Donatella Scaiola “Donne e potere nella Bibbia”

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Siamo una bella squadra che cerca di lavorare insieme all’interno di un serio cammino di formazione”. Un’immagine dal sapore sportivo, evocata dal direttore don Stefano Zeni e richiamata anche dall’arcivescovo Lauro, incarna lo spirito con cui l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Romano Guardini e l’Istituto Teologico Affiliato cercano di dare risposta all’ansia di conoscenza nel campo teologico sul territorio trentino. La prolusione del nuovo Anno Accademico (2021-2022), martedì 8 febbraio, (preceduta anche dalle parole di don Andrea Decarli, don Tiziano Telch e Leonardo Paris) è stata affidata alla biblista Donatella Scaiola sul tema “Donne e potere nella Bibbia”.

Debora ed Ester

Soffermandosi sulle pagine dell’Antico Testamento, la studiosa si è concentrata in particolare sulla profetessa Debora (dal Libro dei Giudici) che “cambia le prospettive di genere, parlando a nome di Dio” e sulla regina Ester (dal Libro omonimo).  “La loro storia – sottolinea Scaiola –,   mostra un Dio nascosto, la cui presenza va individuata nella storia, un Dio che consegna dei valori che ritroviamo rappresentati nella diaspora, nella marginalità, nella debolezza”. “Entrambe incarnano un modello di potere come servizio, che si esprime soprattutto nell’esposizione di sé: una scelta che non garantisce il successo ma che rappresenta per noi una lezione di particolare attualità”.

“Anche nella Chiesa le donne possano decidere”

Un concetto sul quale si era ampiamente soffermato nel suo intervento introduttivo l’arcivescovo Lauro: “Lo spirito ci aiuti – ha detto – a riscrivere la modalità con cui gestire il potere, sulle corde di quella interpretazione stupenda che ne ha fatto Gesù di Nazareth in quei piedi lavati e in quel suo abbassarsi che è la cifra su cui pensare il potere”. Circa poi il rapporto tra donne e potere don Lauro nota: “Se spesso nella Chiesa il potere ha assunto la connotazione di violenza, aggressività e dominio, è perché nella Chiesa le donne sono lontane dall’assunzione di responsabilità più grandi. L’auspicio è che, rileggendo le pagine della Scrittura, possiamo avere il coraggio di inserire in maniera strutturale le donne lì dove si prendono decisioni nella Chiesa, per impedire al potere – conclude l’Arcivescovo – di diventare arbitrio e per essere invece forza mite del meraviglioso Dio che, proprio perché ha potere, si abbassa per servire”.


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