Antonio Spadaro racconta un Cristo “a passo d’uomo”
In un mondo abituato alla corsa frenetica dell’informazione e al consumo rapido di contenuti digitali, c’è chi propone di fermarsi e guardare in basso, verso la terra. È stato presentato a Roma il nuovo libro di padre Antonio Spadaro, “A passo d’uomo. Una storia di Gesù con i piedi per terra” (Marsilio Editori), un’opera che invita a riscoprire il Vangelo non come una dottrina astratta, ma come un racconto fisico, tattile e profondamente umano. Il volume, che conclude una trilogia, nasce da una sfida inusuale: commentare i Vangeli della domenica sulle pagine di un quotidiano non cattolico, Il Fatto Quotidiano. Al centro della narrazione non c’è solo il volto di Cristo, ma un dettaglio fisico che diventa metafora teologica: i piedi. Piedi che calpestano sabbia e rocce, che camminano sulle acque e che, infine, vengono inchiodati alla croce.
Una sceneggiatura per l’anima
Per Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, il pregio del libro risiede nella sua capacità di rompere la “troppa familiarità” che rischia di farci dimenticare il senso profondo delle Scritture. “I contenuti di questo libro sono i vangeli della domenica”, ha spiegato Monda, “ma l’autore fa quasi un passo indietro. Non è la solita predica: questi testi sembrano appunti per una sceneggiatura cinematografica, capaci di mettere il lettore in contatto diretto con il Vangelo”.
Elogio della lentezza comunicativa
Il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione, Paolo Ruffini, ha colto nel lavoro di Spadaro una lezione metodologica per il giornalismo e la comunicazione odierna. “Questo ‘andare a passo d’uomo’ ci insegna la lentezza in un mondo in cui corriamo troppo”, ha osservato Ruffini. “Dovremmo recuperare i tempi lunghi; la lentezza combatte il ‘tutto e subito’ che è il paradigma attuale. Forse anche la comunicazione cattolica deve imparare ad andare più piano”. Ruffini ha poi sottolineato il valore del dubbio e dello stupore: “Nel Vangelo i conti spesso non tornano: i piccoli sono grandi, i potenti non contano nulla. Noi cattolici spesso proviamo a far quadrare tutto, specialmente nel giornalismo, ma il Vangelo deve continuare a stupirci nel suo racconto”.
Padre Spadaro: “Gesù è un personaggio in cerca d’autore”
L’autore ha raccontato la genesi dell’opera, nata dalle insistenti chiamate del giornalista Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano. “All’inizio rifiutai”, ha confessato padre Antonio Spadaro, “ma poi ho capito che era una sfida linguistica: come parlare di Gesù a chi non conosce il linguaggio ecclesiale? Ho dovuto resettare tutto e leggere i Vangeli come fosse la prima volta”. Ispirandosi al metodo di Sant’Ignazio di Loyola, Spadaro invita a entrare fisicamente nella scena evangelica. “Cerco di girare un film con le parole”, ha spiegato il gesuita. “Solitamente guardiamo al volto di Gesù, io invece punto l’obiettivo sui piedi. Piedi bagnati di lacrime, sporchi di sabbia, che affrontano la gravità per riconciliarla con la trascendenza. I piedi di Gesù annunciano il Vangelo”. In un finale suggestivo, Spadaro ha ribaltato la prospettiva del lettore: “I discepoli spesso non capivano nulla di Gesù, e questo è consolante perché ci fa sentire parte della storia. Gesù, in fondo, è un personaggio in cerca d’autore: e quell’autore siamo noi, chiamati a scrivere oggi la sua sceneggiatura“.
Fonte: In Terris
