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dom Bernardo Gianni predicherà gli Esercizi al Papa

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San Miniato al Monte è un punto di riferimento spirituale e culturale per la città di Firenze. Lo è sempre stato. Ancor più lo è oggi da quando l’attuale abate, dom Bernardo Gianni, ha aperto le porte dell’Abbazia a visite periodiche e a numerose iniziative.
L’anima di Firenze si riflette come in uno specchio nell’anima di San Miniato, luogo di bellezza, di incontro, di comunione, di apertura verso l’oltre e l’Altro. “Haec est porta coeli" (“Questa è la porta del cielo”), si legge sulla soglia della Basilica. Giorgio La Pira, il “sindaco santo”, aveva intuito in San Miniato il simbolo più rappresentativo della “città posta sul monte”, il laboratorio di convivenza evangelica segno e sogno profetico di pace.

Ha guardato a San Miniato al Monte anche papa Francesco per individuare il predicatore per gli esercizi spirituali della prossima Quaresima. La scelta è caduta proprio su padre Bernardo, a conferma del legame del Pontefice con la terra fiorentina. L’abate è stato anche uno dei principali artefici dell’organizzazione del Convegno ecclesiale nazionale, “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, che nel 2015 vide a Firenze proprio Papa Francesco, che dom Bernardo ha incontrato di nuovo meno di un anno fa, il 18 aprile 2017, in Vaticano, durante l’udienza in occasione dei 125 anni della Confederazione Benedettina.

Nato a Firenze nel 1968, al secolo Francesco Gianni, ha vissuto a Prato dalla nascita e si è convertito, come racconta lui stesso, nella notte di Natale del 1992 nella chiesa delle Benedettine di Rosano a pochi chilometri da Firenze. Di lì a pochi giorni è salito a San Minato al Monte iniziando il percorso di noviziato tra i benedettini olivetani sfociato prima nei voti solenni e poi nell’ordinazione sacerdotale. Nel 2009 diventa priore, una sorta di “prova generale” prima di diventare abate il 13 dicembre 2015. Con lui inizia il rinnovamento della comunità monastica, l’apertura verso la città, l’accoglienza di tante persone in cerca di ascolto, senso, consolazione, fede.

Dom Bernardo, uomo di grande cultura oltre che di profonda spiritualità, è anche un monaco social, seguitissimo sui principali network. Così anche il recente millenario della Basilica di San Miniato è stato celebrato in un intreccio inedito di linguaggi ed espressioni. Al Papa e alla Curia romana, dal 10 al 15 marzo presso la Casa Divin Maestro in Ariccia, parlerà di “Città dagli ardenti desideri”, “Per sguardi e gesti pasquali nella vita del mondo”. Per farlo farà riferimento a La Pira, ma anche a un altro grande innamorato di San Miniato al Monte, il poeta Mario Luzi. (articolo di Avvenire del 27 febbraio 2019 a cura di Riccardo Maccioni)

DOM BERNARDO: «DIO, LUZI, LA PIRA, I MIEI ESERCIZI AL PAPA»
(Famiglia Cristiana del 28 febbraio 2019 a cura di Chiara Pelizzoni)

Se provi a contattarlo su Facebook non è possibile perché ha già raggiunto 5000 amici, Padre Bernardo Francesco Maria Gianni, il monaco benedettino olivetano classe 1968 che papa Francesco ha scelto per guidare gli esercizi spirituali di questa Quaresima ama il silenzio, ma, figlio del suo tempo, “abita” i social. Lo raggiungiamo così al telefono, abate di San Miniato al Monte di Firenze dove accoglie la nostra richiesta travolto dall’inevitabile notorietà.

Come ci si prepara a guidare gli esercizi spirituali del Papa?

«Pregando, cercando di fare il più possibile la vita che il Signore mi ha chiesto di fare, vivendo coi fratelli nella responsabilità della paternità e poi cercando di intuire le tracce, gli argomenti, l’asse portante per l’utilità spirituale di chi mi deve ascoltare. Non oso nemmeno pensare di poter essere utile al Papa per non peccare di presunzione»

Come ha scelto il tema degli esercizi?

«Partendo da un dato reale legato alla mia vita: il nesso tra città e monastero, realtà che sono in profonda connessione come a Firenze ha insegnato Giorgio La Pira. Esattamente quello che viviamo qui, uno sguardo dall’alto su Firenze. Ecco perché la poesia di Mario Luzi con le sue immagini evocative fa da cornice a queste giornate»

Come si rende universale un’esperienza particolare?

«Questo è un servizio che deve fare lo Spirito Santo» sorride. «Credo che il Papa ci insegni il primato di uno sguardo sulla realtà, concetto che ritorna insistente nell’Evangeli Gaudium. La città come luogo dove Dio abita e vive, un tema centrale per il Magistero e la sensibilità di Francesco e della Chiesa universale»

Dal particolare all’universale attraverso la sua vita

«Io l’ho detto al Papa che non avevo titoli accademici quando mi ha telefonato e lui mi ha subito risposto che andava bene così. Allora ho pensato che l’argomento doveva essere una realtà indagata fino in fondo ed ecco la comunità davanti alla città: portatrice di accoglienza, ascolto e condivisione caratteristiche del nostro quotidiano. Il tutto rielaborato a partire dalla mia esperienza: di uomo mediocre e semplice che ha vissuto il dramma dell’assenza di Dio e la gioia della riscoperta. Quindi al di là di una fede “impacchettata”. Infine, con un taglio tipico dell’esperienza monastica: Quaerere Deum, ovvero cercare Dio, un’espressione di San Benedetto antica e moderna insieme»

Perché proprio lei?

«Penso per la piccola paradossalità di un monastero sì, ma davanti alla città. In questo continuo sconfinare nella città che avvalora un tratto tipico del Papa che ci chiede di essere una Chiesa in uscita, nella fattispecie una chiesa che odora di città».
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