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Omelia VI Domenica di Pasqua (Antonio Savone)

domenica 13 maggio 2012

Aveva, forse, ancora le mani inumidite quando Gesù proferiva le parole che oggi la liturgia consegna a noi. Sapeva cosa stava per accadere: Gv, al cap. 13, per tre volte richiama la consapevolezza di Gesù. Si era spogliato delle sue vesti (d’altronde non si può amare se non rinunciando a quanto potrebbe essere qualcosa da custodire in maniera gelosa: cfr. Fil 2,5-11) e aveva cominciato a lavare i piedi dei suoi amici. Le sue mani avevano accolto e ospitato tutto quanto l’acqua di quel catino aveva lavato, se è vero che Dio conta anche i passi del mio vagare e nel suo scrive raccoglie persino le mie lacrime (cfr. Sal 55,9). Mentre lo faceva, Gesù era consapevole che i piedi dei più non si sarebbero lasciati trattenere da quel suo modo di rivelare l’amore. Quelli di qualcuno gli si sarebbero addirittura alzati contro, nonostante il gesto da lui compiuto. La maggior parte avrebbe intrapreso altri percorsi perché convinti che un simile modo di amare non può che conoscere la sconfitta e la smentita.
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Fonte: acasadicornelio

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