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Casati - 24 marzo 2013 Domenica delle Palme

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Is 50,4-7
Fil 2,6-11
Lc 22,14-23,56

E il grande racconto. Quasi un anticipo di Pasqua. Anticipo della grande ora verso cui cammina tutta la Quaresima.
Dove arrivare? Fin dove salire? La lettura del 'Passio' ci fa compagni emozionati di questo viaggio, il più grande viaggio della storia. Camminiamo, contempliamo. E ritorniamo a raccontare. Il cammino porta qui, all'ora della croce. Qui si conclude il lungo cammino. Se ti fermi prima, prima del Golgota, prima dell'ora della croce, non avviene lo svelamento di Dio, o può avvenire - quante volte purtroppo è avvenuto - il fraintendimento del volto di Dio o della regalità di Cristo. Non fermarti prima, arriva fin sotto la croce. Rimani con la folla a guardare, a guardare in una sorta di muta contemplazione: 'theorein' il verbo del 'vedere'. È il verbo del contemplare, come succede per un volto che ami. Non hai mai finito di vederlo, di rivederlo, di contemplarlo. È l'ora dello svelamento e non può non essere accompagnata da un'emozione, quell'emozione che ci accompagna ogni volta che si svela il segreto di un cuore, una tenerezza profonda. Qui, nell'ora del cuore, è lo svelamento di Dio, del volto di Dio, della sua 'passione' per l'umanità, per la nostra terra. "Tutte le folle - dirà Luca più sotto - che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornarono percuotendosi il petto". La croce, dunque, è la grande icona del credente, lo spettacolo dal quale non dovrebbe mai staccare lo sguardo. Lo sguardo del cuore. L'inizio della conversione. Perché ci sono altri sguardi: lo sguardo dei capi, lo sguardo dei militari, lo sguardo dell'altro malfattore, sguardi che non colgono più niente. Non c'è purezza di cuore e non vedono Dio. C'è la pretesa di giudicare secondo la vecchia logica del mondo. E non capiscono niente. Qual'è la vecchia logica che li accomuna e che non permette a noi di capire la vera regalità di Cristo? Non fanno che ripetere 'salva te stesso', la vecchia logica urlata e riurlata sotto la croce, la logica del confidare in se stessi, la logica dei capi, dei militari, dei violenti. Salva te stesso se hai dignità; se vuoi contare, se vuoi essere utile scendi dalla croce e salva te stesso. E l'appeso rimane sulla croce e sceglie di perdere la vita. 'Chi perde la vita la troverà, ma chi vuol salvare la vita la perderà' (Gv 12, 25). E la sfida è la stoltezza della croce -dirà S. Paolo. È la vittoria della croce. È il senso dello spettacolo. Chi va a contemplarlo con purezza di cuore intuisce, con emozione, che quella croce è l'annullamento della distanza. Il Figlio dell'uomo lo puoi chiamare per nome. Anche se sei un malfattore lo puoi chiamare Gesù. Sì. Gesù, ricordati di me. E Dio si ricorda. Questo è il nome di Dio nella Bibbia: Dio si ricorda. Leggilo sulla croce il nome di Dio, leggilo nell'appeso dalla croce. Dio ricorda, Dio salva noi: non salva se stesso. E da quella croce, che è l'unico vero regale trono di Cristo, vieni via pentito cioè convertito, convertito alla logica nuova. La vecchia logica, quella del salvare se stessi, ha costruito mura e barriere. La logica nuova, quella del salvare gli altri, abbatte mura e barriere. Chi sosta e indugia sotto la croce, chi ne respira il profumo, se ne lascia investire e lo diffonde.
Fonte:sullasoglia
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