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Paolo Crepet «La gogna mediatica è una cosa orrenda, quando ci decideremo a farla diventare un reato?»

Professor Crepet, provi con due parole a dirmi perché i genitori di Claudio Carlomagno, (l’assassino di sua moglie) si sono uccisi. 

"Sensi di colpa, solitudine". 

Sensi di colpa? 

"Sì. Lei è madre. Se suo figlio di 17 anni va a una festa e fa una “cazzata”, produce dei danni, la prima sua reazione emotiva sarà quella di arrabbiarsi con lui; però poi c’è sempre un senso di colpa che emerge: “non sono stata capace, non mi sono accorta…” .Si immagini in una situazione di tragedia mille volte più grande, come quella di Anguillara". 


È giusto il senso di colpa? 

"Probabilmente sì". 


Cosa c’è dietro a un suicidio? 

"In generale molta determinazione. Il suicidio è un atto violento. È terrificante. Per chi muore e soprattutto per chi è condannato a sopravvivere a quel suicidio". 


C’è egoismo nel suicidio? 

"Ricordo una vita fa, una ragazza il cui fidanzato pensò bene di impiccarsi. Lei me ne parlò. Sono passati i decenni da allora. Lei è ancora devastata. Il suicidio è una bomba atomica" 


È violenza anche il suicidio… 

"Tutta questa vicenda parla di violenza. Quella spaventosa dell’omicidio e l’epilogo tragico del suicidio". 


È stato un delitto d’impeto? 

"Ma per carità! Non diciamo cose assurde. L’omicidio non è d’impeto, richiede una fortissima educazione alla violenza. Altrimenti non diventi omicida. Non è un delitto d’impeto". 


Il suicidio invece è un gesto d’impeto? 

"No. Non non è d’impeto. In questo caso poi c’è il doppio suicidio. Sono due persone che hanno preso la stessa decisione. A maggior ragione non è d’impeto. È stato ideato, c’è stato un confronto, un piano, un accordo nell’assoluta solitudine". 


Poi c’è un bambino in questa storia. Vittima drammatica: ha perso tutti e due i genitori e due nonni… 

"No, non c’è. Nessuno ha preso in considerazione il bambino. E neanche il fratello dell’assassino . Sembra quasi che ne ignorassero l’esistenza. Nessuno: né l'omicida né i due suicidi". 


Nella lettera di addio i genitori denunciano la gogna mediatica. 

"La gogna mediatica è una cosa orrenda. Quando ci decideremo a farla diventare un reato? La gogna mediatica è un reato. Bisognerà arrivare a dirlo". 


Lei ha scritto tanti anni fa un libro sul suicidio dei giovani. 

"Sì, credo di essere stato il primo ad occuparmene. Era intitolato: “Le dimensioni del vuoto”. Anche in questo caso, sebbene non parliamo di giovani, il problema è quello: le dimensioni del vuoto. I due genitori dell'omicida erano finiti in una spazio vuoto". 


L’assassino ha mostrato indifferenza dopo l’arresto. Questo la stupisce? 

"No, non mi stupisce per niente. L’indifferenza è una caratteristica dell’assassino. Senza indifferenza non potrebbe uccidere". 


Lui dice che ha agito perché non sopportava l’idea del divorzio. 

"Il divorzio è vissuto da molti uomini come una diminuzione del potere maschile. Se lei ti lascia fai una brutta figura. Non sei più l’uomo che eri. Diventi impotente. C’è un contraccolpo persino sul piano sessuale. E questo è tremendo. Presuppone la concezione della donna come possesso, proprietà. Come un metro quadrato di spazio e di terra". 


Invece? 

"Invece il divorzio è libertà. Abbiamo il divorzio da quasi sessant’anni e ancora non lo abbiamo capito". 


Libertà per chi? 

"Innanzi tutto per la donna che decide di lasciare, ma anche per chi è lasciato. Anche per l’uomo. Gli viene concessa l’occasione per costruirsi un’altra vita". 


I figli ne soffrono? 

"I figli soffrono a vivere una commedia familiare nella quale non c’è più niente nel migliore dei casi, nel peggiore c’è violenza". 


Però questa sua affermazione non viene capita. Come mai? 

"Perché il coro sociale è sempre e ancora terribilmente attaccato a questa sacralità dell’unione. Se la rompi sei sacrilego".




a cura di Hoara Borselli


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