Vito Mancuso “Giustizia e Pietas calpestate, quando Dio si trasforma in Io”
L'analisi di Vito Mancuso sullo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV: la religione esibisce un’inaspettata forza geopolitica, sembra di essere ritornati al premoderno.
La situazione è incredibile, al limite del paradosso, forse persino del ridicolo: in piena secolarizzazione, mentre i singoli nella loro vita privata non si curano minimamente dei dettami della religione e ognuno si comporta secondo l'unico vangelo che riconosce, vale a dire il proprio egoistico desiderio, i riferimenti alla religione nella politica mondiale si moltiplicano e diventano punti fondamentali della comunicazione. Dico della "comunicazione" intendendo con essa l'officina del consenso, ovvero il motore vero e proprio della politica contemporanea, la quale è sempre più simile a un'azienda governata dalla logica del marketing, di quanto cioè desiderano gli acquirenti, e non dalla logica del prodotto, di quanto cioè è deontologicamente giusto produrre. Proprio lì, nella comunicazione, la religione esibisce in questi giorni un'inaspettata forza geopolitica. A tratti sembra quasi di essere tornati al premoderno, quando la laicità non esisteva e tutto era religiosamente determinato. È per questo che la polemica tra il Presidente degli Stati Uniti e il Romano Pontefice assume un rilievo che va al di là della semplice cronaca.
Di Trump sappiamo tutto. È la quintessenza della patologia contemporanea: il
narcisismo. È l'icona vivente della nuova divinità, vale a dire il Dio a cui è caduta la "D" e
si è trasformato nell'Io. Attenzione: la modernità si era emancipata dalla prigione della
religiosità tradizionale esattamente nel nome dell'Io con il cogito cartesiano che campeggia
nell'indimenticabile "Discorso sul metodo" del 1637, scritto in latino: "Cogito, ergo sum", e
prima ancora in francese: "Je pense, donc je suis". E furono sempre i diritti dell'Io a dare
vita alla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino" del 1789 che coronò la
Rivoluzione francese, così come la luminosa filosofia di Kant che fa dell'emancipazione
della coscienza il sigillo della maggiore età raggiunta dal genere umano. E furono sempre i
diritti dell'Io a segnare la campagna per i diritti civili che ha contrassegnato la storia
migliore del Novecento a partire dalla "Dichiarazione dei diritti dell'uomo" approvata
dall'Onu il 10 dicembre 1948. Nessun rimpianto, quindi, per l'epoca premoderna con
quella "D" che spesso mortificava l'io e la sua libertà.
Ma qualcosa è andato storto. L'Io senza senza più la D, che avrebbe dovuto finalmente
approdare alla vera democrazia e di conseguenza alla vera giustizia, si è via via
dimenticato della completezza della triade rivoluzionaria "Liberté, egalité, fraternité", per
affermare invece solo una libertà vorace e supremamente egoista che ha sistematicamente
divorato uguaglianza e fraternità. Questo è, nella sua essenza profonda, il capitalismo contemporaneo di impronta americana: una libertà arbitraria che vuole dominare e
strumentalizzare gli altri, altro che fraternité! Ed esattamente questo che Donald Trump
personifica al meglio.
Per questo motivo l'hanno votato, non solo la prima, ma anche la
seconda volta: perché vorrebbero essere come lui, perché è lui il profeta, forse persino il
messia che instaurerà il mondo che tutti vogliono, Maga: "Make America Great Again".
Non è quindi in gioco solo la politica, c'è anche la religione, intendendo per religione ciò
che parla all'animo più profondo di un essere umano, cioè la dimensione irrazionale che
concerne la passione, l'amore, l'odio, la paura, il desiderio, la vitalità.
Per questo motivo Trump ha istituito un "Ufficio della Fede" (Faith Office) alla Casa
Bianca, viene circondato da fervorosi uomini e donne di chiesa che pregano per lui e
attorno a lui, e si fa persino raffigurare nei panni di Gesù. E sempre per questo è
inevitabile che polemizzi con il Papa, nella misura in cui questi non si unisce a sua volta
alla schiera degli ecclesiastici in adorazione. Papa Leone infatti, ben lungi
dall'assecondarlo, ha pronunciato parole inequivocabili che non potevano non irritare il
Presidente americano, ammonendo a porre un argine a quel delirio di onnipotenza che
attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. II Papa non ha fatto nomi, ma a
chi non viene in mente subito Trump?
In realtà vi sono altri politici che esibiscono palesemente un delirio di onnipotenza
sempre più aggressivo, mi riferisco al capo del governo israeliano Netanyahu e ai suoi
ministri, in particolare la coppia di oltranzisti religiosi Ben Gvir e Smotrich. Papa Leone
deve proseguire sulla stessa linea di fermezza e ricordare anche al governo di Israele che
«il Nome santo di Dio, il Dio della vita non venga trascinato nei discorsi di morte. E con
lui e ancora più di lui dovrebbero farlo gli esponenti religiosi dell'ebraismo italiano, che
invece tacciono e tacendo approvano la politica razzista e predatoria messa in atto
dall'attuale governo di Israele. Non hanno molto a che fare con il coraggio della profezia
ebraica che seppe sempre opporsi al potere politico quando era necessario farlo, a partire
dal profeta Natan contro il re Davide, da Elia contro Acab, da Isaia contro Acaz.
Ma se ha un senso la religione, esso è esattamente quello ricordato da queste parole del
profeta Michea, anch'egli esponente dell'Israele santo che io amo: "Uomo, ti è stato
insegnato ciò che è buono e ciò che richiede il Signore da te: praticare la giustizia, amare la
pietà, camminare umilmente con il tuo Dio". Tre cose quindi: giustizia, pietas, umiltà.
Ovvero l'esatto contrario della politica di Trump e Netanyahu. È quanto invece papa Leone sta cercando, con la sua mitezza, di promuovere.
