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Enzo Bianchi "Che cos’è l’uomo?"

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La Repubblica 
  20 novembre 2023
per gentile concessione dell’autore. 

Per la prima volta nella storia l’umanità è costretta a uscire dalla logica della guerra tra i popoli e del depauperamento incondizionato dell’ambiente. Sembra che possa iniziare un’inversione di tendenza con l’assunzione di consapevolezza che così non si può andare avanti, pena la distruzione dell’umanità e la desolazione della terra. Se negli ultimi decenni avevamo constatato in maniera crescente di procedere a grandi passi verso la barbarie (e lo abbiamo denunciato più volte su queste colonne!), sembra ora emergere una reazione che non è ancora quell’“insurrezione delle coscienze” invocata da Pierre Rabhi, ma è un ribadire nuovamente il bisogno urgente di umanizzazione.

Sono significativi, a questo proposito, i titoli di alcuni saggi filosofici e sociologici che chiedono di umanizzare la modernità, la politica, la società... Di fronte alle crisi globali che si sono abbattute su di noi, come affermare un umanesimo che sia un obiettivo perseguito dalle diverse umanità che sono parte di un tessuto della vita, della comunità globale? 

La domanda seria, urgente che dobbiamo porci non è su Dio ma sul mondo umano: “Che cos’è l’umano?”. Domanda in realtà antica, che significativamente ritroviamo all’inizio e alla fine del Salterio ebraico: “Che cos’è l’uomo?”. 

Dobbiamo rifarci queste domande soprattutto oggi, perché l’umano è schiacciato tra l’inumano e il post-umano. 

L’inumano lo conosciamo bene come possibilità di depredazione e negazione dell’umano stesso: quando l’uomo è ridotto ares,cosa, umiliato e ridotto al nulla, stravolto dall’odio e dalla violenza, misconosciuto nei migranti che invocano solo compassione, l’inumano regna e nega il volto alla persona. Certamente resta sempre un impegno il discernimento del disumano anche nella nostra vita quotidiana, nei rapporti personali tra familiari e conviventi, là dove viene a mancare la parola indirizzata, il rispetto che sa riconoscere l’altro, la mitezza che può assicurare la pazienza reciproca. 

Tuttavia oggi l’umano è sfidato anche dal post-umano, da quel nuovo stadio evolutivo dell’umanità nel quale l’intreccio tra biologia e tecnologia diventa sempre più onnipresente. Dovremmo nutrire molta trepidazione di fronte a queste nuove opportunità che potrebbero arrivare a negare il corpo per sostituirlo con strutture artificiali munite di elementi di intelligenza umana. All’homo sapiens succederà la macchina sapiens? E questo non è forse segno di un delirio di onnipotenza che vorrebbe essere capace di transumanesimo fino a negare la mortalità? Nutro una tale fiducia nell’umanità da non credere possibile tale deriva e resto convinto che ancora una volta l’homo sapiens saprà rispondere in modo vitale alla domanda che lui solo sa porsi: che cos’è l’uomo? 

Perché c’è nell’umanità un sigillo che può essere calpestato e negato, ma che è indistruttibile e giace come indistruttibile nel suo profondo: la fraternità. Questa ha la forza di emergere così come la terra dopo l’acqua, il fuoco, il vento, lascia spuntare l’erba e riprendere la vita.



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