Alberto Maggi "Imperfetta, ribelle e anticonformista, vi svelo chi era Bernadette di Lourdes"

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“Fu vittima di cattiverie, umiliazioni e soprusi. A volte, scrivendo il libro, mi fermavo e mi mettevo a piangere anch’io per quello che ha dovuto subire. È stata martirizzata”. Intervistato da ilLibraio, il biblista Alberto Maggi racconta il suo nuovo libro, “Bernadette – La vera storia di una santa imperfetta”, in cui parla della vita della quattordicenne, a cui la Madonna apparve per diciotto volte, dall’11 febbraio al 16 luglio del 1858, in una grotta di Massabielle, a Lourdes. Chi era davvero questa veggente, canonizzata da Pio XI nel 1933, che l’agiografia ha trasformato in un santino ingenuo e fin troppo perfetto? “La sua figura ha subito, nel corso dei secoli, numerose incrostazioni, fino a far nascere vere e proprie leggende, alimentate dal fanatismo dei suoi devoti e detrattori…

Lo scrittore Émile Zola la definì “un’irregolare dell’isteria”, affermando che Bernadette Soubirous fosse “in realtà solo una povera idiota”. Il celebre psichiatra Auguste Voisin dalla sua cattedra dell’Università di Parigi tuonava così: “Bernadette è una demente allucinata che i preti, dopo averla utilizzata, hanno rinchiuso in un remoto monastero”.

Il mistero delle apparizioni di Lourdes – riconosciute ufficialmente dalla Chiesa cattolica e capace di attirare milioni di pellegrini da ogni parte del mondo – è legato a questa veggente giovinetta alta un metro e quaranta, analfabeta, sofferente d’asma a causa del colera che l’aveva colpita da piccola, con una madre alcolizzata e un padre disoccupato e fannullone, incriminato e poi assolto per insufficienza di prova dall’accusa di aver rubato due sacchi di farina.

È a lei, quattordicenne, che appare per diciotto volte, dall’11 febbraio al 16 luglio del 1858 in una grotta di Massabielle, in una cittadina ai piedi dei Pirenei, una figura di bianco vestita che nella sedicesima apparizione, quella del 25 marzo, si presenterà, parlando in patois, il dialetto locale, come “l’Immacolata Concezione”. Un sito malfamato, ripugnante, dove i maiali venivano a pascolare e gli amanti irregolari si recavano a consumare indisturbati. Per confutare Lourdes occorreva screditare Bernadette.

Ma chi era davvero questa veggente canonizzata da Pio XI nel 1933 che l’agiografia ha trasformato in un santino ingenuo e fin troppo perfetto?

È la domanda alla quale prova a rispondere il biblista e autore Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, nel libro Bernadette – La vera storia di una santa imperfetta (Garzanti, pp. 240, euro 18), che si pone sulla scia dell’abbé René Laurentinmariologo di fama internazionale e uno dei più grandi studiosi di Lourdes, che diceva che “la dimostrazione più eclatante dell’apparizione è Bernadette… lei stessa è un’apparizione”.

Quasi a sottolineare che la verità e il fascino di Lourdes stanno nel complesso della personalità di questa veggente e nella qualità della sua testimonianza, capace di uscire indenne da trentamila interrogatori e tenere testa a commissari di polizia, vescovi, cardinali e suore invidiose e malvagie.

Su Bernadette sono state scritte intere biblioteche. Che bisogno c’era di un altro libro, Maggi?
“La sua figura ha subito, nel corso dei secoli, numerose incrostazioni, fino a far nascere vere e proprie leggende, alimentate dal fanatismo dei suoi devoti e detrattori. Bernadette era normale, troppo normale, allora bisognava intervenire, modificare e, dove necessario, anche inventare. Per quel che poteva, Bernadette protestava energicamente contro queste esagerazioni. Lei non sopportava né le inesattezze né le approssimazioni, e tantomeno le invenzioni. Scrivendo questo libro, al quale ho lavorato durante il lockdown, ho coronato il sogno della mia vita”.

Addirittura.
“È stato Laurentin, mio insegnante di Mariologia, a farmi innamorare di Bernadette. Pensi che solo lui ha scritto su questa donna tredici volumi, sette di documenti e sei di spiegazioni. Di ogni singola frase pronunciata da Bernadette esistono dalle quindici alle trenta versioni. Nel vagliarle tutte, Laurentin ha applicato il metodo che si applica alla Sacra Scrittura. Tra due versioni più o meno uguali si sceglie sempre la più breve, perché i copisti tendevano ad ampliare, e quella più difficile, perché i copisti avevano la tendenza a chiosare e aggiungere spiegazioni”.

Che carattere aveva Bernadette?
“Era una ragazza simpatica, furba, piena di humour. Quando era in convento a Nevers faceva le imitazioni, in particolare quella del medico locale, e le altre consorelle si sbellicavano dalle risate. È stata dipinta come una ragazzina musona e piagnona, invece era tutto il contrario”.

E dal punto di vista culturale?
“Dura di comprendonio, un po’ tonta, non aveva memoria, per imparare a leggere e scrivere ci ha messo un sacco di tempo. Quando al primo interrogatorio le chiedono il cognome e l’età lei incespica, si confonde e risponde a malapena. Non conosce neanche i giorni della settimana, perché dice di aver visto la Signora il giorno di mercato. Ma, da perfetta montanara, era anche una ragazzina concreta, spavalda e sfrontata, capace di farsi sentire e protestare per le ingiustizie subite. Nello scrivere il libro, oltre che dai studi di Laurentin, mi sono lasciato guidare proprio da due direttive di Bernadette, la quale diceva di non sopportare le vite dei santi perché anche di loro bisogna conoscere non solo le virtù, ma anche i difetti, per capire come hanno fatto a superarli. L’altro suo invito era di stare ai fatti perché, ripeteva, ‘a forza di infiorare si snatura’”.

Perché proprio a lei appare la Vergine Maria?
“Forse perché era una ragazzina incredibile, mite, di un candore straordinario. Bernadette è la donna delle beatitudini evangeliche. Lei veniva da una delle famiglie più misere e disgraziate di Lourdes ma dopo le apparizioni sarebbe potuta diventare la donna più ricca di Francia. Un giornalista le propose una tournée promettendole guadagni stratosferici, ma lei scelse di restare povera. Era diventata una star mediatica, a Lourdes arrivavano folle di gente che volevano incontrarla o anche solo vederla e toccarla, ma lei non si è mai montata la testa. Gesù chiama beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Bernadette ha fatto una profonda esperienza di Dio. La sua purezza le ha permesso di percepire Dio, la forza d’animo di tenere testa agli interrogatori”.

Il primo a incalzarla fu il commissario di polizia di Lourdes Dominique Jacomet.
“Dipinto dalla storiografia come un personaggio malvagio e cattivo. In realtà era una bravissima persona, molto stimata in paese. Era figlio di una ragazza madre, che nella società dell’epoca rappresentava uno stigma, anche sociale, di vergogna e disonore. Fu severo con Bernadette perché, inconsapevolmente, le aveva causato un pandemonio e non riusciva più a gestire l’ordine pubblico a Lourdes”.

La statua della Madonna posta nella grotta e visitata ogni anno da milioni di persone corrisponde alla figura vista da Bernadette?
“No. Infatti a lei non è mai andata giù quella statua, perché non ha nulla a che vedere con le descrizioni che aveva fatto e che furono disattese. Bernadette si avvicina molto a Teresa d’Avila che quando le apparve la Madonna afferma, in castigliano, che era muy niña. Anche Bernadette dice che aveva 9 o 10 anni, come lei che ne aveva 14 ma ne dimostrava 10. Bernadette vede una Madonna bambina, che sorride”.

Qual è lo specifico delle apparizioni di Lourdes?
“A differenza di Fatima o altri luoghi, dove la Vergine evoca scenari apocalittici e infernali, il messaggio di Lourdes è un messaggio sereno, che invita alla conversione e alla povertà del cuore. Qui Maria appare sorridente, addirittura ride dell’ingenuità di Bernadette e di alcune sue trovate”.

Prima delle apparizioni che fede aveva la veggente?
“Molto grezza, normale. Recitava il rosario tutte le sere, com’era comune nelle famiglie dell’epoca, ma niente di particolare. Hanno tentato di appiccicarle l’abito della ragazza pia e sempre in preghiera, ma non era così. Quando nella sedicesima apparizione la figura dice di essere l’Immacolata Concezione, il cui dogma era stato proclamato quattro anni prima da papa Pio IX, Bernadette reagisce dicendo: ‘Ah, allora non sei la Vergine Maria’. Poi va dal parroco, l’abate Peyramale, dicendo che non è la Madonna ma l’Immacolata e s’inceppa nel dire ‘Concezione’, parola per lei ostica e incomprensibile”.

Nel luglio del 1866 Bernadette entra nella Congregazione delle Suore della Carità di Nevers.
“Dove è vittima di cattiverie, umiliazioni e soprusi. A volte, scrivendo il libro, mi fermavo e mi mettevo a piangere anch’io per quello che ha dovuto subire. È stata martirizzata. Le consorelle, dopo essersi accanite, dicevano che attraverso la maestra delle novizie, suor Marie Thérèse Vauzou, era Dio stesso che la crocifiggeva, e che loro non erano altro che uno strumento nelle mani di Dio. Pensi che è stata ritardata la causa di canonizzazione di quasi trent’anni perché la madre Vauzou affermava che finché lei sarebbe stata in vita la causa non si sarebbe mai aperta”.

Fu Bernadette a scegliere di andare in convento?
“A Nevers entravano le figlie della borghesia e, per essere ammesse, occorreva portare una ricca dote. Bernadette, poverissima, fu accolta senza entusiasmo, e solo perché fu imposta dal vescovo. Anche il parroco di Lourdes le consigliò una vita ritirata, perché la sua vita era diventata praticamente impossibile. Era assediata da migliaia di persone, non poteva uscire per strada. C’erano alcune persone che le tagliavano una ciocca di capelli o un pezzo della veste per avere una sua reliquia. Altri l’aggredivano dicendo che era un’indemoniata. Le congregazioni religiose se la contendevano e una volta una pia dama, con la scusa di portarla a fare una passeggiata, la portò in un convento di carmelitane per convincerla a restare lì e prendere i voti”.

Intanto a Lourdes aumentavano le folle di pellegrini.
“Quello che stava accadendo attorno alla grotta era in palese contraddizione con la vita e la scelta radicale di povertà operata da Bernadette. Molti avevano fiutato l’affare e si comportavano di conseguenza. La presenza della veggente era diventata scomoda per molti. Per esempio, diceva che non era vero che la Madonna le aveva detto di esortare le persone a prendere l’acqua o portare i ceri, ma era stata lei, di sua spontanea volontà, a portare a un cero”.

A Nevers doveva essere protetta.
“Sì, ma non accadde. La madre Vauzou era la donna della dottrina e della legge, che voleva plasmare Bernadette secondo i suoi cliché ma Bernadette era la ragazza dello Spirito, quindi libera. La madre era invidiosissima: ‘Mi chiedo come mai’, le diceva, ‘con tante animi nobili e istruite la Madonna ha scelto una povera analfabeta come te'”.

Perché tutto questo astio? Non dice forse il Vangelo che Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto e debole per confondere i sapienti e i forti?
“Le novizie dovevano aprire il cuore alla maestra. L’apparizione ha confidato tre segreti a Bernadette che lei non ha mai voluto rivelare a nessuno. Un vescovo, una volta, gli disse: ‘Se te lo chiedesse il Papa?’. ‘Neanche a lui’, fu la risposta decisa”.

Quali potrebbero essere questi segreti?
“S’ipotizza che uno fosse la scienza della povertà. Non si capisce altrimenti quest’ostinazione di Bernadette per la povertà”.

Oltre alle torture e alle umiliazioni, com’era la vita della veggente in convento dove morirà a 35 anni il 16 aprile del 1879.
“Spesso si metteva a piangere, perché non ne poteva più di raccontare le apparizioni. Diceva di sopportare tutte le visite ma quelle dei vescovi no. C’erano cardinali in fila per donarle, in cambio del suo, una corona del rosario d’oro benedetta dal papa. Una volta arrivò un vescovo e per poter avere una reliquia della veggente ormai inferma, fece in modo che il suo zucchetto cadesse sul letto di Bernadette. Se lei l’avesse preso e dato, il vescovo avrebbe avuto il suo zucchetto toccato dalle mani di colei che aveva visto e parlato con la Madre di Dio. Ma Bernadette restò imperturbabile. Il vescovo allora fu costretto a prendere l’iniziativa: ‘Sorella, volete restituirmi il mio zucchetto?’. E Bernadette: ‘Monsignore, io non ve l’ho mica chiesto, potete riprendervelo voi!’. Aveva un carattere gioioso e allegro, in aperto contrasto con la spiritualità lugubre e ossessiva del tempo che esaltava la sofferenza”.

Neanche in convento si adeguò alle consuetudini?
“Neanche per sogno. Ci fu un grande scandalo quando le suore scoprirono che, tra i pochissimi effetti personali di questa anomala novizia, c’era una fiaschetta di vino. Bernadette, che aveva conservato i suoi antichi gusti di popolana, non faceva mistero del suo gustare un goccio di buon vino e, non essendo sufficiente quel poco che le passavano in convento, doveva farselo portare da casa… e quando si sentiva un po’ giù, un goccio e via! Ma c’era di più, da far svenire la madre maestra e tutte le suore: Bernadette fiutava tabacco! Proprio come un uomo o certe donne di mondo”.

La sua prima volta a Lourdes?
“Nel 1966, quando svolgevo il servizio militare. Sono tornato l’anno scorso mentre stavo scrivendo il libro. Lourdes non è solo la grotta delle apparizioni, ma uno dei posti più ricchi di spiritualità al mondo. Quello che stupisce è che il momento centrale è la processione con l’Eucaristia. Anche se è il luogo di apparizione mariana, è tutto centrato su Gesù. Bernadette scrive a un certo punto che, quando prende la comunione, lei diventa come Gesù, in qualche modo Dio. Un’affermazione che è motivo di scandalo nella spiritualità tetra dell’Ottocento”.

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