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Rosanna Virgili Il «no» di Elisabetta

Parte oggi una nuova rubrica "I libri di Rosanna Virgili" (per l'elenco potete andare a questa pagina). 

Lettura di Luca 1-2
Anno: 2013



Il «no» di Elisabetta al momento della scelta del nome del figlio offre lo spunto per proporre una riflessione sulla funzione e l'importanza delle donne in Luca 1-2. Al «no» di Elisabetta si affianca il «sì» di Maria. La loro presenza da protagoniste provoca un irreversibile cambiamento di stile nella storia della salvezza. La novità che viene dalle donne dà l'imprinting alla fede cristiana e disegna una nuova relazione storica, teologica e spirituale con Dio. Novità che attende di rivelarsi anche nella Chiesa di oggi.

Alcuni estratti
(...) Un sentimento di grande delusione chiude la prima tessera del racconto: una macchia di buio, un vuoto, una sterilità scandalosa, poiché capace di gettare il sospetto sull’autentica fedeltà dei figli di Levi. La triste condizione viene caricata specialmente sulle spalle della donna: è lei a essere definita sterile. L’infelicità e l’impotenza di Elisabetta assumono una sfumatura di colpa. Certo, si deve tener conto che nel mondo antico non si era a conoscenza della sterilità maschile. Un’ignoranza che contribuiva a rendere la donna ancora più debole e penalizzata. Della sua sterilità una moglie doveva, infatti, chiedere conto a Dio e non a suo marito. Quale ragione morale, quale mancanza era stata punita da Dio nel suo corpo di moglie, con la sterilità?

(...) Pur essendo un sacerdote, e quindi una persona adibita ed esposta al contatto col divino, è pur sempre un uomo. E quindi sente forte il brivido di Dio quando gli passa vicino, rasentando l’altare fino a sfiorare le sue mani. Il suo tremare è segno della sua sensibilità umana dinanzi all’apparire di Dio. Neppure lui, che pure è lì per avere il contatto con Dio, è pronto a incontrarlo davvero. Zaccaria ci appare come volersi difendere da un impatto diretto, attraverso la ritualità del suo ministero, dietro le cerimonie prescritte dal rituale.
Ci sembra che avrebbe preferito, magari, affidare al Santo quel filo di fumo che saliva dal suo sacrificio e poi lasciare che trovasse da solo le sue strade, senza ripassare da lui. A lui sarebbe forse bastato adempiere a tutti i suoi doveri di sacerdote, a lui bastava, forse, far bene il suo mestiere.

(...) In Geremia la fine di Gerusalemme porta la fine del bastone di Aronne. I sacerdoti passano il testimone ai profeti che dovranno demolire per poi iniziare a ricostruire un mondo affatto nuovo.
Giovanni ha una funzione simile a quella di Geremia. Anche lui demolirà le convinzioni miopi della sua «razza», e porrà fine al sacerdozio di suo padre Zaccaria, ormai vuoto e muto e incapace di portare la salvezza a Israele.
Venuto per «ricondurre il cuore dei padri verso i figli» (Mal 3,24) e per preparare al Signore un popolo bendisposto, Giovanni predicherà un battesimo di conversione, che sarà diretto, per primo, proprio a suo padre Zaccaria.

(...) Ferma e lucida è la risposta di Maria. Una domanda intelligente e curiosa. Lei non dice: «Impossibile!», né, al contrario, accoglie a cuor leggero la profezia dell’angelo. Si pone come una donna saggia e adulta dinanzi al messaggero di Dio. Vuole sapere come tutto ciò potrà accadere. Maria misura la distanza che c’è tra sé e l’affresco dell’angelo. Com’è possibile attraversare quella distanza?
Ci fosse almeno un uomo di mezzo. Ma non c’è nessun possibile mediatore. L’impatto di Dio è diretto, non è mediato da alcunché.
Lei, la donna, che nella religione della circoncisione aveva avuto sempre bisogno di un mediatore, suo padre, o suo marito, o suo figlio. Ma lei non ha nulla, solo un contratto sulla carta, e ancora nessun rapporto coniugale con un uomo. Cosa sarebbe mai possibile a una donna, da sola?

(...) Ed ecco che Luca colloca subito due donne a introdurre il cambiamento, anzi il rovesciamento della situazione: la parola di Dio per il suo popolo arriva come una sorgente dal Cielo, il dono di un Figlio! Canali e voce di questa profezia sono le donne. Fuori dal Tempio, lontano dalla sacra terra di Giuda, queste donne diventano le «mediatrici» della grazia di Dio.
Elisabetta e Maria. Esse vengono a soccorrere le speranze della comunità che attende. Esse conoscono le pecore meglio dei pastori, perché le incarnano.
Esse conoscono i laici perché sono laiche a loro volta.


Indice
Presentazione Pag. 5
Introduzione » 7
LE TESSERE DEL MOSAICO
1. «Al tempo di Erode» (1,5-7) » 19
2. «Mentre Zaccaria officiava» (1,8-13) » 28
3. «Avrai gioia ed esultanza» (1,14-17) » 35
4. «Zaccaria disse all’angelo» (1,18-20) » 42
5. «Intanto il popolo stava in attesa» (1,21-25) » 50
6. «Nel sesto mese» (1,26-38) » 58
7. «In quei giorni Maria» (1,39-45) » 69
8. «E allora Maria disse» (1,46-56) Pag. 77
9. «Per Elisabetta intanto si compì» (1,57-66) » 82
10. «Zaccaria, suo padre» (1,67-80) » 89
11. «In quei giorni uscì un decreto di Cesare Augusto» (2,1-14) » 95
12. «Appena gli angeli si furono allontanati» (2,15-21) » 103
13. «Quando venne il tempo» (2,22-40) » 108
14. «I suoi genitori» (2,41-52) » 116
L’ULTIMA TESSERA
1. Luca, il provocatore » 125
2. Luca, il rovesciatore » 127
3. Il «no!» di Elisabetta » 129
Bibliografia consultata » 131




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