Luigino Bruni "Il Medioevo che verrà"
Ogni epoca ha avuto le sue classi sociali principali, quelle da cui dipendevano la pace, le guerre, le ricchezze, le povertà, i diritti e le felicità. Nel medioevo erano aristocratici e servi della gleba, nell’età della Controriforma i proprietari terrieri e i contadini, quindi capitalisti e proletari nella società industriale. La gerarchia ecclesiastica, Papi, cardinali e vescovi, stavano nella classe dominante, quella ricca e potente, parroci, frati e suore dall’altra. C’erano poi sempre classi intermedie e localmente importanti (si pensi ai Mercanti medioevali di Venezia o Firenze, o agli artisti sempre in queste città e in altre analoghe), ma gli assi dentro i quali si svolgeva la dinamica sociale ed economica erano in genere due.
Con il nuovo millennio stanno emergendo due nuove classi, trasversali rispetto a quelle delle epoche precedenti e apparentemente molto diverse, ma che stanno determinando le dinamiche sociali, relazionali, e presto anche quelle politiche ed economiche. Sappiamo anche che, alla fine, noi esseri umani siamo molti simili sotto quasi tutti gli aspetti (vizi, virtù, fragilità, bellezze…), e queste distinzioni vanno sempre prese allo stesso modo in cui si parla del sale nelle ricette: «quanto basta», perché nessuna persona rientra mai in una categoria astratta.
Una «classe» è quella rappresentata da quelle persone che, in tutto il mondo, vivono la vita come impegno sociale, come compito spirituale ed etico. Si innamorano, poi mettono su una famiglia, spesso si sposano, e soprattutto fanno di tutto per avere figli, e se non ci riescono naturalmente li adottano, prendendo su di sé anche il rischio che ogni adozione porta con sé (insieme alla sua bellezza). È la comunità globale degli sposi, dei partner di vita, dei padri e delle madri, degli imprenditori, dei cooperatori, dei missionari, persone che decidono di investire le loro energie migliori negli anni più belli per creare qualcosa con e per gli altri. Qualche tempo fa avevo lanciato l’idea di introdurre un nuovo anello, analogo alla fede nuziale, per chi è madre o padre: per poterli riconoscere per strada, ringraziarli, esprimere loro la nostra riconoscenza. Quando vedo una persona con la fede al dito provo sempre un brivido civile positivo, che raddoppierebbe se ne vedessi anche un’altra di colore diverso che dice che quella persona ha giocato la sua vita creando nuova vita umana sulla terra, che ha speso la vita per due fedi simili e diverse: in una persona, in bambini, in un «per sempre».
Accanto a questa «classe» c’è poi l’altra. Quella, altrettanto globale, di chi non si sposa, non vive relazioni affettive stabili e pubbliche, o, se si sposa o si accompagna, decide intenzionalmente di non avere figli. I motivi sono molti, e non voglio sottoporli a giudizio. Alcuni presentano queste scelte con un «rivestimento etico»: «Come potrei mettere al mondo un figlio in questo mondo tremendo?». In genere, questo popolo di single, o di coppie fatte dalla somma di due single, non amano i legami forti, in particolare non li amano nei confronti di umani. Infatti, molti di questi vivono con uno o più animali, in genere cani e gatti, che sono molto amati perché non hanno le note tipiche degli esseri umani: la libertà, i conflitti e la reciprocità. Spesso amano molto la natura, vivono vite sane, sono salutisti, molto preoccupati della loro forma fisica e hanno paura del loro invecchiamento. Sono spesso ottimi lavoratori e, ancor di più, lavoratrici, affidabili e devoti all’impresa, fanno ottime carriere, e si ritrovano spesso anche con molti soldi (che non sanno neanche come spendere). Sono mescolati con tutti gli altri, non sono più antipatici della media; sono meno generosi, e quindi meno generativi (le due parole sono quasi sinonimi).
Si possono però riconoscere da alcuni indicatori. Il primo è la mancanza di letizia e di gioia di vivere, che viene coperta dal divertimento e dall’allegria adrenalinica di brevissimo periodo (gite, vacanze, aperitivi, magari un po’ di droga ogni tanto). Non sono felici, sono solo allegri transitori, appagati dalle gioie che possono procurare cani, gatti e vacanze viaggi. Il secondo indicatore è la mancanza di amici profondi e veri, che vengono sostituiti da conoscenti e compagni, anche qui transitori e a basso investimento, perché legati soltanto a una specifica attività (vacanza, montagna, ristorante…), che si attivano solo in quel contesto, senza alcuna quotidianità. Il terzo è la grande quantità di tempo dedicata alla cura di sé, che prende quasi interamente il posto della cura degli altri.
