Rosanna Virgili "Giorgio e Giunia"

stampa la pagina
A parte il senso del ridicolo del nostro: “Il Presidente”, io mi metto nei panni della lingua italiana e mi dolgo amaramente del fatto che, dopo decenni che per indicare il femminile s’è dovuta servire di collettivi al maschile, adesso debba perdere persino l’uso del femminile per esprimere una parte, una persona, una donna. Ahimè che tristezza veder scomparire il gentil genere persino dalla grammatica che – con spirito democratico – dava spazio anche a quelle “opposizioni” che furono le donne. Secondo diverse teorie scientifiche si potrebbe rischiare persino di sopprimere l’identità, se non altro culturale, delle stesse. 

In effetti il Presidente è determinato nel non voler presentare alcuna differenza che possa segnalare un’alterità femminile: persino i meloni con cui ha giocherellato la sera prima delle elezioni – peraltro in tempo di silenzio elettorale! – sembrava che indicassero i seni femminili invece volevano alludere ai testicoli degli uomini. 

Questo non sarebbe, peraltro, che un banale segno del fatto che il Presidente non voglia essere, in realtà, che una misera maschera del più volgare e anacronistico maschilismo. Si badi bene, in tutti i sensi: politico, economico, etico, culturale. Di più: Egli intende persino superarlo! Il buon vecchio patriarcato, infatti, ed anche l’androcentrismo del passato non solo lasciavano almeno la dignità di un articolo e di una desinenza propria all’altro sesso, ma, talvolta, ne ammiravano – o fors’anche invidiavano! – l’intelligenza, la sapienza e la gentilezza. 

Il “primo” Presidente ha fatto ben altro: ha spento anche i colori del mondo femminile, rifiutando quel “la” al titolo del Suo incarico e vestendosi di nero, insieme ai Suoi ministri, nel primo giorno al Quirinale. Quale bandiera più simbolica da ammainare sulle donne che, al tempo degli uomini soli al potere, erano viste, invece, come arcobaleni di novità e di bellezza, pronte a liberare i Palazzi dalla loro muffa tutta maschile, dal vecchiume corrotto e dal loro tristissimo grigiore? 
C’erano, sì, anche alcune ministre elegantissime in bianco ma, piccola goccia nella grande macchia nera, sembravano dare solo un’aristocratica variante del colore del lutto. 

Non c’è che dire: “Il Presidente” è proprio un lutto espressivo per le donne e, ancor più, per i nostri bambini delle elementari che – attoniti davanti alla Tivù - vedendo una figuretta bionda coi capelli lunghi, pensano che i giornalisti stiano incappando in un errore madornale. Una nuova barbarie che qualcuno – già salito sul carro del Vincitore – osa ancora chiamare: una bella novità, una buona notizia! 

Vorrei chiedere a “Il Presidente”: ma non era Lei che doveva rendere l’Italia sovrana? E come mai ne uccide proprio la lingua? Non avrebbe dovuto, piuttosto, esaltarne tutte le potenzialità in specie quelle del femminile? E come mai Lei, per parlare di Sé, di cose che fanno parte della Sua storia più personale adopera addirittura forme idiomatiche di un’altra “nazione” quella inglese? 

E come mai la sua retorica è così deserta di qualsiasi elemento di memoria storica e spirituale della nostra penisola che si adagia sul Mar Mediterraneo ed è stata punto d’incontri, bacino e canale delle civiltà d’Oriente e d’Occidente? Cortile sulla spiaggia di banchetti e simposi gravidi di visioni aperte all’ecumene? 

E ancora: e come mai Lei si definisce “cattolico”, come ha fatto in Spagna prima di diventare “Il Presidente”? (beh, lì in effetti ha detto, “cattolica”, usando il femminile in via affatto opportunistica, come adesso credo che stia facendo col maschile). 

Ma cos’ha di cattolico Lei, “Il Presidente”? 

Sa per caso che Giovanni Paolo I aveva osato – già nel lontano 1978 - fare il contrario – di quanto ha fatto Lei – con la Maestà divina dicendo: “Dio è madre”? Ma visto che Lei doveva essere, allora, ancora in fasce, veniamo all’oggi. 

Sa per caso cos’è la Fratelli Tutti? È l’ultima enciclica (= testo dogmatico, dottrinale che tutti i cattolici dovrebbero non solo conoscere ma anche osservare) in cui Papa Francesco esprime un’idea politica del mondo – quindi anche dell’Italia – OPPOSTA a quella di “Fratelli d’Italia” che penso sia il Suo partito di provenienza (ma forse adesso Lei, pur di accreditarsi in Europa gli cambierà nome… del resto si è già dimostrato un campione di coerenza.. sì, quella del cambiare idea su tutto, pur di avere il potere); e dire “fratelli d’Italia” è, in realtà, un’eresia nell’ottica di quella fratellanza universale che la Fratelli Tutti insegna e predica. 

Sa che noi donne cristiane e cattoliche abbiamo impiegato secoli perché una donna, citata nella Lettera ai Romani (16,7) che si chiamava Giunia, trovasse, finalmente, posto nel ruolo di un apostolo? Fino ai primi decenni del secolo scorso, infatti, ancora veniva citata col nome di “Giunio” perché non era accettabile che, tra gli Apostoli, appunto, ci potesse essere anche una donna. Finalmente siamo riusciti (uomini e donne cristiani) a onorare non solo la grammatica greca del testo originario di Paolo ma anche ad avere un’“Apostola”! Grande è la potenza di una vocale finale! 
E perché mai Lei, Primo Ministro (donna) vuole essere chiamato “Il Presidente”? Perché vuole seppellire i germogli di un presente liberato dalle oscurità del passato? 

Capisce in quale mondo, in quale momento della storia – anche di quella ecclesiale nonostante i suoi biblici ritardi.. – stanno cadendo le Sue bizzarre trovate? 
Gli italiani la stimano troppo per sospettare di una così cieca ignoranza ed io stimo troppo gli italiani (i cattolici in primis) per pensare che, invece, siano loro a non aver presente l’attualità della Chiesa e del passo della nostra civiltà europea rispetto ai Suoi virili sentimenti. 

Qualche giorno fa è stata pubblicata una lettera di Papa Francesco ad Alessia Nobile, l’autrice de: “La bambina invisibile”. Una cosa in particolare l’ha commossa da parte di Papa Francesco: che l’avesse chiamata “sorella”, essendo lei una transgender. 

Presidente, faccia un favore: si commuova anche Lei della bontà degli italiani che la chiamano “Il Presidente” ob torto collo, e sia pietosa anche Lei: dica ai suoi cattolicissimi “fratelli di governo” (a cominciare dal Presidente della Camera) di non erigere muri di disprezzo su nessun cittadino/a italiano/a e, tanto meno, di arrogarsi l’autorità di escludere qualcuno dalla dignità di essere un figlio/a di Dio come non fa nemmeno il Vescovo di Roma. 

Siamo disposti pure a chiamarla “Giorgio” ma non possiamo arrivare a darle del: “Re Giorgio I d’Italia”. Come Lei ben saprà – direbbe Totò – siamo cattolici mica anglicani! 

stampa la pagina

Ultimi articoli