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Gesù medico a tutto tondo, del corpo e dell’anima




La riflessione del dottor Roberto Antonio Bianchi sull’aspetto medico-scientifico degli insegnamenti evangelici SILVIA LUCCHETTI/ALETEIA 7 LUGLIO 2016

Sani e salvi. Le terapie di Gesù medico” (Effatà editrice) è il libro del dottor Roberto Antonio Bianchi medico-chirurgo che da diversi anni dirige a Cremona una clinica, dove studia e applica con successo varie terapie naturali, a tanti pazienti affetti da patologie anche gravi. Con questo testo l’autore si interroga e giunge a rispondere affermativamente alle seguenti domande:


I miracoli operati da Gesù forniscono anche insegnamenti medico-scientifici?
Oltre agli insegnamenti spirituali, la Bibbia contiene anche indicazioni terapeutiche?
La nostra salute fisica è influenzata anche dalla qualità delle emozioni che coltiviamo?

Nell’introduzione di Marco D’Agostino si sottolinea che «Gesù stesso in due occasioni si definisce un medico, venuto per sanare i malati», occupandosene come uomini nella loro totalità. «A lui non interessa la malattia, ma la persona, il suo pensare, il suo sentire. Ama il paziente sempre, anche quando quest’ultimo non lo ascolta”. “Il suo amore di predilezione per gli infermi non ha cessato, lungo i secoli, di rendere i cristiani particolarmente premurosi verso tutti coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Esso sta all’origine degli instancabili sforzi per alleviare le loro pene».

QUAL È IL SIGNIFICATO DELLA MALATTIA PER GESÙ?

«Per Gesù la malattia è una condizione di debolezza e squilibrio che richiede tanta fede per guarire: (…)Gesù lo dice chiaro: la malattia nasce da dentro l’uomo, è una forma di inquinamento di pensiero e azione. Sono i cattivi pensieri che inquinano l’uomo: invidia, impudicizia, ira. «Dal cuore, infatti, provengono propositi malvagi, omicidi, adultèri, impurità, furti, false testimonianze, calunnie». (…)La malattia ha quindi uno scopo, ci può essere d’aiuto in qualcosa: se imparassimo a guardare con occhi diversi la malattia, un dispiacere, un contrattempo, potremmo capire cosa quella situazione ci vuole insegnare. Ma come facciamo a capire? Quando abbiamo una di queste difficoltà, chiediamoci: «Che scopo può avere nella mia vita?». Spesso non capiamo subito, ma con pazienza e umiltà, quando saremo pronti, lo capiremo. E allora faremo ulteriori passi. La malattia può essere un segno».

L’ORGANO MALATO RIVELA LA FONTE DELLA SOFFERENZA INTERIORE

L’autore ci porta a riflettere sul fatto che l’organo colpito da una certa malattia ci indirizza ad individuare la fonte degli squilibri che hanno contribuito a determinare la patologia del paziente: «Secondo le varie scienze sia antiche (medicina ebraica, mediorientale) che moderne (la medicina psicosomatica e la attualissima psico-neuro-endocrinoimmunologia), è oggi più chiaro che ogni organo è collegato con il nostro sentire e pensare e che il sistema nervoso diffuso collabora con le cellule immunitarie e staminali in ogni organo. (…) Ogni organo quindi non rappresenta solo un «pezzo meccanico» del corpo, bensì svolge anche un ruolo, un compito legato ad un particolare significato. Non solo: è ormai evidente che gli organi «sentono», esprimono e sono collegati a sentimenti e vissuti profondi».

CUOR CONTENTO IL CIEL L’AIUTA

A questo proposito l’autore fa riferimento alla patologia cardiaca sottolineando come «Il cuore è il centro dell’amore e della generosità» e come le arterie coronarie siano “(…)sensibilissime a stress, tensione, mancanza di relax e riposo spirituale, depressione e rabbia. La scienza ha anche identificato una personalità predisposta all’infarto (la personalità tipo A), con aspetti di aggressività e competitività tensiva dura e rigida (cuore di pietra o sclerocardia, un termine antico usato dai Padri della Chiesa molto simile alla odierna aterosclerosi). Senza nulla togliere alle cause legate allo stile di vita (alimentazione, fumo e sedentarietà in primis), un atteggiamento accogliente e sereno fa proprio bene al cuore al punto che si dice «cuor contento»” … il ciel l’aiuta.

LA PANCIA COME SPECCHIO DELLA CAPACITÀ DI ACCOGLIERE

«Nel pensiero biblico, accogliere con misericordia viene dalle viscere.(…) Sono i visceri che accolgono la vita (…).Nell’addome ci sono gli organi intestinali dell’accoglienza, della tolleranza e dell’assimilazione. Digerire e assimilare i cibi ha un sottile nesso con l’accettare le persone e le situazioni. Dalla bocca entra il cibo, ma dalla bocca esce il giudizio, l’intolleranza”. Si può con facilità verificare come spesso vi sia un collegamento “tra non digerire e tollerare i cibi (intolleranza alimentare) e le situazioni della vita (carattere intollerante). Se accogli quello stress, quella fatica, se non rispondi a muso duro, ma sei mansueto, tranquillo, pacifico, capace di accettare anche un cambio di programma, di intuire un risvolto positivo, con elasticità, avrai nel tempo un migliore processo digestivo e assimilativo».

IN CHE MODO GESÙ CURA LE NOSTRE MALATTIE?

Dall’elenco proposto dall’autore abbiamo estrapolato alcune delle terapie che Gesù utilizza per guarire la persona nella sua totalità di carne e spirito:

LA FEDE «Quali sono gli atteggiamenti importanti della fede? La fiducia e la certezza. La fiducia viene dal cervello, la certezza dal cuore. (…)La fede allunga la vita, stabilizza i sensi, i nervi, le ghiandole endocrine. Dà pace alla nostra mente in ansiosa e dubbiosa ricerca».

LA PREGHIERA «In termini neurofisiologici pregare è collegarsi a Dio… (…)Da ultimo, la preghiera non ci stacca dalla realtà. Non è una fuga. (…) Quindi pregare ci mantiene in veglia. È un antidoto del sonno, poiché ci mantiene in contatto con la realtà. La preghiera mantiene il legame con la vita. La preghiera è consapevolezza. Il Padre Nostro è la preghiera per eccellenza: dice tutto. Riconosco di avere un limite, di essere un figlio, di avere tutti gli uomini come fratelli. Sono consapevole di una relazione che mi fa sentire bene».

IL DIGIUNO «Gesù considera il digiuno potente quanto la preghiera nel guarire le malattie e le possessioni. Fa bene ai religiosi, ma anche ad ogni persona adulta di buona volontà. Se fatto con regolarità settimanale, il corpo si allena e si corrobora, ma il digiuno va amato e fatto con serena determinazione. È un vero sacrificio, qualcosa di sacro che apre nuove strade e si associa al top con la preghiera e la contemplazione».

LA PAROLA È LA MEDICINA CHE SALVA

Per illustrare il potere salvifico della Parola prendiamo a prestito questa riflessione dall’introduzione di Marco D’Agostino: «Aderire alla Parola che salva significa mettersi sotto la protezione del Dio che libera dal male. E camminare nell’amore che Gesù insegna e testimonia significa lasciar perdere i baratti che, talvolta, facciamo con il male. Scioccamente sedotti e attratti piacevolmente da ciò che la Parola non insegna e che non conduce alla verità, siamo ingannati da una voce che disturba la Parola e ci propone rimedi semplici per una falsa guarigione. Al contrario è bene cercare la sua Parola, una medicina che ci liberi dal male e ci restituisca ad una vita sana, gioiosa e in armonia. Con Dio, con noi stessi, con gli altri».


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