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La banda della minicar che abita dentro un videogame

Un'auto compatta nera, simile a una minicar o a una Smart, sfreccia di notte lungo una strada bagnata di una metropoli illuminata da luci al neon, evocando l'atmosfera di un videogioco di corse urbane. In basso, un riquadro verde scuro contiene il titolo dell'articolo "La banda della minicar che abita dentro un videogame" di Alberto Pellai, accompagnato dal logo del blog AlzogliOcchiversoilCielo.

Gli aggressori hanno confessato, sono due minorenni annoiati e senza situazioni di disagio alle spalle. Hanno perso il principio di realtà perché vivono immersi nel digitale, in un mondo parallelo che li eccita, li nutre e crea dipendenza. E gli adulti non sanno più come riportarli nel reale. 

14 ottobre 2026 

Per giorni ci siamo chiesti da chi fosse composta la banda della minicar che in una notte di follia ha spintonato, fatto cadere – quasi fino ad uccidere come è accaduto all’attore Davide Iacopini – passanti ignari per le strade di Roma. Oggi sappiamo che si tratta di due adolescenti di 16 e 17 anni. Non appartengono al mondo del disagio. Sono regolarmente iscritti a scuole superiori e quella sera hanno deciso di fare la mattanza in minicar perché erano annoiati. 

Andare in giro con un ‘auto, guidandola in modo spericolato e fare punti investendo pedoni ignari è il percorso di gioco proposto da uno dei videogames più popolari al mondo. La cronaca ci ha raccontato che questi due adolescenti quel videogioco lo hanno abitato non dentro uno schermo, dove tutto appare possibile e senza conseguenze, ma dentro il principio di realtà. Ora è il principio di realtà che bussa alle porte di casa loro: saranno indagati, processati, certamente condannati. Ecco, questo probabilmente non se lo aspettavano: il loro videogioco questo finale non lo prevede. Il finale corretto dovrebbe essere la scuola e la famiglia ad insegnartelo. Ma oggi noi adulti della comunità educante sembriamo sempre più impotenti di fronte alla potenza con cui la corrazzata Potemkin del mondo digitale entra nelle vite dei nostri figli e occupa tutto: ogni angolo della loro vita reale e della loro vita interiore. 
Iperstimolazione, eccitazione, gratificazione istantanea sono i tre ingredienti della crescita che giorno dopo giorno nutrono la mente dei nostri figli mentre la comunità educante cerca di raggiungerla proponendo tutte le educazione possibili: l’educazione emotiva, l’educazione antibullismo, l’educazione di genere, l’educazione alle life skills, l’educazione all’empatia. Stiamo disperatamente cercando di mettere infiniti cerotti a squarci dell’anima e della mente che ogni giorno sono violentati da un contesto socio-culturale che si è preoccupato di spostare la vita dei minori dalla comunità locale alle communities virtuali. Lì dentro regna violenza, prepotenza, ostilità e soprattutto manca qualsiasi codice etico. 

La psicologia oggi è spaccata in due: c’è chi parla di genitori fragilissimi, per cui il digitale non c’entra anzi diventa un ambiente elettivo in cui rifugiarsi per ripararsi da un mondo adulto che non sa ascoltare le tue emozioni e il tuo dolore. Ma c’è anche una linea di pensiero – e io appartengo a questa – che constata la totale impotenza del mondo adulto a rioccupare il suo corretto e adeguato posizionamento educativo, perché i figli si trovano sempre dispersi in altri mondi, chiusi dentro stanze in cui non sono più contattabili. 

La loro vita è immersa in un mondo parallelo che li stimola, li eccita e alla quale non possono e non riescono a rinunciare. Gli adulti provano a riportarli nel reale, ma si trovano di fronte a scene violentissime e piene di rabbia, in cui i figli a cui metti limiti nel mondo digitale prendono a calci tutto, a volte anche gli stessi genitori. Intanto, in quel mondo lì imparano a sentirsi vivi e attivi ingaggiandosi in attività ad alto impatto psicotropo, con un livello di eccitazione e stimolazione che nella vita reale non ha equivalenti. A questo punto, quando sono dentro la vita reale, arriva una noia di cui sono totalmente analfabeti. E allora per sconfiggerla fanno nel mondo reale le stesse cose che fanno in quello virtuale, senza soluzione di continuità, come se fosse lo stesso. 

Ciò che oggi sta distruggendo la crescita è il nutrimento che viene dato ai cervelli in età evolutiva: un buffet di eccitazione, sregolatezza, violenza che per ore, ogni giorno, desensibilizza i nostri figli ai codici etici e morali di cui invece cerca di impregnarli l’educazione del mondo adulto (o almeno di parte di esso). 

I dati sui reati in Italia raccontano che essi sono in calo su tutti i fronti, tranne quelli ad opera dei minori. Le statistiche riportano un sovraffollamento del penale minorile, anche dovuto al cambio di passo che il nuovo governo ha imposto in relazione ai reati minorili, accentuandone la dimensione repressiva e sanzionatoria. 

Ma tutto quello che sta accadendo, ci dice che anche la repressione e la sanzione diventano cerotti su squarci giganteschi che si sono generati sulla trama culturale, sociale ed educativa che avvolge il tempo della crescita. Non è ancora troppo tardi per ritornare a dare a chi cresce un mondo a sua misura. E nonostante tantissimi affermino che è tutta colpa di noi genitori, io rimango convinto che dobbiamo cambiare il brodo digitale in cui abbiamo immerso il cervello dei nostri figli (e di conseguenza il mondo dei loro bisogni e desideri) sin dall’età più precoce.
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