Dare la vita cambia il mondo: I monaci di Tibhirine

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Milano, lunedì 12 novembre 2018, 
il Centro Culturale di Milano in collaborazione con Oasis 
ha organizzato un incontro dal titolo 
Dare la vita cambia il mondo. I monaci di Tibhirine



In occasione della pubblicazione del libro “La nostra morte non ci appartiene” Ed. Emi

Sono intervenuti:

➧Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo emerito di Milano
➧Padre Thomas Georgeon, Postulatore della Causa di Beatificazione dei religiosi algerini, Abate emerito del Monastero trappista Nostra Signora del SS. Sacramento, Frattocchie

➧coordina Giorgio Paolucci, Giornalista

Tra il 1992 e il 2001 ’Algeria è stato il primo Paese del Mediterraneo a vivere il livello di guerra civile che l’islamismo ha portato nel cuore di culture e nazioni.
La morsa tra islamisti ed esercito provocò centocinquantamila morti e ha visto cadere anche 19 religiosi cattolici, suore, consacrati, monaci, il vescovo di Orano, la città dove soggiornò a lungo lo scrittore Albert Camus.

Vite innocenti cadute stroncate dalla furia omicida che bollava umili religiose e uomini di preghiera, amati dalla popolazione, con l’epiteto di «crociati».
La vicenda della chiesa in Algeria è una delle pagine più evangeliche del Novecento. Una presenza semplice, spoglia, libera e fedele a Cristo, soprattutto durante il dramma del terrorismo islamista.

Papa Francesco ha riconosciuto il martirio di questi «testimoni della speranza» elevandoli agli altari e indicandoli come principio di vita.
Uomini e donne che, mentre intorno a loro migliaia di persone venivano massacrate, non sono fuggiti né si sono messi in salvo, ma hanno deciso di restare a fianco dei propri fratelli e sorelle a costo della vita.

In questa scelta di libertà, che ci interroga oggi personalmente e pubblicamente, raccontata anche nel celebre film “Uomini di Dio” sui Monaci di Tibhirine, si staglia la grandezza di questi “uomini nuovi”, che avevano già donato la vita nel quotidiano.
E perciò hanno accettato anche il rischio di una fine violenta, poiché “la nostra morte non ci appartiene” come affermò nel suo testamento l’abate di Tibhirine Christian de Chergé.

Quale indicazione viene per noi uomini della città e della democrazia, riguardo alla vita quotidiana –alla nostra vita e alla nostra morte- ed anche ai conflitti che sfiorano l’indifferenza delle nostre società o toccano drammaticamente la nostra prospettiva di convivenza?

Queste storie di fede e umanità, raccontate dal postulatore della causa di beatificazione, padre Georgeon, continuano a parlarci con la forza inesauribile dei martiri di ogni epoca.
«Se ci succedesse qualcosa, vogliamo viverlo qui, solidali con tutti gli algerini che hanno già pagato con la vita» Fratel Michel Fleury, monaco di Tibhirine.


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