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Quarta domenica di Quaresima (Paola Radif)

Continua la rubrica Catechisti in cammino con i ragazzi verso la Pasqua”che, facendo riferimento al vangelo della domenica precedente, offrirà alcuni spunti per la riflessione personale e per l’ora di catechismo.

4° domenica di Quaresima 
ciclo liturgico B
Vangelo: Gv 3, 14-21


Un colloquio notturno, quello che il vangelo di oggi ci presenta, denso di prospettive per chi sia disposto a coglierle. Protagonista, con Gesù, è Nicodemo, autorevole membro del Sinedrio, incuriosito dalle parole e dai segni da Lui compiuti.
L’incontro tra i due avviene di notte, quando l’occhio dei curiosi è meno vigile e il silenzio intorno accompagna la riflessione. Gesù è l’Amico che si lascia trovare, è sempre disponibile, in qualunque momento. I due hanno già parlato della necessità di nascere una seconda volta, discorso difficile, che Gesù cerca di spiegare e che sarà chiaro quando lo Spirito Santo interverrà per creare uomini nuovi nel Battesimo. Qui il discorso si sposta sull’obiettivo doloroso, umanamente inaccettabile, della Croce: solo quando Gesù sarà innalzato su quel patibolo, chi guarderà a Lui sarà salvo perché entrerà in una nuova creazione, quella dei redenti. Gesù presenta a Nicodemo il bivio davanti al quale è possibile operare una scelta personale e definitiva: c’è chi ha preferito le tenebre, chi la luce. Il Figlio di Dio non è venuto per giudicare, né tanto meno per condannare: nella totale obbedienza al Padre è venuto come strumento di salvezza per chiunque voglia accoglierlo.

A tu per tu con i ragazzi

Siamo già arrivati a metà del cammino di Quaresima. In alcune delle nostre parrocchie l’avremo riconosciuto dal colore dei paramenti liturgici. Fermiamo ora la nostra attenzione su qualche aspetto del vangelo di oggi, che non è facile. Prima di tutto, immaginiamo di essere un regista teatrale. Come penseremmo a questa scena? Uno sfondo tutto buio, forse uno spicchio di luna, la luce di una torcia nell’angolo di una stanza spoglia e, in primo piano, il profilo di due uomini, due autorità, due persone colte, che conoscono bene la Bibbia. Uno, Nicodemo, è andato in cerca di aiuto, perché c’è qualcosa che si agita dentro di lui, che non sa spiegarsi: la sua fede di ebreo non lo soddisfa più. L’altro, Gesù, si è lasciato trovare. Per questo è venuto tra gli uomini: per farsi incontrare, per aiutarli. Nel suo cammino terreno prima dona parole e tempo, gesti e speranza, poi arriverà a dare la vita. Impariamo da Gesù questa generosa disponibilità a donarsi. In secondo luogo, notiamo che Gesù fa riferimento al libro dei Numeri, dove si legge che il popolo si lamentava con Mosè nel deserto e Dio lo aveva castigato mandando dei serpenti velenosi che morsicavano e uccidevano. Convinto da Mosè a porre fine alla strage, Dio aveva allora incaricato Mosè stesso di farsi un serpente di rame, issato su un’asta: chi avesse guardato quel serpente sarebbe stato guarito. Naturalmente, la guarigione avveniva per opera di Dio, però è bello vedere che il Signore si serve sempre di segni e di mezzi umani per compiere le sue opere. Anche la croce su cui Gesù compie la sua opera è un semplice legno, che si carica di un significato altissimo ed è presente in tutte le nostre case. Il Crocifisso ci ricorda il prezzo pagato per salvarci ed è come una carta d’identità su cui possiamo misurare il nostro comportamento di cristiani, per vedere quanto cammino dobbiamo ancora fare per assomigliare a Gesù.  
Paola Radif


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