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Rosanna Virgili - Il coraggio di Ester, la regina “cenerentola”

25 Giugno 2024


Statisticamente, più nei sogni che nella realtà, accade che una ragazza dei quartieri bassi, povera, figlia di nessuno, incontri un principe che se ne innamori e la destini al seggio più alto, accanto al proprio. Ma talvolta capita e a molti fa tenerezza e procura soddisfazione pensare che l’umiliato abbia la sua rivincita e guadagni il suo riscatto.

Anche la Bibbia ha un caso famoso di una cenerentola diventata regina del più potente Impero del suo tempo, quello di Persia. Un Paese in cui il Gran Re rappresentava l’efficienza di una monarchia che aveva saputo fare della burocrazia il suo punto di forza: una macchina oliata da ministri e vice ministri, prefetti, scribi, segretari e sottosegretari che provvedevano ad emanare e rendere effettivi nelle tante satrapie che v’erano comprese, i decreti del Re. 

Una volta che il macchinismo si avviava era quasi impossibile fermarlo, proprio come accade anche adesso con le nostre piattaforme online. Ed ecco il punto focale della storia di Ester narrata nell’omonimo libro biblico. Lei è, appunto, una ragazza giunta a Susa – una delle quattro capitali dell’Impero – con la diaspora ebraica, orfana e povera che suo zio, Mardocheo, aveva avuto la grazia di adottare. Giunta all’adolescenza ed entrata nel Palazzo del re come concubina Ester riesce, in pochi anni, addirittura a diventare la moglie di Assuero. 

Ed ecco che l’orfanella immigrata di un tempo entra nel Palazzo e va a godere di quei privilegi davvero esclusivi che spettano alle consorti reali, primo fra tutti, quello di vivere in un mondo dorato e ovattato dove non giunge alcun grido di disagio o di dolore che, fuori, i comuni mortali soffrono e levano, abbandonati a sé stessi. Tra loro ci sono anche i suoi fratelli ebrei, i quali mentre Ester si bea del lusso della corte, gemono e piangono a causa di un decreto che li condanna allo sterminio in tutte le province di Persia. 

Finché lei non sa nulla, nessuna responsabilità la tocca ma, un bel giorno, lo zio Mardocheo le fa sapere tutta la verità sulla drammatica situazione del suo popolo. Due comportamenti avrebbe potuto assumere, due scelte avrebbe potuto fare la cenerentola divenuta regina: o tenersi ben stretti i privilegi ottenuti e sfruttare, per la propria convenienza, il suo potere attuale, oppure usare quella “posizione” di potere per salvare la vita del suo popolo. 

A differenza di tante altre “cenerentole” della storia che hanno fatto e fanno ancora oggi il contrario, Ester mette a repentaglio non solo il suo status ma anche la sua vita per rapire dalla morte i suoi fratelli e le sue sorelle in balìa dell’odio del primo ministro del re – il crudele Amàn – che li voleva sterminare. Ester dimostra la sua grandezza d’animo, un’autentica intelligenza, un vero “cuore pensante” – come direbbe Etty Hillesum – e, pur consapevole della difficoltà e dei rischi della sua impresa, ha il coraggio di opporsi al decreto uscito dal Palazzo dove ora risiede. 

Dinanzi alla disgrazia che tocca il popolo di cui è figlia, Ester non fa finta di niente adesso che quella disgrazia personalmente non la sfiorerebbe nemmeno, dato che suo marito Assuero non aveva neppure mai saputo che la bella ragazza che aveva preso in moglie fosse un’ebrea. Gli onori della corte sono per Ester uno strumento per assolvere agli oneri di un governo capace davvero d’essere quanto dovrebbe: fare il bene di tutti e, specialmente, degli ultimi e, quindi, di quella famiglia umana che, come tante, era andata in diaspora nel territorio persiano. Dei poveri, degli inermi, degli esclusi, degli schiavi, degli stranieri. Mettersi davvero nei loro panni che vuol dire – per la già “Cenerentola” – re-indossare i suoi stessi panni perché tutte le cenerentole – uomini e donne! – possano diventare, come lei, delle regine.


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