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Casati - 18 agosto 2013 XX Tempo Ordinario

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Ger 38, 4-6.8-10;
Eb 12, 1-4;
Lc 12, 49-57

Il brano del Vangelo di Luca che ora abbiamo ascoltato, è tutt'altro che un brano di riposo. Lo troviamo scomodo, a tratti duro, un po' fuori luogo, fuori tempo in questi giorni di ferragosto. Ma sarebbe grave, molto grave, se noi censurassimo le pagine scomode del Vangelo e ci costruissimo un Vangelo a nostra immagine e somiglianza.
Cerchiamo dunque di interpretare, così come ci è possibile, questa pagina del Vangelo di Luca, pagina non facile, che può ricevere luce da altre pagine della Bibbia. "Sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che fosse già acceso". Sono parole che bruciano nelle mani. Anche perché il fuoco che un po' tutti in questi giorni abbiamo negli occhi è quello che incendia terre di incanto di questo nostro paese. E certo non potremmo non provare disagio per un Signore che prendesse la figura di un piromane. Ma di quale fuoco si tratta? Potremmo andare per esclusioni. C'è un fuoco che Gesù rifiuta sdegnosamente. Stiamo leggendo il capitolo 12° di Luca, ma voi ricordate che al capitolo 9° si parlava di Giacomo e Giovanni, che, sdegnati per il rifiuto dell'ospitalità da parte di un villaggio di Samaritani, dicono a Gesù: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?" (Lc 9,54). Gesù si voltò e li rimproverò. Non è dunque il fuoco divoratore quello che Gesù è venuto a portare, il fuoco che incenerisce e consuma. Gesù prende le distanze da tutti coloro che vogliono appiccare il fuoco della durezza, del giudizio, della spietatezza sulla terra. Il suo è un fuoco interiore. È il fuoco che ardeva nel cuore dei profeti: il fuoco, la passione per la parola di Dio. Ricordate Geremia, fatto oggetto di scherno ogni giorni, che vorrebbe non pensare più a Dio, e non parlare più in suo nome: "Ma nel mio cuore" - confessa- "c'era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo" (cfr. Ger 20, 7-9). È questo il fuoco che Gesù vorrebbe accendere: la passione per Dio e la passione per l'altro; il volto di Dio e il volto dell'altro, unico fuoco, unica passione. La passione per Dio, fuoco ardente che portò un giorno Gesù a cacciare i mercanti dal tempio, rovesciandone i banchi. Disse quel giorno, citando il salmo: "Lo zelo per la tua casa mi consuma" (Gv 2, 17). Allora questo sì è un fuoco che Gesù vuole, il fuoco che consuma le false immagini religiose, una fede ridotta a mercato. Accenno ora a un'altra parola, anche questa dura, nel Vangelo di questa domenica: "Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. No, vi dico, ma la divisione". Anche questa affermazione di Gesù è da interpretare: nel senso che Gesù diventa con le sue parole uno spartiacque. E ci si può dividere sulla sua parola. La tua passione per Dio e per gli altri può far nascere una divisione, una incomprensione anche all'interno della tua famiglia. È successo a Gesù. Ci fu un periodo in cui i parenti di Gesù stentavano a capire quel fuoco che lo divorava. Era inavvicinabile, tanta era la folla. E a chi gli disse: "Tua madre, i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti", rispose: "Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica" (Lc 8, 20-21). E infine un accenno brevissimo all'ultimo invito contenuto nel Vangelo di questa domenica, l'invito a giudicare: "Come mai questo tempo non sapete giudicarlo?" Non giudicare -è scritto anche nel Vangelo- gli altri! Gli altri... non giudicarli!. Ma questo tempo sì: "Come mai questo tempo non sapete giudicarlo?". E non aspettatevi sempre un'imbeccata dall'alto: "Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?". È una parola che non è stata molto predicata, ma è di Gesù: "Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?".
Fonte:sullasoglia
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