Enzo Bianchi "Le nostre liturgie parlano ai giovani?"
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Basta andare a una Messa per accorgersi che sono altrove. Forse non mostriamo il volto di Gesù.
Quando entriamo in una chiesa per vivere la liturgia vediamo in tutta la navata i fedeli che sono rivolti al crocifisso, all’altare centro dell’azione liturgica.
Ma quelle nuche che osserviamo sono quasi tutte bianche e dicono subito l’età dei fedeli: sono cristiani e cristiani nella vecchiaia!
Questa visione desta nel mio cuore sentimenti di tristezza perché vedo una chiesa mutilata, una chiesa nella quale manca una parte, i giovani. Perché non sono qui? Perché non partecipano all’eucaristia? Dov’è la nuova generazione cristiana?
Da anni siamo consapevoli di questa patologia ecclesiale: una chiesa che non ha più giovani è destinata a diminuire, fino a sparire. E questo già avviene in alcune regioni come il Piemonte, la Liguria, la Toscana.
E che cosa sappiamo dire loro, noi come chiesa? I giovani cercano la vita e noi apprestiamo delle liturgie nelle quali chi partecipa sente di ricevere vita e vita abbondante? Perché se non riceve vita non è giustificata nessuna partecipazione.
I giovani non sono atei, non sono nemici né del cristianesimo né della chiesa, sono semplicemente indifferenti a discorsi, atteggiamenti, volti, parole che non dicono loro niente, non portano vita.
Noi dovremmo interrogarci seriamente, e a questo ci invitano anche i vescovi italiani: abbiamo una liturgia eloquente per i giovani? Nella liturgia facciamo e diciamo parole che arrivano a toccare il cuore di un giovane? C’è posto nelle nostre assemblee per il vissuto dei giovani? E soprattutto noi facciamo vedere loro Gesù Cristo, il Vangelo, o continuiamo a dare loro dottrina, a esortarli con la morale, a schiacciarli con servizi che servono all’istituzione non alla realtà dei poveri ancora fuori dalla chiesa?
Ai giovani facciamo vedere troppa chiesa e troppo poco Gesù Cristo che è vita!





