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Paolo Crepet 'Si cade sette volte per rialzarsi otto'

Ritratto in primo piano del sociologo e psichiatra Paolo Crepet, con capelli e barba bianchi e uno sguardo intenso e riflessivo. L'uomo tocca il mento con la mano in un atteggiamento pensoso. Nella parte inferiore dell'immagine è presente una banda marrone con il titolo in bianco "SI CADE SETTE VOLTE PER RIALZARSI OTTO di Paolo Crepet", inserito all'interno dell'articolo dedicato sul blog AlzogliOcchiversoilCielo.

L’esperto parla agli adulti: proteggere troppo i figli li priva di autonomia. Solo fallendo si impara davvero cosa vuol dire crescere e scegliere la propria strada. 

sabato 22 agosto 2026 

Cadere, sbagliare e avere la forza di ripartire. Per Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, la crescita personale passa anche dalla capacità di affrontare l'incertezza, accettare gli errori e ricominciare. Una riflessione che riguarda soprattutto i giovani e un modello educativo sempre più orientato alla sicurezza, alla comodità e alla ricerca di risultati immediati. 

In una società nella quale efficienza e produttività sono diventate valori centrali, secondo la riflessione di Crepet il rischio è che le nuove generazioni cerchino soprattutto certezze e risultati da raggiungere velocemente, rinunciando alla fatica, alla scoperta e alla possibilità di mettersi realmente alla prova. 

Il punto di partenza è un'idea precisa: la vita non dovrebbe essere circoscritta a ciò che già conosciamo. «La vita è l'opposto del “chilometro zero”», sostiene Crepet, invitando i ragazzi a misurare la propria esperienza attraverso le persone conosciute, le situazioni vissute, i luoghi visitati, le discussioni affrontate e le novità scoperte. 

Alla base deve esserci la volontà di desiderare e progettare qualcosa autonomamente, senza limitarsi a seguire percorsi già stabiliti o le aspettative degli altri. 

Il rischio della bonaccia esistenziale 

Crepet mette in guardia soprattutto dalla tendenza a rinunciare prima ancora di aver provato. Se la paura della fatica arriva prima dell'esperienza, il pericolo è quella che lo psichiatra definisce «bonaccia esistenziale». 

Una condizione negativa per un giovane, perché può trasformarsi nella continua ricerca della propria zona di comfort. Restare dove tutto è conosciuto e prevedibile riduce infatti le occasioni di confrontarsi con l'incertezza, con gli errori e con esperienze nuove. 

La riflessione coinvolge direttamente anche il ruolo dei genitori. Secondo Crepet, educare non significa garantire continuamente una via di ritorno priva di conseguenze o eliminare ogni difficoltà dal percorso dei figli. «Compito di un genitore non è quello di tenere sempre abbassato il ponte levatoio di casa nella speranza di veder ricomparire i figli delusi da un tentativo che non è andato bene», osserva lo psichiatra. 

Il principio è che nulla debba essere considerato automaticamente acquisito. Tentare, impegnarsi e affrontare le difficoltà diventano esperienze capaci di stimolare creatività, autonomia e progettualità. 

Crepet: il valore di sbagliare e ricominciare 

Qualunque sia il luogo scelto per vivere o la strada professionale intrapresa, per Crepet conta soprattutto la disponibilità a confrontarsi con qualcosa di nuovo. Più il risultato è incerto, maggiore può essere la soddisfazione derivante dall'averci provato. Da qui una delle frasi più significative della sua riflessione: «La grandezza di una persona non si misura soltanto su ciò che costruisce, ma anche sulla sua capacità di ricominciare». 

Tentativi ed errori non rappresentano necessariamente un fallimento, ma possono diventare parte del processo di crescita. Crepet sintetizza il concetto con un'immagine immediata: «La vita insegna che si cade sette volte per rialzarsi otto». 

L'invidia e il rischio di smettere di costruire se stessi 

Il tema del costruire il proprio percorso si lega anche a un'altra riflessione attribuita a Crepet sull'invidia. Quando una persona smette di investire sulle proprie capacità e concentra l'attenzione sui risultati degli altri, il confronto può trasformarsi in frustrazione. 

L'invidia viene così interpretata come il possibile segnale di un vuoto lasciato dalla mancanza di obiettivi, progetti e crescita personale. Da qui l'importanza di tornare a concentrarsi sul proprio percorso, sulle competenze da sviluppare e sui traguardi personali, invece di misurarsi continuamente attraverso ciò che fanno gli altri. Il filo che lega queste riflessioni è quindi quello della crescita personale attraverso l'esperienza: uscire dalla zona di comfort, accettare la possibilità di sbagliare, non vivere l'errore come una condanna e conservare la capacità di ripartire. Nella prospettiva indicata da Crepet, ciò che definisce una persona non è soltanto quanto riesce a costruire, ma anche quante volte trova la forza di ricominciare.
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