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Sorelle di Bose Rinascere dall’alto per una vita nuova

Giovanni 3, 1-21

La buona notizia che ci raggiunge mediante questa pagina dell’Evangelo in questo tempo di Pasqua che stiamo vivendo, è l’annuncio che in Gesù Cristo morto e risorto secondo le Scritture (cfr. Luca 24, 46-48), il Figlio amato che il Padre ha mandato a donare la vita agli uomini (cfr. Giovanni 3, 16-17), è possibile una nuova vita, una vita nuova ed eterna (cfr. Giovanni 3, 15), che diventa anche vita nuova qui e ora, in questa nostra esistenza sulla terra: è possibile cioè, come dice qui Gesù a Nicodemo, «nascere dall’alto» (Giovanni 3, 7).
Sì, l’annuncio di una vita nuova per noi uomini e donne è una vera buona notizia, poiché a volte può prevalere in noi la tristezza e la disperazione davanti al male che abita i nostri cuori e che lacera le nostre esistenze e le nostre relazioni. Di fronte al nostro cuore di pietra ci viene da dire: chi mai ci donerà un cuore di carne (cfr. Ezechiele 36, 26)? Di fronte allo scacco che la nostra stessa vita, nel passato più recente o in quello remoto, ha in apparenza sancito in maniera definitiva, chi mai, contro l’evidenza di ogni logica umana, ci darà la possibilità di pescare ancora, di trarre ancora frutti in modo abbondante quando tutto sembra testimoniarci il contrario (cfr. Luca 5, 11)?

Ma Gesù, in questa pagina dell’Evangelo, attesta a Nicodemo proprio questa possibilità, possibilità reale non in forza della capacità dell’uomo, ma in forza dell’efficacia del mistero pasquale, che mediante le energie della resurrezione di colui che il Padre ha inviato nel mondo perché gli uomini abbiano la vita (cfr. Giovanni 3, 16), può farci rinascere dall’alto, può rinnovare le nostre vite, anche contro ogni evidenza, anche quando magari siamo avanzati negli anni, anche quando la sclerosi dei nostri vizi sembra attanagliare il nostro intimo e il nostro vivere.

Giovanni parla di «nascere dall’alto», mentre i tre sinottici parlano di «conversione», conversione sia nell’atteggiamento (epistrofè), sia nell’intimo, nella maniera stessa di amare e di pensare (metànoia). La conversione, ci dicono tutti i vangeli, è possibile, al punto che Gesù la pone anch’essa all’interno dell’annuncio del mistero pasquale, di cui i discepoli sono chiamati a essere testimoni. Il risorto, infatti disse loro:«Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati (…) Di questo voi siete testimoni» (Luca 24, 46-48). Testimoni del risorto, testimoni della vita che in lui ha vinto la morte, dell’amore che ha vinto l’odio, testimoni del perdono dei peccati, ma anche della parola della conversione, poiché la novità di vita ci è ormai resa possibile e ci è dischiusa come possibilità che si apre davanti a ciascuno anche quando ormai l’orizzonte sembrava definitivamente chiuso.

E ciò al punto che Gesù rimprovera, in modo benevolo, Nicodemo, rivelandogli che essendo scettico di fronte a questa opportunità che gli è data egli non solo si mostra incapace di cogliere il dono che gli viene incontro, ma viene anche meno alla sua missione, al suo compito di guida della comunità dei credenti nel Signore: «Tu sei maestro di Israele e non conosci queste cose?» (Giovanni 3, 10).

Ma noi credenti siamo disposti ad abbandonare le nostre tenebre di fronte alla luce, ad abbandonare il peccato che ci abita e che distrugge, più o meno manifestamente, le nostre vite? Il Signore Gesù si pone di fronte a noi come colui che è venuto non per prendere la nostra vita per sé, ma per donare la sua a noi (cfr. Giovanni 3, 14). E tuttavia tale dono non è magico, ma interpella la nostra libertà; esso, infatti, può essere efficace solo se gli viene lasciato spazio, solo cioè se i destinatari di tale dono sono disposti e pronti a ricevere quel battesimo della conversione che è frutto della Pentecoste che avviene sulla croce (cfr. Giovanni 19, 30), e che già da oggi può rinnovare e riplasmare, far rifiorire la vita di quanti credono nel Figlio, come annuncia il brano che segue immediatamente questa pericope.

a cura delle sorelle di Bose

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