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Enzo Bianchi 'Il discernimento richiede ascolto interiore'

Primo piano di Enzo Bianchi sorridente al microfono per la sua rubrica 'Cristiano, chi sei?' su Famiglia Cristiana.
Famiglia Cristiana - 25 ottobre 2026 

Molto addolorati per la morte di fratel Enzo Bianchi, pubblichiamo, anche per onorarne la memoria, le puntate che ci aveva inviato prima della sua dipartita.

Il discernimento richiede ascolto interiore, lotta contro il male e accompagnamento spirituale per riconoscere sempre la volontà del Signore.

Sostiamo ancora sul discernimento spirituale. Per esercitare il discernimento il cristiano deve anzitutto imparare a riconoscere la presenza del Signore in lui. Tra i molteplici pensieri, emozioni, immagini che ci assalgono, dobbiamo identificare ciò che viene dal tentatore e ciò che è ispirazione dello Spirito. Dobbiamo distinguere le nostre pulsioni dalla voce dello Spirito santo, discreta ma sperimentabile; le nostre suggestioni dall’azione della grazia, dell’amore di Dio in noi. Questo è il primo momento imprescindibile del discernimento: credere che Dio, che Cristo abita in noi, avere la consapevolezza di essere tempio dello Spirito santo (cf. 1Cor 6,19). 

E qui si pone una domanda decisiva: in questa adesione profonda, nata da un’intensa invocazione dello Spirito, sappiamo riconoscere che in noi abita anche una forza che ci spinge ad acconsentire alla tentazione e al male (cf. Rm 7,8-23)? Il discernimento diventa allora lotta spirituale: riconoscendo la qualità della suggestione che ci tenta, siamo chiamati a scegliere le armi adeguate a vincere la tentazione. 

Ma il discernimento è necessario anche di fronte alle decisioni da prendere, soprattutto se impegnano la forma da dare alla vita. I nostri desideri, i nostri cammini di ricerca della felicità devono essere passati al vaglio: sono aspirazioni disinteressate oppure dovute ad ambizioni di gloria, a sogni di successo? Sono vocazioni ispirate dalla volontà del Signore oppure auto-vocazioni? Anche in questo caso il discernimento è un’operazione delicata e difficile, che sempre andrebbe affrontata con l’aiuto di un uomo spirituale sperimentato, che sappia ispirarci dei “santi sospetti” e confermare i segni dello Spirito. Il discernimento, infatti, non è solo un’operazione individuale, ma è anche una pratica ecclesiale, finalizzata a discernere, tutti insieme, “i segni dei tempi” (Mt 16,3) e a distinguere tra veri e falsi profeti (cf. Mt 7,15). 

Se sapessimo coltivare di più il dono del discernimento, sia a livello personale che ecclesiale, ci sarebbe data una più grande fecondità, la vita diverrebbe più ricca e meno conflittuale; risplenderebbe la carità nell’intero corpo della chiesa e anche nella compagnia degli uomini!

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