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Armando Matteo: riportare i giovani a Messa? Smettiamo di fare i "Peter Pan"

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 Avvenire 22 febbraio 2023

Riportare i giovani a Messa? È una questione fondamentale, perché ha a che fare con la capacità della comunità cristiana di trasmettere al fede, ma anche di aiutare i giovani a diventare adulti. Ne è convinto don Armando Matteo, teologo e segretario per la sezione dottrinale del Dicastero per la dottrina della fede, autore, tra l’altro, del libro «Riportare i giovani a Messa. La trasmissione della fede in una società senza adulti» (Ancora Editrice, 128 pagine, 13 euro).

Un testo, che senza giri di parole affronta alcuni nodi cruciali della cura pastorale delle nuove generazioni. A partire dal Sinodo dei 2018: nel libro Matteo afferma che il Sinodo pare aver avuto un effetto contrario agli intenti iniziali. «Il Sinodo “sui giovani” e “dei giovani” è stata una grandissima esperienza di Chiesa – spiega il teologo –. Il limite di quell’evento è che ha prestato scarsa attenzione al tema della rottura nella trasmissione generazionale della fede. Si pensi che nei documenti sinodali non appare neppure il riferimento al numero 70 di Evangelii gaudium, che quel tema ha evidenziato con tutta la chiarezza e la gravità del caso. Il Sinodo ha sostanzialmente ribadito la disponibilità della comunità ecclesiale ad andare incontro al mondo giovanile, per ascoltarlo e accompagnarlo nelle scelte di vita – afferma don Matteo –. Non ha, invece, sollecitato i credenti e i pastori a chiedersi perché la maggior parte dei giovani vive ormai senza Dio e senza Chiesa, invitando dunque ad una rifondazione completa della pastorale giovanile».

Secondo il teologo la Chiesa oggi ha bisogno di adulti che riscoprano la bellezza dell’essere adulti, mostrino ai giovani che “vale la pena” diventare adulti e testimonino come la fede cristiana di fatto completi l’esperienza dell’adultità. «Senza adulti “adulti” – sottolinea –, avremo sempre una paralisi dell’educativo e un aggravamento della rottura nella trasmissione generazionale della fede».

Non si può non chiedersi quindi se forse la Chiesa non abbia bisogno di un Sinodo sugli adulti e sul modo in cui la fede aiuti a diventare ed essere adulti. «Mi pare che questo sia il vero punto – risponde don Matteo –. Lavorare in modo che, per gli adulti e per le adulte del nostro tempo, il cristianesimo sia percepito come qualcosa di decisamente opportuno per una vita buona e compiuta».

Il segretario del Dicastero per la dottrina della fede parla di un mondo di eterni Peter Pan, un mondo in cui la fede è ancora associata all’idea di una vita di pena ed è considerata solo uno strumento per superare le asperità, un mondo in cui è possibile vivere senza la fede. Ma in questo mondo, gli chiediamo, è ancora possibile trasmettere la fede e, soprattutto, trasmettere la fede come esperienza di gioia? «Questa è la sfida possibile che abbiamo davanti – risponde –: passare da un cristianesimo della consolazione ad un cristianesimo della gioia, da un cristianesimo del conforto ad un cristianesimo dell’innamoramento, da un cristianesimo dell’accompagnamento ad un cristianesimo dell’incontro. E tutto questo avendo come destinatari principali gli adulti».

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