo che abbraccia tutti. 

Sperare per tutti è l’atto di piena umanità. Dice un sapiente buddista: “Sarai pienamente riuscito quando sarai capace di sperare per tutti, allora il tuo animo sarà cosmico”.



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