Testamento spirituale di Enzo Bianchi
Testamento Spirituale di fr. Enzo Bianchi letto pubblicamente il 4 ottobre 2026 in occasione della celebrazione del Trigesimo dalla morte.
Nel nome del Padre, del Figlio Gesù Cristo, dello Spirito Consolatore. Amen!
“Insegnami a contare i nostri giorni!”.
Tante volte ho pregato questo salmo. E siccome penso che i giorni
siano ormai contati da me e dal Signore, mi rivolgo a voi fratelli e sorelle
con un messaggio di addio. Ho sempre desiderato morire preparato,
cioè vigilante per essere come il servo all’arrivo del Padrone nella notte.
Avrei molte cose da dirvi ma, in fondo, le ho già dette tante volte: e
poi, carissimi, le cose di cui avete veramente bisogno ve le darà lo Spirito
Santo. Soltanto qui alcuni punti, alcune parole.
Innanzitutto voglio riaffermare la mia fede, quella fede che dal battesimo non ho mai perduto, che ho forse sprecato ma che ho conservato
intera e che spero di possederla fino all’incontro col suo volto che ho
tanto cercato. La mia fede in Dio, il Dio verso cui ritorno e che a noi si
è manifestato in Cristo Gesù donandoci, attraverso lo Spirito, la capacità di crederlo e di confessarlo. Fede in Gesù uomo e Dio vivente per
sempre, dono del padre, e risposta della terra e dell’umanità al Dio che
l’ha amata e chiamata per primo. Gesù morto e risorto, al cui seguito
ho cercato di mettermi con indegnità, prima nell’adolescenza e in giovinezza nella vita monastica. Fede nel messaggio degli Apostoli che lo
hanno proclamato Signore, fede nella chiesa universale in cui è lo Spirito
Santo. Vede in voi fratelli, che sarete docili allo Spirito che porterà a
buon termine il lavoro iniziato in voi. Fede nella riconciliazione con Dio
avvenuta in Gesù Cristo per la remissione dei nostri peccati, fede nella
vita del regno di amore per tutta l’umanità, l’Adamo redento in Cristo.
Fratelli, sorelle, amici, faremo tutti insieme un ringraziamento ora:
alla Chiesa cattolica che mi ha condotto a Cristo, mi ha guidato nella
sua sequela e cioè a mia madre, a Cocco e Etta, al mio parroco, alle suore
che mi hanno fatto il catechismo; ai compagni di fede della mia adolescenza, e soprattutto a voi fratelli e sorelle di Bose con cui ho percorso le
strade combattendo la battaglia della fede.
Ancora un ringraziamento al vescovo Pellegrino che mi diede fiducia e che mi fu “episcopus”, ai sacerdoti che mi illuminarono, ai fratelli di
fede che mi confermarono in essa e nella vocazione. Un grazie agli amici
che Dio mi ha dato in abbondanza. Vorrei che anche questi avessero la
fede in Cristo. Ma io li ho amati così com’erano: ora li affido al Signore.
Un grazie alla campagna, alle cose, agli alberi, agli animali, a tutta la
bellezza del mondo che mi ha dato tanta gioia al cuore. Sono contento
della vita anche se mi è stata dura per le prove che ho dovuto sostenere,
prove umane e prove di fede.
Un messaggio alla Comunità: restate uniti nel Signore, perseverate
nella vita di celibato, di comunità, restate poveri e umili, restate ubbidienti all’Evangelo in modo radicale! Restati uniti alla chiesa di Dio.
Carissimi, non addoloratevi troppo per la mia partenza quando arriverà;
so che vi mancherò ma io pregherò per voi. Vi ho tanto amato, vi ho
apprezzato; ed io mi sono sempre sentito uno di voi, niente di più! Continuate a seguire Cristo!
Una domanda e che cosa posso domandare se non il perdono a Dio
innanzitutto. Non sono stato un santo ma un peccatore. Dio conosce i
miei peccati ed erano gravi. Grazie alla sua misericordia ho conservato
però la fede e ho cercato di appartenere a lui, giorno dopo giorno; domanda di perdono a voi che mi avete incontrato nella vita a cui posso
e avrò senz’altro fatto del male, male, perdono alla chiesa mia madre,
perdono a voi ospiti e amici della comunità, perdono ai voi fratelli e sorelle di Bose. Per ogni dolore che vi ho procurato e per tutte le mie mancanze di rispetto e di amore nei vostri confronti. Io non devo perdonare
nessuno perché da nessuno ho ricevuto grossi mali. Se ho sofferto per
qualcuno ho mai sofferto con amarezza: siamo uomini, è naturale che ci
siano tensioni e opposizioni. Ma nel Signore ho mai rotto la comunione.
Una domanda di preghiera e di intercessione presso il Signore per me
fatela. Devo essere sostenuto da voi tutti nell’incontrarlo ad occhi alti e
con capo levato come si addice ai credenti.
Dite con me Signore pietà, Kyrie eleison.
Vostro fratello Enzo
con fedeltà
29 Agosto 1972, S. Giovanni Battista
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Comunione dei santi del cielo e della terra,
1 Novembre 1993
Carissimi, questa sera ho riletto il mio testamento di vent’anni fa!
Non ho nulla da mutare! La mia fede è la stessa, la mia speranza, anche
la mia carità mi pare si sia dilatata.
Vorrei fare della mia morte un atto, un atto di riconsegna al Signore
un atto di amore per lui e per tutti voi che restate.
Vi ho amato e voi perdonatemi tutti e perdonatemi tutto.
Confido nel Signore e gli dico: “Tu sai che io ti amo!”
Me ne vado da cristiano che crede la Chiesa, una santa cattolica e
apostolica, ma che ho desiderato vederla unita e per questo me ne vado
triste… Alla mia chiesa cattolica romana va il mio amore, ma io ho desiderato vederla più umile e più povera e più misericordiosa: alle altre
chiese va la mia vicinanza, attenta, amorosa, a Israele la mia riconoscenza, perché radice nostra santa.
Miei cari fratelli e sorelle di Bose da Domenico fino a Francesco, arrivederci; miei amici, vi porto nel cuore tutti...
Nel nome del Padre, del figlio Gesù Cristo,
dello Spirito consolatore
nella comunione dei santi, tutti tra cui Elia, Giovanni,
Pacomio, Basilio, Benedetto Chiara.
Vostro Enzo
1 novembre 93, h 21:00
